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Vicenza, da “sacrestia d’Italia” a città in lotta Stampa E-mail
Scritto da Alvise Ferronato (Giovani comunisti Vicenza)   

Fino a non molto tempo fa, Vicenza era conosciuta in Italia come una città piuttosto incolore dal punto di vista politico. “Anticamera del Vaticano” e “sagrestia d’Italia” erano nomignoli che rendevano alla perfezione il locale clima politico ed ancora oggi, dopo la scomparsa della Dc, i cittadini vicentini sono un importantissimo bacino di voti per partiti di destra come la Lega o Forza Italia.

Tutto questo, però, non ha impedito a comuni donne, uomini, giovani e bambini di organizzare una forte protesta popolare contro la creazione della nuova base americana all’aeroporto Dal Molin, una protesta che, superato l’iniziale contorno locale, si è allargata fino a diventare un caso nazionale ed internazionale, tanto che la manifestazione No Dal Molin del 17 febbraio scorso, e tutto quello che ne è conseguito, sono indicati da molti come il fattore principale della crisi del governo Prodi in politica estera.

Per farsi un’idea del carattere fortemente popolare ed universale della protesta è sufficiente recarsi al presidio permanente contro il Dal Molin: è facilissimo trovare anziani, donne impellicciate e giovani lavorare tutti a stretto contatto per ribadire la volontà di una città intera contraria alla base americana; ed è proprio questa partecipazione popolare, di massa e volontaria il carattere fortemente innovativo della protesta, una protesta che seguendo l’esempio della lotta No Tav valsusina ha coinvolto moltissimi strati della società vicentina, in primis quelli popolari, della gente comune.

Un ruolo fondamentale è stato sicuramente svolto dai giovani: gli studenti vicentini sono stati, fin da quando è divenuta di pubblico dominio la notizia sul progetto americano, tra i principali promotori di manifestazioni, presidi, scioperi, volantinaggi ed in generale di qualunque forma di protesta tra i quali tre scioperi studenteschi (29 settembre 2006, 17 novembre 2006 e 18 gennaio 2007) molto partecipati e risoluti.

Non stupisce che gli studenti vicentini si siano mobilitati così a fondo riguardo ad una tematica che non ha strettamente a che fare con il mondo della scuola: hanno capito che in gioco vi sono questioni decisive per il futuro proprio e della città in cui vivono (già sede di un’altra base americana e della centrale della Gendarmeria Europea) e a livello più generale della tematica della pace contrapposta al progetto imperialista delle potenze occidentali (in primis gli Usa) di asservire al loro volere i cosiddetti “Stati canaglia”.

La mobilitazione dei giovani è composta sia da ragazzi iscritti a dei partiti (è il caso dei Giovani Comunisti o della Sinistra Giovanile) sia da quelli appartenenti al centro sociale vicentino sia, soprattutto, da ragazzi “normali”, magari non troppo interessati alla politica “ufficiale”, ma che non vogliono vivere in una città complice di spargimenti di sangue in altri Paesi, che preferiscono la logica della pace a quella della guerra, che non vogliono vedere la loro città deturpata dalla costruzione di un’enorme caserma, oltre a quella già esistente.

Anche le due manifestazioni nazionali svoltesi a Vicenza, il 2 dicembre 2006 ed il 17 febbraio 2007, hanno visto in prima linea tantissimi giovani, felici di vedere come la loro lotta, cosi come quella di tutti gli altri vicentini, non è stata abbandonata a sé, ma ha avuto un forte seguito in tutta Italia. Le 30mila persone che hanno manifestato il 2 dicembre e le quasi 200mila del 17 febbraio ne sono un esempio lampante.

A questa straordinaria mobilitazione popolare va purtroppo corrisposta una disgraziata risposta delle autorità locali e nazionali: già il 25 ottobre il popolo vicentino ed i giovani in particolare si erano sentiti umiliati dalla decisione del Consiglio Comunale cittadino di dare il via libera alla costruzione della base (una decisione assunta con 3mila persone che hanno manifestato per sette ore sotto la sede del Consiglio per chiedere di esprimere parere negativo), poiché i rappresentanti dei cittadini avevano assunto una decisione contraria al volere della città stessa; la grave rottura del movimento nei confronti delle istituzioni si è però avuta a metà gennaio, quando Romano Prodi da Bucarest ha dichiarato la “non contrarietà del governo all’ampliamento della base USA di Vicenza” (per giunta sbagliando giacché non si tratta dell’ampliamento di una base già esistente ma della costruzione di una nuova base!); la rabbia per questa vera e propria pugnalata alle spalle è andata crescendo nel movimento in generale e nei giovani in particolare, fino ad esplodere nella grandiosa manifestazione del 17 febbraio scorso, 200mila “No!” che, però, sembrano non essere arrivati alle finestre di Palazzo Chigi, dove il Governo va avanti per la sua strada.

A circa un mese dopo la manifestazione, i ragazzi non hanno perso la speranza di veder vincere la loro giusta causa, pur nella consapevolezza di lottare contro poteri ben più influenti di loro; il movimento continua a lottare e non è stato fatto un passo indietro sulle richieste o sulle posizioni contrarie alla base, l’unica diminuzione che si è riscontrata riguarda l’immagine del sindaco Enrico Hullweck, quella di Romano Prodi e del governo in generale: i vicentini hanno perso la fiducia nelle persone che avrebbero dovuto rappresentarle ed a riguardo l’idea più significativa la dà il grande striscione esposto dopo il 17 febbraio all’esterno del presidio permanente: “Governo Prodi, giunta Hullweck, resisteremo un minuto di più”.

 

14/03/2007

 

 
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