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Dopo il Venezuela, la Bolivia e il Brasile anche l’Ecuador ha eletto il suo presidente. Ancora una volta abbiamo assistito ad una campagna elettorale estremamente polarizzata in cui si contrapponeva un rappresentate dell’oligarchia, Alvaro Noboa ed un rappresentante della sinistra e delle organizzazioni sociali: Rafael Correa.
Correa ha ottenuto un ampio successo con il 57% dei voti al termine di una campagna elettorale in cui il suo avversario ha lanciato una vera e propria offensiva propagandistica per accreditarsi davanti all’imperialismo yankee come “L’Uribe (il presidente colombiano alleato privilegiato di Bush, ndr) ecuadoriano”.
Noboa infatti è uno dei principali capitalisti del paese. Possiede oltre 120 aziende, in particolare nel settore delle banane. Sostenuto anche dall’ex presidente Gutierrez attorno a lui si è consolidata una santa alleanza tra l’imperialismo e la Confindustria locale, con la benedizione della Chiesa cattolica che lo ha appoggiato apertamente anche attraverso il Partito Cristiano Sociale guidato da Pasqual Ciompo, esponente di spicco dell‘Opus Dei. Il “re della banane” portava avanti un programma di liberismo sfrenato, abituato come è a reprimere i lavoratori delle sue aziende, nelle quali secondo le associazioni dei diritti umani impiega anche bambini di 8 anni. Un programma fatto di privatizzazioni e promesse di microcrediti per confondere le masse. Tutto condito da scomuniche contro il comunismo, proclamandosi nemico giurato di Cuba e della Rivoluzione Bolivariana.
Al contrario Correa era sostenuto da tutte le forze sociali della sinistra e dal Partito Alianza Pais.
La sua vittoria non si può inquadrare se non nell’onda lunga del processo rivoluzionario che attraversa tutta l’America Latina. Infatti sono proprio le masse che hanno spinto a sinistra Correa, come egli stesso ha dichiarato subito dopo la sua vittoria “il voto dimostra che il popolo vuole il cambiamento”. Malgrado nel suo passato ci siano non poche ombre, tra le quali il ruolo, seppure per pochi mesi, di ministro dell’economia e delle finanze durante la presidenza Palacio (il presidente precedente), la parola chiave della sua campagna elettorale è stata rivoluzione. Non è un caso se una delle principali accuse della destra era di volere essere l’Hugo Chavez dell’Ecuador.
Nel suo programma ha dichiarato di volere sviluppare il paese rifiutando il trattato di libero commercio con gli Usa e partecipando all’Alba, il progetto economico continentale Bolivariano lanciato da Chavez. La sua retorica ha una chiara impronta antimperialista come si evince dal suo rifiuto di prorogare oltre la data del 2009 la concessione agli Usa di una base militare in territorio ecuadoriano e precisamente a Manta.
Correa sembra voler ripercorrere la strada di Chavez e di Evo Morales proponendo anche una assemblea costituente e applicando un meccanismo di revocabilità per i funzionari pubblici ed il Presidente stesso.
Tuttavia la sua volontà di ridurre la povertà, migliorare la situazione dell’istruzione pubblica e garantire il diritto alla salute si scontrerà con gli interessi dell’oligarchia.
Appena eletto ha subito una campagna martellante da parte della stampa reazionaria e della borghesia iniziando a vacillare come si evince dalla sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino Clarin il 12 Dicembre. In quella circostanza ha dichiarato che “uscire oggi dalla dollarizzazione sarebbe quasi suicida, potrebbe provocare una guerra civile”.
Nei prossimi mesi l’offensiva della destra continuerà cercando di sabotare l’azione del nuovo governo anche utilizzando la maggioranza di cui Noboa gode in parlamento.
L’unica strada che ha Correa per non capitolare è fare appello alle masse che lo hanno sostenuto e portare avanti quell’idea di “Patria Socialista” che ha timidamente sostenuto durante la campagna elettorale.
Gli stessi lavoratori che nel 2004 portarono alla vittoria Gutierrez e dal quale furono traditi sono la chiave di tutto il processo. Hanno sostenuto Correa apertamente ma se non onora ciò che ha promesso saranno pronti a cacciarlo così come è avvenuto con Gutierrez.
18/12/2006
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