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Il primo anno di vita del governo Prodi comincia ad avvicinarsi e milioni di lavoratori immigrati e tutti coloro che hanno votato a sinistra sono in attesa di una politica di svolta rispetto a quella del centro destra nei confronti dell’immigrazione. Ma né dell’abrogazione, né del superamento e, per la verità, nemmeno di una modifica parziale della Bossi-Fini, ad oggi, c’è traccia.
Pare che sia in preparazione un decreto legge che sarà presentato a fine febbraio, vedremo di cosa si tratta. Intanto, per risolvere il problema dei tempi lunghissimi dovuti proprio alla Bossi-Fini, è stata cambiata la procedura per richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno. Positivo, si potrebbe pensare in prima istanza, ma approfondendo i termini della questione emerge che per gli immigrati è la beffa che segue il danno.
Le nuove procedure previste sono state stabilite da un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 aprile successivo a diversi protocolli stipulati da singole questure e comuni.
Il rinnovo del permesso di soggiorno è diventato a pagamento. Il decreto prevede il costodi 27,50 euro per il “permesso di soggiorno elettronico”. Il costo, dicono, è uguale a qualsiasi documento, per esempio il passaporto, che venga richiesto elettronico. Peccato però che il passaporto elettronico non sia obbligatorio ma il permesso di soggiorno sì.
Va aggiunta una marca da bollo da 14,62 euro; anche questo, si potrà dire, è il costo di un qualsiasi documento con marche da bollo. Ma anche di quest’onere, siamo certi, chi richiede il permesso di soggiorno farebbe volentieri a meno.
Dulcis in fundo, siccome l’ente preposto per la consegna delle domande diventa Poste Italiane spa gli immigrati devono pagare una tassa per il servizio reso di 30 euro. Già, proprio 30 euro. Chiunque di noi fa un versamento alle Poste pagando un bollettino, paga una tassa di un euro, agli immigrati invece ne vengono chiesti 30. Per questo costo non abbiamo ancora sentito una giustificazione, siamo in attesa.
Il costo totale dell’operazione dunque, da qualche mese a questa parte, è diventato di 72,12 euro per ogni richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno che si moltiplica per ogni componente della famiglia straniera, non comunitaria, che abbia almeno 14 anni.
Una famiglia con cinque componenti che deve rinnovare i permessi di soggiorno nello stesso periodo, per fare un esempio assolutamente plausibile nel caso in cui un lavoratore abbia a carico altre persone, che dunque hanno un permesso di soggiorno per motivi di famiglia e che sono venuti nel nostro paese attraverso i ricongiungimenti familiari, deve sborsare circa 360 euro, cifra che aumenta se aggiungiamo il costo per richiedere ogni singolo documento da aggiungere nella domanda.
Un vero affare, ai danni degli immigrati.
Su ogni affare si sviluppa il “mercato nero” e anche questo caso non fa eccezione. I kit che si prelevano in Posta vengono esauriti e c’è chi li vende a 50 euro e più; c’è chi assiste nella compilazione dei moduli chiedendo fior di quattrini, approfittando della non conoscenza della legge che prevede l’assistenza gratuita presso i patronati o la compilazione della domanda, che non sostituisce ovviamente la consegna presso le Poste o su Internet.
Per l’accorciamento dei tempi si vedrà, ma c’è da aggiungere che ogni singolo rinnovo è di una certa complessità e non sarà difficile che i tempi per ogni domanda si allungheranno per doverla integrare o modificare prima del momento in cui allo straniero si chiedono foto e impronte digitali!
Insomma, in attesa dell’abrogazione della Bossi-Fini… i colpiti restano sempre i lavoratori, in questo caso gli immigrati e le loro famiglie.
07/02/2002
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