La maggior parte dei lavoratori a termine, soprattutto gli extracomunitari, sono spesso sottoposti ai lavori più pesanti o sono umiliati dai capi turno. Prassi consolidata dell’azienda in questi anni è stata aspettare l’ultima ora dello scadere del contratto per chiamarli e magari lasciarli a casa. L’azienda fa scelte discutibili su chi confermare, usando criteri clientelari anziché basati sul merito.
I terministi appena assunti dopo poche ore sono lasciati da soli e si devono arrangiare.
Tutto quello che l’azienda ha chiesto noi glielo abbiamo dato. Abbiamo fatto circa 80 ore di sciopero per il contratto integrativo e non abbiamo risolto nulla. Anzi, è passato il tempo e l’azienda, forte del poter delocalizzare interi reparti, ora chiede la flessibilità esigibile. Chiede in pratica che le Rsu non possano più decidere su nulla.
L’azienda ha chiesto di costruire linee vincolate a 74 pezzi ora e il sindacato ha ceduto.
L’unica cosa che ha di nuovo la linea costruita immediatamente fatto l’accordo, la cui messa in opera ha provocato forti disagi tra gli operai ancor prima che funzionasse, sono il vincolo e i ritmi accelerati.
L’accordo non è rispettato, nemmeno per quei pochi doveri che ha l’azienda. Nonostante ciò, la Rsu continua a cercare condivisioni con l’azienda e non dà segnali di rottura.
Dal momento in cui l’azienda è riuscita ad ottenere ritmi più alti, è stato come precipitare nel vuoto. L’azienda ha ottenuto 12 sabati, negando persino la mensa nei giorni straordinari, ha ottenuto un calendario ferie, che di accordo in accordo si è modificato a suo piacimento. Accordi firmati da 3 o 4 delegati che hanno deciso per tutti senza fare assemblee. I delegati che cercano di svolgere una normale e democratica attività sindacale sono esclusi. All’Electrolux di Forlì la Rsu ha instaurato un vero e proprio regime: fa riunioni senza convocarle pubblicamente, senza fare o pubblicare i verbali, chiamando solo i delegati “amici” e non tutti. Firma gli accordi prima di fare le assemblee con i lavoratori; mette una bacheca vicina alla porta della saletta Rsu, un punto di passaggio per pochissimi, dove a proprio piacimento affigge solo quello che gli fa comodo. Le altre bacheche sono inutilizzate e i lavoratori non hanno mai informazioni. In occasione delle assemblee per la nuova piattaforma rivendicativa, i delegati neppure hanno dato il volantino informativo, i lavoratori presenti erano 200 su 1.400, la gestione del referendum si è svolta come al solito nell’anonimato. I lavoratori, da tempo scontenti di questo modo d’agire della Rsu, non sono andati a votare, cosicché per ottenere il quorum, hanno sfalsato i verbali, calcolando un assenteismo del 23%, quando i dati relativi all’assenteismo sono sotto gli occhi di tutti nelle bacheche aziendali: in luglio era il 14%.
Contro di me, poi, c’è un particolare accanimento. Da ormai un anno non ho l’agibilità alle bacheche. Nonostante tutte le denunce all’organizzazione, la Fiom regionale ha disposto un verbale che obbliga l’Rsu ad attenersi alle regole già esistenti (regola che fin dal giorno dopo del verbale è stata trasgredita). Sul verbale è riportato che un singolo delegato Rsu NON ha diritto all’affissione nelle bacheche. È così anche nelle altre fabbriche?
Davanti all’azienda le mie domande sono spesso scomode, come anche le conclusioni che traggo dai comportamenti aziendali. Il capo del personale fa finta che io non esista. Comportamento, questo, antisindacale che continua e che il segretario Fiom non denuncerà mai.
Da mesi alcuni di noi delegati Fiom dell’Electrolux abbiamo chiesto un incontro col segretario della Fiom nazionale, forti anche della denuncia arrivata al Comitato centrale a settembre, accompagnata da prove che dimostrano la fondatezza delle tesi esposte in questo articolo e tante altre rispetto ai problemi in tutti gli stabilimenti del gruppo. Incontro che è da pochi giorni avvenuto, nel quale ho consegnato una raccolta firme di 460 lavoratrici e lavoratori stanchi di questo modo di fare sindacato. Nessuna risposta è stata data in merito. Che fine ha fatto il documento conclusivo del congresso nazionale Fiom? Che fine hanno fatto le regole? C’è una nuova svolta della Fiom che grida alla concertazione? Se sì, perché non essere chiari e trasparenti con lavoratrici e lavoratori?
Infine, vorrei stringermi in un abbraccio di solidarietà con tutti quei delegati che, come me, stanno subendo pressioni e boicottaggi tali da farti perdere la voglia di lottare. Essendo questo quello che vogliono, cerchiamo di unirci almeno noi per sopportare insieme questo momento così avvilente per il sindacato italiano, perché dalle nostre battaglie possa nascere il riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori e la riconquista dei diritti e della dignità.
15/11/2006