Cinisello Balsamo è un comune di 75mila abitanti nella zona nord di Milano dove nel 2004 è stato eletto un sindaco di Rifondazione. Quando venne lanciata la campagna elettorale per Zaninello sindaco, a capo di una coalizione di centrosinistra, l’allora segretario nazionale del partito, Fausto Bertinotti, concludendo il comizio finale della candidatura definì l’importanza della sua eventuale vittoria come un “laboratorio politico” per un governo d’alternativa.
I punti principali del programma elettorale con cui Zaninello venne eletto erano quelli di una giunta più vicina alle esigenze dei cittadini, una nuova politica giovanile e, soprattutto, il fiore all’occhiello di tutta la campagna elettorale: il bilancio partecipativo.
Ma per quanto nobili possano essere gli intenti della giunta, l’economia di un comune dipende fondamentalmente dal governo centrale. Senza controllo da parte di chi lavora, delle principali risorse pubbliche, questo genere di proposte si traduce inevitabilmente in una suddivisione delle briciole che avanzano dai finanziamenti agli enti locali. Il bilancio partecipativo si rivelò ben presto fallimentare e chiuse i battenti nell’indifferenza dei più.
La discontinuità non si vede da nessuna parte. I piani edilizi terminati o avviati e l’inizio dei lavori della Metrotranvia, una filovia veloce di superficie che deve collegare Cinisello a Milano, non sono stati altro che la continuazione di progetti già avviati dalla giunta precedente.
Dei tanti mali che avvolgono la nostra città quello più strisciante e velenoso è senza dubbio quello delle crisi industriali. Oltre a grandi aziende storiche in crisi come quelle del gruppo Siemens, vi è un insieme di aziende metalmeccaniche di medie dimensioni nelle quali i lavoratori combattono la propria battaglia quotidiana contro le proprie multinazionali per non essere delocalizzate. Una di queste è la Kanthal del gruppo svedese Sandvik. La multinazionale aveva deciso di chiudere i battenti perché la produzione risultava “troppo costosa”, nonostante lo stabilimento non avesse problemi di linee, lasciando a casa 88 lavoratori. Un corteo e una lunga mobilitazione dei lavoratori della zona ha impedito la chiusura dello stabilimento, lasciando però il problema della cassa integrazione. È emblematico che al corteo principale di quella vertenza, che ha visto partecipare centinaia di lavoratori, il circolo del Prc si sia rifiutato di partecipare con i simboli del partito e non abbia condotto alcuna campagna politica tra la cittadinanza, e questo solo perché la giunta manteneva un atteggiamento tentennante nei confronti della vertenza.
Ancora più grave l’atteggiamento tenuto dal sindaco nei confronti dei dipendenti pubblici per la richiesta dei fondi per il contratto decentrato. Il sindaco ha rotto più volte la trattativa, anche quando la giunta stessa, di fronte a uno sciopero con l’80 per cento di adesioni, aveva fatto delle aperture. Infine, si potrebbe citare la chiusura tenuta nei confronti della richiesta di uno spazio giovanile, insabbiata in tutti i modi in mille pastoie burocratiche e riaperta solo di fronte al rischio che la vertenza potesse avere un forte riscontro tra un’ampia fetta di giovani di Cinisello.
Hanno oggi il sapore dell’ironia le parole rilasciate dal sindaco nel lontano giugno del 2004 a Liberazione: “Prima di tutto coerenza e fermezza sulle grandi questioni di principio ed essere poi sempre i primi a spingere per la discussione unitaria delle coalizioni.”
L’unità di questa coalizione non può essere mantenuta a discapito della nostra natura di partito comunista. Il circolo innanzitutto deve ritrovare una sua autonomia politica e finanziaria dalle istituzioni, che ci permetta di diventare un punto di riferimento nella città. Nel conflitto fra la giunta e i lavoratori non possiamo avere dubbi su quale parte sostenere.
Se non ci sarà una seria svolta, nel “laboratorio Cinisello” il nostro partito rischia di fare la parte della cavia.
15/11/2006