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La Comune di Oaxaca sfida la repressione! Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Renda   
Messico
 
“L’ordine e la pace sociale regnano in Oaxaca”. Così ha dichiarato il presidente uscente del Messico Vicente Fox dopo la mattanza di Oaxaca. Dopo mesi di mobilitazioni portate avanti prima dal sindacato degli insegnanti, che conta 70mila iscritti e poi dall’Assemblea Popolare del Popolo di Oaxaca (Appo), organismo che riunisce più di 350 organizzazioni, la lotta sembra essere arrivata ad un punto decisivo.

Lo stato di Oaxaca mostra tutto il dramma del capitalismo messicano che obbliga milioni di lavoratori e contadini ad una vita di stenti. Circa l’80 per cento della popolazione vive in condizioni di povertà e non ha accesso a servizi essenziali come l’acqua potabile. Il 50 per cento della popolazione vive in zone rurali, il 24 per cento in città. Il 20 per cento degli adulti è analfabeta, ma fra la popolazione indigena il dato aumenta fino al 37 per cento.

Partita come una semplice rivendicazione salariale la mobilitazione ha assunto rapidamente un carattere politico generale, chiedendo le dimissioni del governatore locale, il tiranno del Pri (Partito rivoluzionario istituzionale, il partito della classe dominante per decenni al governo del paese) Ulises Ruiz Ortiz. La situazione è divenuta esplosiva con l’avvio della mobilitazione generale contro la frode ai danni del candidato del Prd (Partito della rivoluzione democratica, il principale partito della sinistra messicana) Lopez Obrador nelle recenti elezioni presidenziali, vincitore ad Oaxaca malgrado i brogli.

Le mobilitazioni di massa in sostegno di Lopez Obrador hanno dimostrato al popolo di Oaxaca la forza delle masse ed hanno spinto più avanti la lotta, inserendola in un contesto generale di polarizzazione sociale.


La Comune di Oaxaca


 Di fronte all’assenza di una risposta chiara da parte del governo, la Appo ha risposto occupando gli uffici di governo, la procura della repubblica ed il parlamento locale.

Il 5 luglio, tre giorni dopo le elezioni presidenziali, la Appo si è proclamata unico governo legittimo.

La Comune di Oaxaca ha riscoperto le migliori tradizioni del movimento operaio, organizzandosi con rappresentanti eleggibili e revocabili, facendo della democrazia operaia la sua modalità di organizzazione e sfidando lo Stato e la classe dominante con scioperi, cortei e barricate.

Davanti ad una così potente dimostrazione di forza da parte dei lavoratori e dei contadini messicani la risposta dello Stato e della destra è stata quella di intensificare la repressione e di tentare di arginare la lotta attraverso il “terrore di Stato” .

Dopo una serie di assassini mirati di attivisti del sindacato degli insegnanti gli eventi sono precipitati il 27 ottobre, quando durante un corteo la “guerra sporca” del tiranno Ruiz ha lasciato sull’asfalto esanime il giornalista americano di Indymedia Brad Will, colpito al petto da una pallottola esplosa dai paramilitari del Pri.

Con la scusa della morte di un cittadino straniero nei giorni successivi la città è stata accerchiata. Oltre quattromila membri della Polizia federale preventiva (un corpo militarizzato, specializzato in operazioni di ordine pubblico e controinsurrezione) appoggiati da mezzi blindati ed elicotteri hanno occupato il centro cittadino, mentre oltre cinquemila soldati si stabilivano nei punti nevralgici della regione.

La reazione dell’Appo non si è fatta aspettare ed un corteo di massa con lo slogan “Non possono cacciarci dalla nostra città! Via Ruiz subito!” ha attraversato le vie del centro cittadino. Sono comparsi cartelli con Lenin, Marx e Zapata, mentre le forze di polizia attaccano il corteo usando gas urticanti, cannoni ad acqua mista ad acido e sparando sui manifestanti. Restano sul terreno quattro morti, gli arresti sono 67 e 19 persone sono letteralmente scomparse.


Le masse contrattaccano


Dopo il corteo l’Appo ha deciso di ripiegare momentaneamente nei locali dell’Università dove ha sede radio Universidad, unico bastione rimasto dell’informazione non manipolata in città.

