Attraverso una legge “abilitante”, già pronta per essere discussa in parlamento, si propone di nazionalizzare tutte le industrie privatizzate negli anni ’90 dai precedenti governi. Tra di esse ha esplicitamente citato la Cantv, l’azienda nazionale delle telecomunicazioni, privatizzata nel 1991 e controllata dalla multinazionale americana Verizon, e l’energia elettrica, dichiarando l’intenzione di stabilire “la proprietà sociale sui settori strategici”.
Per quanto riguarda il settore petrolifero, nella regione dell’Orinoco, lo Stato venezuelano possedeva finora una quota di minoranza in joint ventures con Exxon, Chevron, Total, BP e la norvegese Statoil. Attraverso questa legge lo stato acquisirà una quota di maggioranza. George Bush si è già precipitato ad affermare che “le compagnie statunitensi dovranno essere adeguatamente risarcite”, mentre i cosiddetti “poteri forti” hanno già espresso la propria opinione, facendo crollare la borsa di Caracas del 18% nella seduta di ieri.
Non c’è dubbio infatti che queste misure, se portate avanti, provocheranno uno scontro di enormi proporzioni tra il governo da una parte e l’oligarchia e l’imperialismo dall’altra.
Il presidente Chavez ha mostrato, d’altro canto, estrema decisione rispetto all’attuazione di tali misure. Ha spiegato che “ci stiamo dirigendo verso la repubblica socialista del Venezuela e a riguardo abbiamo bisogno di una riforma profonda della nostra costituzione. Stiamo andando verso il socialismo e niente e nessuno ce lo potrà impedire.”
Ha spiegato che si baserà sul “potere popolare, il vero combustibile della rivoluzione”. Questo è stato il segreto del successo del presidente Chavez in questi ultimi anni: il grande appoggio e la grande partecipazione delle masse venezuelane in ogni fase della rivoluzione. Senza l’intervento attivo dei lavoratori e giovani venezuelani, la controrivoluzione avrebbe prevalso.
L’ultimo esempio è stata la vittoria elettorale del 3 dicembre, conseguita con il 63 per cento dei voti (Leggi l'articollo già pubblicato sul sito). Ha spiegato che sarà necessario “smantellare lo Stato borghese” perché “tutti gli Stati sono nati per distruggere le rivoluzioni”.
In un altro passaggio del suo discorso il presidente ha aggiunto che la Banca centrale “non dovrà più essere autonoma”, sulla scia delle misure approvate la settimana scorsa e in base alle quali il governo ha accreditato 7 miliardi di dollari dei 37 miliardi di dollari di riserve internazionali dell'istituto centrale al Fondo nazionale per lo sviluppo e la costruzione del socialismo. (dal sito web di Rainews 24). Nelle parole di Chavez, l’autonomia della banca centrale è “un concetto proprio dell’era neoliberista”. Infatti la stessa Banca ha usato più volte la sua pretesa “indipendenza” per ostacolare le riforme promosse dal governo bolivariano e per favorire l’oligarchia.
Negli ultimi dieci giorni è infuriata una polemica rispetto al mancato rinnovo delle licenze alla Rctv, un canale radiotelevisivo, da parte del governo. Un attentato alla libertà di stampa, si grida da più parti. In realtà la Rctv è stata protagonista (insieme alla stragrande maggioranza dei mass media privati, di proprietà delle multinazionali, che comunque continuano a tutt’oggi le loro trasmissioni) di una campagna eversiva contro Chavez. Non ha esitato a sostenere il fallito colpo di Stato dell’aprile 2002, così come la serrata padronale ed il referendum revocatorio del 2004. In qualunque paese del mondo Tv e giornali che sostengono metodi extraparlamentari per rovesciare un governo democraticamente eletto sarebbero stati chiusi da tempo. Chavez ha ribadito che la concessione, in scadenza quest’anno, non verrà rinnovata.
Siamo di fronte ad una svolta nella rivoluzione venezuelana. Il capitalismo potrebbe essere abbattuto nei prossimi mesi, attraverso la nazionalizzazione delle leve fondamentali dell’economia. Questo è il primo passo per liberarsi dal giogo dell’oligarchia e dell’imperialismo, ma all’esproprio deve essere affiancato il controllo e la gestione delle imprese nazionalizzate da parte dei lavoratori. Questa è la rivendicazione difesa dagli stessi lavoratori della Cantv, e speriamo che un provvedimento del genere possa essere da volano per l’esproprio anche di Sanitarios Maracay, l’azienda di cui si possono leggere le vicende in questo articolo.(Leggi l'articollo già pubblicato sul sito)
Un cambiamento importante è avvenuto anche nella composizione del governo: il vicepresidente Josè Vicente Rangel, il principale esponente dell’ala moderata del movimento bolivariano, è stato sostituito con un esponente dell’ala più radicale, Jorge Rodriguez. Un aneddoto esprime meglio di mille analisi il nuovo clima, e lo ha rivelato lo stesso Chavez nel suo discorso dell’altro ieri: “Chavez ha sottolineato la nomina di José Ramón Rivero González, ‘giovane e leader operaio’, a ministro del lavoro e della sicurezza sociale. ‘Quando l’ho chiamato, racconta il Presidente, mi ha detto ‘Presidente, voglio dirle una cosa, prima che gliela dicano altri….io sono trotskista’. Io gli ho risposto. ‘Beh, qual è il problema? Anch’io sono trotskista, sono della linea di Trotskij, quella della rivoluzione permanente’.”
Chavez ha fatto anche riferimento alla necessità di una nuova riforma costituzionale, esprimendosi in termini inequivoci sulla burocrazia e la corruzione, “forze controrvoluzionarie operanti all’interno della rivoluzione”. Prosegue il percorso verso la formazione del Partito socialista unito, (Leggi l'articollo già pubblicato sul sito), proposto dallo stesso Chavez poche settimane fa.
Facciamo appello a tutti gli attivisti e le organizzazioni della sinistra in Italia a conoscere e diffondere il più possibile questi avvenimenti e a mobilitarsi in sostegno della svolta socialista della rivoluzione veneuzelana.
Un Venezuela socialista rappresenterebbe un esempio straordinario per le masse argentine, boliviane, brasiliane. La spinta verso la trasformazione socialista dell’intero continente, quasi 50 anni dopo la rivoluzione cubana, sarebbe inarrestabile.
10 gennaio 2007