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INTERVISTA A FLAVIO CIASCA, DELEGATO SINDACALE
DELLA CGIL DELLA UNICREDIT DI FIRENZE
“Voterò il centrosinistra”. Questa era stata la dichiarazione dell’amministratore delegato di Unicredit Banca Alessandro Profumo nell’ottobre del 2005.
Sommata a tante altre uscite del genere, questo aveva contribuito ad accreditare Profumo nella lista dei cosiddetti borghesi buoni. Lo stesso amministratore delegato, alla pari di personaggi come Della Valle, si era speso in attacchi a Berlusconi (“non ha privatizzato abbastanza”) e nella lotta per l’adozione di codici etici della Finanza (eppure Unicredit da sola è implicata nel 10% delle esportazioni d’armi italiane). “Borghesi buoni” a cui è stato dato spesso credito politico presso gli stessi vertici dell’Unione e, ancora più vergognosamente, in alcuni settori della direzione Cgil. Non è casuale che lo stesso Profumo fosse tra i possibili candidati a ricoprire la carica che oggi è occupata da Padoa Schioppa. E mentre il “banchiere buono” continua a catechizzare il mondo sulla validità del proprio operato e dell’intraprendenza imprenditoriale, nel settore Unicredit del centro Italia i lavoratori sono costretti ad entrare in sciopero anche solo per richiedere delle sostituzioni di maternità. Eppure la stessa azienda ha realizzato nel terzo trimestre dell’anno una crescita degli utili del 37%, registrando così nei primi 9 mesi del 2006 un utile complessivo di 4,48 miliardi di euro.
Ne parliamo con Flavio Ciasca.
Quali sono state le cause dello sciopero?
La bolla è scoppiata quando abbiamo chiesto la sostituzione di 7 maternità. È stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La carenza d’organico si concentra tra l’altro tra il personale di cassa con agenzie spesso che non riescono ad aprire puntuali la mattina. Alla faccia dell’efficienza aziendale. Mi sembra in realtà che il clima interno sia di sfilacciamento. Il rifiuto dell’azienda di applicare delle sostituzioni maternità viene alla fine di un periodo di costante riduzione del personale. Per un motivo o per l’altro perdiamo una decine di lavoratori all’anno. Oltre a questo siamo di fronte ad un processo costante di peggioramento delle nostre condizioni di lavoro o salariali. Un tempo ad esempio ci davano azioni vincolate a 3 anni che in qualche modo fungevano da premio produttività. Oggi non c’è più nemmeno questo. L’età dell’oro è finita anche nel settore bancario e credo che piano piano i colleghi se ne stiano accorgendo. Per quanto riguarda Unicredit in centro Italia, lo spostamento della direzione del settore Italia Centro da Firenze a Perugia dimostra quali siano le intenzioni dell’azienda in Toscana (non solo Firenze è in sciopero ci sono focolai accesi in altri capoluoghi toscani) nelle Marche (anch’esse in sciopero ovviamente per carenze di organici) ed in Umbria dove non vi sono casualmente problemi di organici…
Quand’è stato lo sciopero e quale la sua riuscita?
Lo sciopero è stato il 20 novembre. A Firenze 16 sportelli su 20 chiusi sono rimasti chiusi. Devo dire che io avrei voluto fare subito 3 giorni di sciopero ma alla fine è prevalsa l’opzione di farne uno. Ora sentiremo le proposte dell’azienda e in caso torneremo in assemblea per indire un secondo sciopero.
Putroppo nel nostro settore come in tanti altri le leggi sullo sciopero fanno di tutto per rallentare i ritmi della lotta e per porti di fronte ad una marea di procedure burocratiche.
Qual è stato l’atteggiamento della direzione della Cgil riguardo allo sciopero?
Non posso dire di aver avuto un grande supporto, mi sono parecchio rimboccato le maniche ed appoggiato ad un compagno professionalmente molto valido ed ideologicamente a me molto vicino, anche con i media mi è parso di riscontrare piu’ preoccupazione a dirmi di fare attenzione a cosa dicevo in tv alla radio o ai giornali piuttosto che incentivarmi ad andare avanti nel mio lavoro; evidentemente prevale la preoccupazione di mantenere l’unità con le altre sigle sindacali. Tante volte io mi sono chiesto, invece, se non fosse meno difficile andare avanti da soli per la nostra strada. Del resto su 170 dipendenti, la maggioranza sono tesserati alla Cgil, la schiacciante maggioranza dei sindacalizzati.
Quali sono le condizioni di lavoro alla Unicredit a fronte della fama di banca “di sinistra”?
Sicuramente Unicredit investe molto sul tentativo di dare questa visione di “banca etica”. Hanno fatto un documento, il codice d’integrità. Addirittura sono stati chiusi gli sportelli per alcune ore una mattina per far fare a tutti i dipendenti un corso sul codice d’integrità, per poi fare né più né meno quello che fanno tutti gli altri. Quando chiamavo i mass-media per spiegare dello sciopero, anche radio o giornali di sinistra, si dicevano sbalorditi che certe cose succedessero a Unicredit. Profumo sicuramente punta molto su questa questione dell’“etica”. Ma nessuno dice che quando è andato in Polonia ad acquisire banca Pekao ha tagliato migliaia di posti di lavoro.
È palese che anche in Unicredit contano solo gli interessi materiali e soprattutto gli interessi degli azionisti e non quelli dei lavoratori.
18/12/2006
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