Rivoluzione in America latina e lotta di classe negli Stati Uniti
Due destini incrociati
È in questi giorni in Italia John Peterson, direttore del
mensile marxista degli Stati Uniti Socialist Appeal e osservatore
internazionale alle elezioni presidenziali in Venezuela del dicembre scorso.
Abbiamo colto l’occasione per rivolgergli alcune domande sulla situazione negli
Stati Uniti ed in America Latina.
Tu sei un marxista e vivi negli Stati Uniti. A molti
lavoratori italiani questo può sembrare un po’ bizzarro. Quanto consenso hanno
ancora le politiche di Bush? Quale spazio ci può essere per delle idee rivoluzionarie?
Quando parliamo della situazione politica negli Stati Uniti
non ci dobbiamo mai dimenticare del ruolo dei Mass media. I capitalisti che
controllano Tv e giornali decidono quali notizie pubblicare e fanno apparire le
cose come vogliono loro, ,un po’ come credo avvenga anche in Italia.
Ricordiamoci che uno degli strumenti di dominio del capitalismo è proprio
quello di confondere le classi oppresse. La classe dominante Usa e’ forte,
senza alcun dubbio, ma per esistere una classe capitalista così potente deve
esistere anche una classe operaia altrettanto forte.
I lavoratori americani
negli ultimi decenni sono stati tranquilli, non hanno lottato o quasi, grazie
all’alto tenore di vita che è stato possibile raggiungere nel dopoguerra. Ma
questo sta cambiando, così come sta cambiando la coscienza del lavoratori. Oggi
la maggioranza della popolazione è contro la guerra in Iraq e le politiche di
Bush. Certo, negli Usa la propaganda anticomunista e’ sempre stata molto forte
ma il cambiamento della situazione oggettiva sta creando un grande interesse
per le idee del marxismo, soprattutto fra le giovani generazioni nate e
cresciute dopo il crollo dell’Urss.
Non dimentichiamoci che la classe operaia statunitense ha
grandi tradizioni di lotta. Quest’anno ricorre il 70° anniversario dello
sciopero di Flint, dove per settimane i lavoratori occuparono il grande
stabilimento automobilistico presente in quella città. Elessero un consiglio di
fabbrica ed organizzarono un comitato di autodifesa che respinse più volte gli
attacchi della polizia. La vittoria ottenuta in quella lotta rese possibile la
sindacalizzazione dell’intero settore dell’industria automobilistica.In poche
settimane l’Uaw (il sindacato del settore) raccolse 100mila iscritti.
Il 2007 segna anche l’anniversario del grande sciopero del
1877. Partito dai ferrovieri di Pittsburgh, il conflitto si estese a Chicago,
St Louis e a tutto il Midwest. A St louis prese corpo una vera e propria
comune, dove assemblee di massa di lavoratori bianchi e neri, uomini e donne,
decidevano su tutte le questioni fondamentali. Per settimane la milizie
organizzate dagli operai hanno combattuto con le milizie prezzolate dai
padroni. Ecco due esempi delle tradizioni della classe operaia Usa: non
sorprende che la classe dominante faccia di tutto per nasconderle.
Proprio a riguardo del ruolo della classe operaia, l’anno
scorso abbiamo assistito ad un grande movimento dei lavoratori immigrati in
Usa. Cosa puoi dirci a proposito?
Il movimento dei lavoratori immigrati è stata forse il più
grande movimento della classe operaia nella storia degli Stai Uniti. Ci sono
circa 12 milioni di immigrati non in regola che lavorano negli Usa. Fanno i
lavori più difficili, i più mal pagati, spesso in condizioni di vera e propria
schiavitù. Dopo decenni di incredibile sfruttamento e umiliazione hanno detto
basta. Questa lotta, condotta da gente che rischia tutto, anche di essere
deportata a causa delle loro attività, è stata una vera e propria sveglia per
tutto il movimento operaio. È vitale che i lavoratori e gli attivisti sindacali
statunitensi si uniscano a questa lotta. “Un’offesa a uno è un’offesa a tutti”, dice un
vecchio motto del movimento operaio statunitense.
Altri slogan erano: “se accetti il nostro lavoro, devi
accettare anche noi” oppure “siamo lavoratori, non criminali”. Ambedue penso
chiariscano bene il contenuto di classe di questa lotta.
La mobilitazione è riuscita a fermare le proposte di legge
più reazionarie ma finchè tutti i lavoratori non avranno uguali diritti, la
lotta continuerà. Certo, come risposta al movimento, lo stato si è scatenato,
con deportazioni di massa di centinaia lavoratori, ma la preparazione di un grande
giorno di mobilitazione in occasione del prossimo primo maggio non si è
interrotta.
