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Comitato centrale della Fiom-Cgil Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   

Epifani attacca la Fiom 

 

Il 27-28 novembre si è tenuto il Comitato centrale della Fiom-Cgil. Pubblichiamo l'intervento di Paolo Brini.

Compagni


Sono molto preoccupato per la piega che sta prendendo questa discussione. I toni ed i contenuti del Comitato Direttivo Nazionale della Cgil di martedì e mercoledì scorso, nonché l’intervento del compagno Epifani al nostro Comitato Centrale, fanno intendere che si sta cercando di mettere in discussione l’essenza della democrazia nella nostra organizzazione. Quando nel documento finale del C.D. nazionale si scrive che la Cgil si impegna “a garantire che la nostra autonomia di giudizio, d’iniziativa e di mobilitazione venga esercitata, ai vari livelli, col massimo di unità, trasparenza e responsabilità” e quando il compagno Epifani al CC Fiom dice che “vale il principio della maggioranza”, si sta semplicemente mettendo in discussione il diritto al dissenso all’interno del sindacato. O meglio, si sta dicendo che si può dissentire fin quando lo decide la segreteria o il C.D. della Cgil, dopo di che, una volta votata una linea anche a colpi di maggioranza, tutti si devono adeguare e sospendere ogni discussione ed ogni critica.

Pertanto anch’io, come i compagni Rinaldini e Cremaschi, dichiaro che non condivido nulla della relazione di Epifani al C.D. della Cgil e aggiungo che non condivido nulla di quanto lui ha detto ieri qui nel suo intervento. Ritengo altresì grave che al C.D. Cgil vi siano state allusioni neanche tanto velate al fatto che chi era in piazza il 4 novembre (cioè la Fiom) in un qualche modo ha alimentato politicamente un clima da anni di piombo. È vero che queste parole non sono state pronunciate dal compagno Epifani, ma è altrettanto vero che la segreteria confederale non ha preso le distanze da queste affermazioni. Anzi, ha pensato bene di mettere un passaggio sulla “violenza” nel documento finale; come a dire “chi ha orecchie per intendere..”. Queste allusioni gravi ed inaccettabili le rispediamo volentieri e senza esitazioni al mittente. Dico inoltre che magari tornassero gli anni 70, e non mi riferisco, come qualcuno furbescamente intende, al ritorno al terrorismo, ma alla grande stagione dei consigli di fabbrica e alle grandi lotte per la scala mobile, la pensione pubblica, lo statuto dei diritti dei lavoratori ecc.

Tuttavia compagni il cuore del problema è un altro. La verità è che si vuol risolvere con metodi amministrativi e disciplinari un problema tutto politico che ha la Cgil. Un problema che è ben sintetizzato proprio dalla manifestazione del 4 novembre, dove in piazza c’erano 150-200mila persone, c’era il popolo della Cgil, ma non c’era la Cgil! E non possiamo nasconderci dietro ad un dito, cioè dietro il manifesto pubblicato dai Cobas qualche giorno prima della manifestazione. Certo quel manifesto era sbagliato e fuori luogo ma la miglior risposta che la Cgil poteva e doveva dare era di invadere con le nostre bandiere rosse quelle strade e quella piazza, dimostrando sul campo chi fa la lotta, con quali metodi e quali contenuti. Invece si è solo colto il pretesto per richiamare all’ordine quelle strutture o singoli che nella Cgil avevano deciso di aderire al corteo.

Il problema politico che ha oggi la Cgil è il profondo malcontento che si sta diffondendo nella base dell’organizzazione e tra i lavoratori più in generale per l’operato della confederazione. Con questa finanziaria la Cgil sta perdendo la faccia. Si è partiti dicendo che questa era la nostra finanziaria, e questo non lo hanno strumentalmente detto solo i giornali di destra, ma anche il compagno Epifani quando ha affermato che questa “è la migliore finanziaria possibile”.   Poi, una volta emerse tutte le magagne di questa manovra, si è passati a dire che questa era una finanziaria “senza cuore”, il che, tradotto dal sindacalese, vuol semplicemente dire: “ci stanno fregando ma non possiamo ammetterlo”. Infatti è ben evidente che siamo di fronte ad una finanziaria cui non manca nulla rispetto al passato. Con l’eccezione di una modesta rimodulazione delle aliquote fiscali, la cui reale entità è davvero irrisoria per i lavoratori, questa manovra contiene tagli alle pensioni, alla scuola, alla sanità, contiene la finanza creativa e pure i condoni. Sull’operazione Tfr e cosa esso significhi, davvero non avrei nulla da aggiungere a ciò che disse lo stesso Epifani sull’Unità del 1 agosto 2004 quando a fare la stessa identica proposta fu l’allora ministro Siniscalco, e cioè che questo è un furto contro cui si deve scendere in piazza.