Intanto la mobilitazione si è estesa in tutto il Messico con manifestazioni a Città del Messico, blocchi delle strade in 18 punti del Chiapas che hanno isolato San Cristobal de las Casas, in cui seppure con molto ritardo, l’Ezln sembra essersi accorto degli errori commessi negli ultimi mesi, quando con la “otra campaña” aveva deciso di rimanere neutrale nello scontro elettorale tra Calderon e Lopez Obrador. Tremila insegnanti si sono messi in marcia da Michoacan per portare sostegno ai loro compagni di lotta. Malgrado la legge messicana proibisca l’ingresso delle forze dell’ordine in università autonome, a meno che sia richieso dal rettore dell’università, il 2 novembre le forze della Polizia federale preventiva (Pfp) hanno fatto irruzione nell’università dove era ripiegato il movimento, intervenendo contro lo stesso parere del rettore dell’Università Autonoma Benito Juárez.

Dopo oltre sette ore di scontri le forze dell’apparato repressivo sono state costrette a fare marcia indietro. Nulla hanno potuto decine di blindati e lacrimogeni ad altezza d’uomo contro la determinazione di un popolo armato solo di bastoni, pietre e qualche bottiglia molotov.

Ancora una volta, per usare le parole di Marx, “la frusta della controrivoluzione ha fatto avanzare la rivoluzione”.

Il 4 novembre infatti centinaia di migliaia di persone hanno dato vita alla più grande manifestazione che si sia mai vista nella città del sud del Messico dando una ulteriore prova della combattività e della determinazione delle masse guidate dall’Appo.


Dove va il movimento?


In un contesto simile l’insurrezione deve darsi un profilo nazionale sempre più organizzato in grado di andare fino in fondo e cacciare non solo l’odiato Ulises Riuz e il “neoeletto” presidente messicano Felipe Calderon ma anche di farla finita con quel regime capitalista che per i lavoratori ed i contadini messicani è solo sinonimo di sfruttamento, fame e repressione.

La classe dominante non è rimasta e non rimarrà a guardare. Una delle armi preferite da utilizzare sarà quella delle provocazioni continue, per creare una situazione di tensione e caos. Si inseriscono in questo quadro le tre bombe che il 6 novembre hanno danneggiato rispettivamente la sede nazionale del Pri a città del Messico, la filiale di una banca e la sede della Commissione elettorale nazionale.

Appare chiaro che la borghesia messicana è divisa. Un settore vuole continuare a spingere nella direzione della repressione, inaugurando una vera e propria strategia delle tensione, mentre un altro settore, spalleggiato dalla stessa chiesa cattolica che si è proposta come mediatore tra gli insorti ed il governo, punta a parziali concessioni per depotenziare una situazione in cui si rischia di perdere tutto.

In un contesto simile si spiega anche perché nella seduta del 31 ottobre il parlamento, con il voto favorevole dello stesso Pri, abbia chiesto a Ulises Ruiz di dimettersi dalla carica di governatore.

Come dichiarato da Vicente Fox in una intervista all’agenzia spagnola Efe, l’Appo “es un duro problema”.

In un contesto simile non c’è spazio per nessun negoziato, è il momento di approfondire la mobilitazione, ogni esitazione verrà pagata a caro prezzo dalle masse oaxaquene.

Il 19 e 20 novembre verrà convocata una riunione per formare una assemblea popolare a livello nazionale che si articoli in ogni scuola, università, posto di lavoro quartiere e caserma.

Questo percorso deve legarsi alla Convenzione Nazionale Democratica (Cnd) del Prd, espressione del movimento di massa contro la frode elettorale.

Il problema, come spesso accade, è rappresentato dalla mancanza di una direzione del movimento che sia audace e fornisca una prospettiva al movimento. Lopez Obrador ha solidarizzato con gli insorti di Oaxaca ma non ha delineato nessuna proposta pratica. Le masse non si accontentano più di belle parole, ma pretendono azione rivoluzionaria!

Le prossime settimane saranno decisive per Oaxaca e per il movimento nazionale contro la frode elettorale. L’unificazione di queste lotte passa, come spiegato in Messico dai marxisti del Militante, (www.militante.org), per la preparazione di uno sciopero generale di 24 ore il primo dicembre, giorno dell’insediamento di Calderon alla carica di presidente della repubblica.

Il dualismo di potere creatosi con il riconoscimento di Amlo come presidente legittimo del Messico da parte della Cnd in occasione di un’assemblea oceanica tenutasi lo scorso settembre non può durare all’infinito. Questo è il momento di sferrare un colpo mortale al regime di terrore sviluppato da Fox-Calderon. Non cogliere questa opportunità potrebbe essere fatale per i lavoratori ed i contadini messicani.

 

15/11/2006 

 

 
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