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La Birra Messina non si tocca! Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Marchello (coord. prov. Giovani Comunisti Messina)   

Nelle prime settimane di gennaio la Heineken annuncia, autentico fulmine a ciel sereno per 65 lavoratori, la chiusura nel mese di settembre del glorioso stabilimento cittadino della Birra Messina.



Le motivazioni addotte dall’azienda sono svariate, e possono essere facilmente contestate una per una. Innanzitutto l’attuale

collocazione dello stabilimento, situato in una zona ormai residenziale, non permetterebbe un adeguato sviluppo industriale.

Ma a Messina non mancano certo eventuali zone nelle quali trasferire lo stabilimento (considerata la grande dismissione industriale degli ultimi decenni). Inoltre i macchinari sarebbero ormai vecchi e poco efficienti, come se la responsabilità di questo non fosse dei padroni stessi! Infine si dice che il mercato della birra è in crisi a causa dell’avvento di tante birre estere a basso costo; come a dire evviva il libero mercato, evviva la competizione, e a pagare sono sempre i lavoratori.

In realtà la fabbrica, grazie alla competenza dei lavoratori e nonostante non riceva alcun sostegno dall’azienda stessa, riesce a superare regolarmente gli obiettivi di produzione annuali. Le motivazioni di questa chiusura le possiamo trovare molto semplicemente, in un meccanismo ormai classico: si aumentano i profitti centralizzando la produzione nell’unico stabilimento meridionale di Massafra (Ta) senza alcun riguardo nei confronti dei lavoratori che, dopo essere stati spremuti fino ad ottenere i massimi risultati possibili, vengono “cortesemente” mandati a casa. È chiaro che per un lavoratore con una famiglia da mantenere, la proposta di un trasferimento a centinaia di chilometri non è altro che una colossale presa in giro!

In queste settimane le istituzioni cittadine hanno mandato ai lavoratori e alle loro famiglie grossi segnali di impegno: non sono mancati tavoli di discussione con i vertici della Heineken, sostegno nella raccolta firme contro la chiusura dello stabilimento, incontri con i lavoratori, commissioni consiliari, ricerca di un acquirente locale, presenza del sindaco al corteo dei lavoratori e quant’altro. Purtroppo l’esperienza ci insegna che i tavoli di trattativa nella maggior parte dei casi servono semplicemente come specchietto per le allodole: si stempera la rabbia dei lavoratori illudendoli, e si conduce la lotta a un punto morto. Anche l’eventuale acquisto dello stabilimento da parte di un piccolo privato locale – si è proposto, sebbene ancora non siano chiari i termini della trattativa e la fattibilità della stessa, l’imprenditore Faranda, erede dei fondatori dello stabilimento – non farebbe altro che rinviare il problema.

È necessario mettere al centro la lotta di questi lavoratori e delle loro famiglie, sostenerla e incoraggiarla con precise parole d’ordine. Siamo stati più volte presenti nello stabilimento per discutere con i lavoratori; abbiamo partecipato al corteo cittadino del 25 gennaio (giornata di sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti Heineken) ed alla sua preparazione facendo volantinaggi nelle scuole e nelle università. Ci sono tanti segnali incoraggianti: a partire dalla nutrita presenza degli studenti, che senza l’assordante presenza dei sound-system hanno urlato slogan abbastanza chiari in difesa dei posti di lavoro, per arrivare al sostegno dei lavoratori marittimi Rfi in lotta ormai da mesi (sostegno vicendevole, visto che allo sciopero di questi ultimi della settimana precedente erano presenti i lavoratori della Birra Messina). Questa è la strada giusta.

In una vicenda come quella della Birra Messina sono tutti pronti a spendere “belle parole”, considerato anche l’alto valore simbolico che ha lo stabilimento per la nostra città; a partire dai “giovani dell’Udc”, che sebbene non fossero assolutamente presenti al corteo sono stati gli unici, sindacati esclusi, ad avere uno spazio al comizio conclusivo, fino ad arrivare al sit-in organizzato da Azione Giovani.

È necessario dimostrare che le parole di chi costruisce e difende questo sistema che spreme e stritola non sono altro che squallida propaganda! Come forza di sinistra, possiamo distinguerci solo con una idea chiara e radicale.

Le esperienze attuali di tanti paesi dell’America Latina, Venezuela in testa, ci insegnano che c’è un solo modo per difendersi dagli attacchi dei padroni: lottare affinché la fabbrica sia gestita e controllata direttamente dai lavoratori, senza alcun padrone.

Se le istituzioni vogliono veramente salvaguardare i posti di lavoro, invece di concedere ingenti finanziamenti alle grandi imprese come la Heineken (che tra l’altro macinano profitti da capogiro ogni anno), dovrebbero concretamente sostenere i lavoratori nella autogestione della fabbrica.

Questa è la soluzione di cui ci faremo portavoce fra i lavoratori e nella città di Messina.

 

07/02/2007 

 
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