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Annabella di Montegranaro 35 esuberi e a pagare sono sempre i lavoratori! Stampa E-mail
Scritto da Gemma Giusti   
La Annabella è una fabbrica di scarpe di Montegranaro, in provincia di Ascoli Piceno. Una fabbrica storica che produceva fino a 4500 paia di scarpe al giorno con 120 dipendenti; oggi ne sono rimasti 55 e dal 5 gennaio sono iniziate le procedure per la mobilità di 35 operai.

Già da tempo era prevedibile quale sarebbe stata la sorte di questa azienda, sin da quando avevano cominciato a non rimpiazzare chi via via andava in pensione, e intanto portavano il grosso della produzione in Romania ed in Tunisia, dove il costo del lavoro è circa un settimo che in Italia, per abbattere le spese di produzione e rendere il prezzo più competitivo. L’intenzione adesso, è quella di tenere a Montegranaro l’amministrazione, il magazzino e la modelleria, e delocalizzare la produzione.

Di fronte a quest’ultimo provvedimento, i lavoratori hanno sentito che la misura era colma e che potevano avere i mezzi per far rispettare il loro diritto al lavoro, così martedì 16 Gennaio hanno partecipato allo sciopero di quattro ore indetto da Cgil e Uil.

Dopo di che, la palla è passata direttamente alle istituzioni: si è raggiunto l’accordo in Regione tra la direzione aziendale, i rappresentanti dei lavoratori, i dirigenti della regione e l’assessore provinciale al lavoro. L’accordo prevede che venti dipendenti manterranno il posto di lavoro nei reparti che resteranno produttivi, mentre per 35 operai scatta la cassa integrazione per dodici mesi e la Provincia finanzia corsi di riqualificazione professionale.

In sostanza niente di diverso dai piani originari dei padroni, e per gli operai la constatazione della loro impotenza.

Se i dirigenti sindacali li avessero sostenuti, gli operai avrebbero potuto continuare lo sciopero o sviluppare lotte più incisive, magari convocando un’assemblea permanente o anche occupando la fabbrica, cosa che avrebbe permesso di far valere il potere contrattuale che i lavoratori hanno, e probabilmente giungere ad un diverso accordo. L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di generalizzare la lotta che inevitabilmente avrebbe potuto coinvolgere l’intera cittadinanza: Montegranaro è un paese in cui in quasi tutte le famiglie c’è un impiegato nel settore tessile, e perciò quasi ogni famiglia si è trovata a fare i conti con fabbriche che dalla sera alla mattina chiudono, e padroni che decidono di investire altrove.

Ancora una volta, invece, il ruolo dei dirigenti sindacali è stato quello di decongestionare la rabbia dei lavoratori, svilendo le loro prospettive con uno sciopero di poche ore, a cui non è seguito niente. Ancora una volta la sensazione che vogliono trasmettere è che non ci siano alternative alle decisioni e all’arroganza del padronato, che i lavoratori devono accontentarsi del poco che gli è concesso senza pretendere niente di più. Noi non la pensiamo così!

07/02/2002
 
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