La realtà è che la Cgil sta rinunciando persino a portare avanti quanto stabilito a congresso. Quando si dice che la legge 30 deve essere “Riscritta” e non abrogata si sta già facendo una mediazione al ribasso rinunciando ai nostri contenuti. Quando poi si scrive che “ una valutazione politica generale del contesto dato […] oggi ci induce un’assunzione consapevole di responsabilità sulle conseguenze negative che precipiterebbero sulle persone che noi rappresentiamo a seguito di una modificazione dell’attuale quadro politico”, si sta dicendo che l’azione del sindacato è determinata dagli attuali equilibri di governo. Alla faccia ed in barba a quell’autonomia ed indipendenza tanto sbandierata nelle risoluzioni dell’ultimo congresso.

Dato ciò, sono convinto che non sia a caso che questo attacco alla democrazia interna avvenga proprio alla vigilia di un appuntamento così difficile e delicato come la trattativa su pensioni e modello contrattuale che si aprirà a gennaio.

Su questo, compagni, voglio dire che il problema non è solo di metodo ma anche e soprattutto di merito. C’è infatti un problema di democrazia sia interna che con i lavoratori sul “chi” deve decidere su quella trattativa, ma c’è anche il problema di che cosa andiamo a rivendicare in quella trattativa. La Cgil si accontenta di riscrivere la legge 30? E sulle pensioni e la flessibilità cosa andiamo a dire? Ci accodiamo alla posizione della Cisl, la quale in questi giorni ha fatto capire che per un po’ di soldi è disposta a concedere tutto quel che i padroni vogliono? E sul famigerato patto per la produttività di Montezemolo cosa diciamo? Su tutto questo il silenzio della Cgil è assordante ed inquietante.

Se Rutelli e D’Alema, che pretendono l’innalzamento dell’età pensionabile, sono i “riformisti” beh allora, permettetemi la battuta, il sindacato deve essere non reazionario, ma proprio contro-rivoluzionario, deve esigere che si torni in dietro ma non al 95, a prima del 92, cioè a prima della concertazione.  Dobbiamo esigere non solo l’abrogazione della precarietà ma anche della flessibilità, perché non esistono né precarietà né flessibilità buona, nemmeno se contrattata. Il sindacato deve tornare a mettere al centro la Qualità della vita dei lavoratori, che passa certo per un maggior salario, ma anche per condizioni di vita lavorativa migliori. Qui non si deve discutere se far lavorare la gente al sabato o alla domenica ma si deve discutere di eliminare, per esempio, il turno di notte che crea danni psicofisici devastanti sui lavoratori. Sulle pensioni non dobbiamo porci solo il problema di eliminare lo scalone di Maroni. Dobbiamo anche porci il problema di chi andrà in pensione nel prossimo futuro, il quale avrà una pensione da fame e per di più sarà costretto a mettere il proprio Tfr nelle mani di banchieri e assicuratori senza scrupoli. Questo vale anche per i fondi integrativi chiusi di categoria. Perciò condivido la sollecitazione del compagno Cremaschi ad avere un momento dentro la Fiom e la Cgil di discussione approfondita su questo tema.

Concludo il mio intervento dicendo che sbaglia chi sostiene che questa divisione e questo scontro politico siano tra la Fiom e la Cgil. Questo non è uno scontro tra confederazione e categoria ma tra due visioni diverse (e su aspetti decisivi pure opposta) di considerare il sindacato, il suo ruolo e la sua linea politica. Perciò credo che questo dibattito e questo scontro debbano essere portati fino in fondo e la discussione affrontata a tutti i livelli dell’organizzazione, in tutte le categorie e davanti ai lavoratori. Non si deve aver paura di presentarsi con posizioni diverse tra i lavoratori. Non ci rifugiamo, come qualcuno ha detto qui, dietro alla frase fatta che “ I lavoratori non capirebbero”. I lavoratori capiscono benissimo e sanno distinguere molto bene qual è la linea migliore che il sindacato deve adottare, specie in una fase cruciale come questa. Nei fatti ce lo stanno già dicendo nelle fabbriche. Per questo dichiaro il mio voto favorevole al documento presentato qui dal compagno Rinaldini pur non condividendo in pieno alcune delle considerazioni in esso fatte, specie sulla finanziaria.

Infine, vorrei ricordare al compagno Epifani che in una organizzazione davvero democratica, chi dissente non ha solo il diritto, ma ha soprattutto il dovere di dimostrare sul campo se la propria linea è migliore o peggiore di quella ad oggi assunta. Per questo credo che la Fiom abbia fatto bene ad essere in piazza il 4 novembre e penso debba continuare su questa strada.

Grazie

 

 
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