La stragrande maggioranza degli immigrati clandestini
proviene dall’America centrale, e per il settanta per cento dal Messico. Lo
sviluppo della lotta all’interno degli Stati Uniti è un riflesso delle
politiche liberiste di Washington nei confronti dei paesi latinoamericani e
dell’incapacità delle oligarchie locali di giocare un ruolo progressista. A
milioni sono stati costretti ad emigrare negli Usa a causa dei trattati di
libero commercio e del Nafta, ma hanno portato nel nostro paese il vento delle
rivoluzioni in atto in America Latina. È proprio vero: la rivoluzione travolge i
confini e, con le contraddizioni che continueranno a crescere nei prossimi
anni, nessuno potrà fermarla.
Tu sei stato in Venezuela durante le elezioni presidenziali,
Qual è stata la tua impressione?
Appena arrivi a Caracas, quello che ti colpisce è l’enorme
passione dei lavoratori per la rivoluzione bolivariana, che sentono come una
cosa propria per cui sarebbero disposti a dare la propria vita.
Chavez ha ottenuto la vittoria più grande nella storia delle
elezioni del Venezuela, ma come egli stesso ha detto, “non avete rieletto me ma
voi stessi”. È stato un voto cosciente per il socialismo, progetto da diverso
tempo difeso da Chavez e rafforzato dal fatto che settori sempre più ampio di
lavoratori e giovani hanno un ruolo attivo nel cambiamento della società.
Sono stato nello stabilimento di Sanitarios Maracay, (vedi un video in inglese della visita della delegazione di HandsoffVenezuela) una
fabbrica occupata che costituisce
l’esempio più avanzato di controllo operaio in tutta l’America Latina dove la
partecipazione dei lavoratori al processo rivoluzionario la si può vedere
chiaramente.
Era interessante vedere anche lo spirito internazionalista
dei lavoratori, che erano molto contenti di incontrare sostenitori della
rivoluzione venezuelana di altri paesi e, come nel mio caso, operavano una netta distinzione tra la popolazione
degli Stati Uniti ed il governo Bush. Allo stesso tempo comprendevano come la
rivoluzione venezuelana per vincere deve estendersi a tutto il continente
americano.
Quando siamo arrivati a Caracas con la delegazione di
HandsoffVenezuela, la campagna elettorale procedeva senza grandi sussulti. Il
popolo chavista non era stato particolarmente coinvolto dall’apparato
burocratico che aveva organizzato la campagna.
C’è voluta la manifestazione
dell’opposizione, che ha portato in piazza circa 300mila persone una settimana
prima del voto, per scatenare la reazione delle masse rivoluzionarie. I
lavoratori ed i giovani chavisti comprendevano il rischio che si potesse creare
una situazione simile a quella del golpe dell’aprile 2002 e sono scesi in piazza
in maniera massiccia. Oltre due milioni di persone hanno inondato le strade di
Caracas a sostegno del presidente.
Ancora una volta, Chavez non ha vinto tanto nelle
urne ma nelle strade, grazie all’intervento delle masse che hanno sconfitto ogni
tentativo reazionario, ed ora stanno spingendo la rivoluzione ancora più
avanti, verso l’abbattimento del sistema capitalista, del tutto possibile oggi
in Venezuela.
Febbraio 2007
Assemblee con John Peterson in Italia
Bologna - Lunedì 5 febbraio ore 20.30
Rivoluzione e fabbriche occupate in America Latina
Introducono: Paolo Brini
Comitato Centrale della Fiom-Cgil
di ritorno dall’incontro sud americano delle fabbriche occupate
John Peterson
comitato "Hands off Venezuela" Us - osservatore internazionale alle elezioni presidenziali in Venezuela
presso la Sala del Baraccano -Via Santo Stefano 119
Promuovono: Prc Federazione di Bologna, Csp Bologna, Redazione di FalceMartello
Pavia - Mercoledì 7 febbraio ore 21
La crisi dell'imperialismo Usa
ne discutiamo con John Peterson
comitato "hands off Venezuela" Us - osservatore internazione alle elezioni presidenziali in Venezuela
presso la saletta sotterranea del Consiglio di quartiere
Piazza Vittoria
per info: 3283657696
Milano - Venerdì 9 febbraio ore 20.30
Rivoluzione e fabbriche occupate in America Latina
Introducono: Paolo Brini
Comitato Centrale della Fiom-Cgil
di ritorno dall’incontro sud americano delle fabbriche occupate
John Peterson
comitato "hands off Venezuela" Us - osservatore internazione alle elezioni presidenziali in Venezuela
presso il Circolo Aurora Via Spallanzani 6
(MM1 Pta Venezia - Tram: 9, 29, 30)
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