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Contratto commercio Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Lania (Rsu Filcams-Cgil Ipercoop Lombardia, direttivo regionale Filcams)   

Una piattaforma lontana dai bisogni dei lavoratori


Lo scorso rinnovo del contratto nazionale del commercio si chiuse con risultati estremamente negativi sia dal punto di vista salariale, sia dal punto di vista normativo. Ci dissero che la situazione era difficile, che per colpa del governo Berlusconi e della legge 30 non si poteva chiedere di più.

 

Oggi, in un contesto teoricamente diverso, si prosegue sulla medesima strada. La piattaforma presentata dai vertici sindacali per il rinnovo del contratto nazionale – che riguarda ben un milione e 600mila lavoratori – è un capolavoro di moderazione. Una piattaforma che tradisce una totale mancanza di volontà di contrapporsi alle pretese delle aziende e che rende chiaro come esiste un vertice sindacale che non vuole mettere in campo nessuna lotta seria.


La piattaforma


Salario. Si chiede un aumento di appena 70 euro per il biennio 2007-2008 (riferito a un full-time al 4° livello). Una proposta del tutto insufficiente, che non si pone il problema di recuperare la drastica perdita che i nostri salari hanno subito in questi anni. Una proposta che è persino più moderata di quella del precedente contratto nazionale, dove per il biennio si era partiti dalla rivendicazione di 107 euro. E’ stupefacente: qualcuno vorrebbe forse farci credere che in questi quattro anni il costo della vita è diminuito?

Precarietà. Viene riconfermata la possibilità di utilizzare contratti a tempo determinato, contratti di inserimento, di apprendistato, lavoro a progetto, con solo delle piccole richieste che vanno nella direzione di rendere più sopportabili queste tipologie di contratto.

Lavoro domenicale. Si accetta il ricorso al lavoro domenicale, con solo la richiesta di mantenere una maggiorazione del 35%. In un contesto dove le aziende pretendono sempre di più il lavoro domenicale, bisognava rivendicare con forza che la domenica deve tornare a diventare un giorno di riposo certo. Anche qui si è persino più moderati della scorsa piattaforma, quando per lo meno si rivendicava la facoltatività del lavoro domenicale.


La realtà del commercio


La realtà del nostro settore è, per tanti lavoratori che la vivono quotidianamente, una realtà fatta di precarizzazione, di ricatti e di sfruttamento. Forse non tutti sanno che la maggioranza dei lavoratori del commercio sono assunti con contratti part-time, con salari mensili di 600 euro (part-time di 19 ore) o 700 euro (part-time 24 ore). Il lavoratore si trova a vivere quotidianamente, non solo il ricatto dovuto al contratto precario, ma anche il ricatto continuo dovuto a salari da fame. Chi ha una famiglia da mantenere, il mutuo da pagare, o spese da sostenere, in che condizioni potrà mai trovarsi di fronte alle imposizioni dell’azienda? In questo contesto anche le ore di straordinario diventano un’arma in mano all’azienda. Se fai come ti dice l’azienda, senza mai ovviamente reclamare i tuoi diritti, forse potrai avere qualche ora di straordinario in più, che per alcuni lavoratori fanno la differenza tra l’arrivare o no alla fine del mese.

Quello che avviene è che le aziende del commercio, ormai, mantengono un organico tenuto all’osso e, grazie al ricatto di contratti precari e salari da fame, riescono ad utilizzare i lavoratori con una flessibilità impressionante in fatto di orari di lavoro. Flessibilità che per tanti lavoratori significa l’impossibilità di organizzarsi in modo serio una vita fuori dal lavoro.

Quello che doveva fare il sindacato è spiegare ai lavoratori che la via d’uscita da questa situazione intollerabile non è individuale (fare più straordinari, accettare le imposizioni dell’azienda, ecc.). Utilizzando proprio la scadenza del contratto nazionale, bisognava spiegare che possiamo cambiare la nostra situazione solo in modo collettivo, unendo i nostri interessi di lavoratori e lottando per dei veri cambiamenti. Chiedere, come si fa nella piattaforma, appena 70 euro per il biennio, vuol dire non voler andare minimamente a scalfire questa situazione.


Serve una piattaforma combattiva


È necessario battersi perché si ritiri questa piattaforma e si metta in campo una piattaforma alternativa con alcuni punti qualificanti:

– Aumento di almeno 150 euro per il primo biennio. Basta con gli accordi del luglio ’93 che limitano le richieste salariali in base all’inflazione programmata.

– Trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

– Ridefinizione della settimana lavorativa dal lunedì al sabato, con l’obbligatorietà del riposo settimanale la domenica.

Solo con una piattaforma che risponda alle reali esigenze dei lavoratori è possibile conquistare la fiducia e l’entusiasmo dei lavoratori. Solo mettendo in campo tutta la forza dei lavoratori, attraverso la mobilitazione di massa e la lotta, è possibile conquistare reali avanzamenti in termini di salari e condizioni di lavoro.

All’opposto, una piattaforma debole e lontana dai bisogni dei lavoratori, non susciterà alcun entusiasmo e, soprattutto, preparerà la strada all’ennesimo contratto bidone.

18/12/2006

 
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