In lotta contro l’esternalizzazione
Il 25 gennaio Wind ha ufficialmente dichiarato che cederà a Omnia il call center situato a Sesto San Giovanni (Milano) con gli attuali 275 operatori. A 8 anni dalla creazione del call center, dopo aver consolidato nel 2005 un utile di 56 milioni di euro, ecco che centinaia di lavoratori rischiano di essere ceduti in poche settimane. La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere. Presidi ai cancelli, volantinaggi ai punti vendita, costituzione di un blog (http://noesternalizzazionewind.blogspot.com/), partecipazione a ogni iniziativa utile a far conoscere la vertenza, sono le iniziative messe in atto in preparazione dello sciopero nazionale indetto per il 5 febbraio. Iniziative che hanno avuto il merito raccogliere sostegno e solidarietà.
Abbiamo intervistato alcuni lavoratori e delegati di Sesto S. Giovanni.
Quali piani si nascondono dietro questa esternalizzazione?
I lavoratori del call center di Sesto sono tutti a tempo indeterminato, l’80% full time; l’azienda si pone anzitutto un problema di costi. Oggi, grazie alla legge 30 e alle varie opportunità di assumere con contratti precari, un call center come il nostro è anzitutto un problema di costi.
A livello nazionale come delegati siamo tutti uniti nel respingere l’esternalizzazione. Assolutamente non siamo disposti ad aprire una trattativa per gestirla. Anche i call center delle altre città sono con noi.
Nella lettera dell’azienda si fa capire che la riorganizzazione riguarda anche altri siti. Il primo passo è lo sciopero nazionale, poi altre manifestazioni sul territorio, ognuno nel proprio sito. Nella comunicazione aziendale inoltre si fa riferimento al fatto che Omnia lavorerà per Wind e quindi la sopravvivenza di questa azienda sarà legata al rinnovo delle commesse. Se Wind dopo due anni dovesse decidere di non utilizzare più Omnia, i lavoratori si troveranno in mezzo a una strada, o comunque costretti a negoziare al peggio le proprie condizioni di lavoro.
Non è un mistero per nessuno che la cessione di ramo d’azienda spesso costituisce la scappatoia che i padroni intraprendono per non dover affrontare direttamente le questioni legate alla riduzione del personale. Dobbiamo conquistarci il diritto di rifiutare di accettare passivamente certe decisioni.
Come opporsi all’esternalizzazione?
Il nostro obbiettivo è rimanere in Wind, sia perché l’abbiamo tirata su noi, il sito di Sesto è uno dei primi ad essere stato costruito, diversi lavoratori arrivano dal sud, molti di noi si sono costruiti una famiglia o hanno acceso un mutuo, insomma dobbiamo essere noi a decidere se ce ne andiamo o vogliamo rimanere in Wind fino alla pensione.
La professionalità che è stata acquisita non si inventa dalla sera alla mattina. Gestiamo oltre ai clienti Wind aziende come Enel, il ministero delle finanze, l’Inps, tutti contratti che richiedono da parte dell’operatore estrema professionalità. L’azienda vuole disfarsi di quella che considera una mansione poco renumerativa, cioè la gestione dei clienti fissi e dei cellulari. Bisogna dire che il 70% di questo servizio è già esternalizzato, e che la nostra cessione è strumentale. Noi insieme al call center di Roma gestiamo anche pratiche impegnative. Inoltre quel settore considerato a basso rendimento è gestito anche dai call center di Napoli, Palermo e Ivrea. È ovvio che poi toccherà a loro. Guarda caso in tutte queste città Omnia è già presente, ultimamente hanno aperto un call center anche a Ivrea.
Prima ti arriva una lettera in cui si complimentano per gli obbiettivi raggiunti, poi ti dicono che fanno volentieri a meno di te. Noi non ci stiamo!
Come è partita la mobilitazione, come siete organizzati?
Per mettere in campo questa mobilitazione abbiamo sfruttato la flessibilità che in questi anni l’azienda ha sempre chiesto. Avendo orari di tutti i tipi abbiamo sempre lavoratori in grado di fare qualcosa. Così abbiamo potuto coprire tutte le iniziative decise. Per ora puntiamo a una campagna informativa perché per un’azienda come questa l’immagine è importante, dopo la manifestazione del 5 vedremo.
È chiaro che con un sostegno di tutti i call center, per non parlare della possibilità di una mobilitazione di tutto il settore - il sindacato su questo qualche impegno l’ha preso, vedremo se sarà di parola - si creerebbero seri problemi, non solo d’immagine, all’azienda. Se si riuscisse ad arrivare a uno sciopero del settore, già molti hanno solidarizzato con noi, Vodafone e Fastweb solo per citarne alcuni, possiamo farcela. La nostra vertenza riguarda tutti gli operatori telefonici. La solidarietà nasce dal fatto che domani può capitare a chiunque. Se si vince ora possiamo creare un precedente importante e rendere più difficili future nuove ristrutturazioni camuffate da cessioni di ramo d’azienda.
07/02/2007