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Nasce nella lotta il circolo del Prc! Stampa E-mail
Scritto da Francesco Santoro, Piero Ficiarà, Daniele Prampolini   

La lotta vittoriosa condotta a luglio per l’integrativo aziendale ha conquistato forti miglioramenti nel salario e nei diritti degli operai alla Terim. In aggiunta, ha fatto capire ai lavoratori la necessità di unire la lotta sindacale a quella politica per trasformare questa società in un mondo migliore.

Lo scorso mese il Comitato politico federale (Cpf) del Prc modenese ha deliberato la fondazione del circolo di fabbrica “Lenin”, questo è il nome che i compagni hanno scelto per uno dei rari circoli operai del nostro partito sul territorio nazionale.

In un momento di decomposizione del partito questa è una vera manna per rilanciare il radicamento dei comunisti nel movimento operaio: con sfumature diverse è questo il senso della scelta che ha spinto il Cpf a un voto favorevole, nonostante la contrarietà della segreteria provinciale, peraltro dimissionaria.

 La prima assemblea di circolo verterà sul tema della finanziaria, manovra che i lavoratori giudicano in continuità con le politiche del precedente governo. Con umiltà possiamo affermare che il protagonismo operaio in fabbrica prende sempre più piede.

 Ad ulteriore testimonianza di ciò, una delegazione di venti tra compagni del circolo, delegati della Fiom-cgil e lavoratori della Terim ha partecipato alla manifestazione nazionale del 4 novembre..

 Subito dopo il rientro dalle ferie, la nuova direzione aziendale, ha adottato una politica di “annullamento delle relazioni sindacali” la quale si è immediatamente scontrata con la rabbia dei lavoratori.

 L’intenzione del padrone era cancellare il sindacato. Gli episodi avvenuti nel giro di poche settimane vanno dai comportamenti antisindacali dei preposti nei confronti di delegati e lavoratori, fino ad aumenti di ritmi decisi d’ufficio dall’azienda.

 La reazione dei lavoratori è stata immediata. Due scioperi in una settimana e un odg approvato in assemblea che ha promosso una raccolta firme per la revoca di un preposto.

Inoltre nel corso della seconda assemblea sono intervenuti i facchini della cooperativa che lavora con noi, quasi tutti immigrati. Anche loro erano scesi in sciopero perché non erano stati pagati!

L’assemblea della Terim li ha accolti con un’ovazione unendosi nella lotta e questa unità ha fatto sì che nel pomeriggio il presidente della cooperativa fosse in fabbrica assegni alla mano!

 Accusato il colpo, l’azienda ha inasprito il conflitto accelerando di 11 secondi la velocità di una produzione! A questo punto gli operai hanno fatto quello che, dopo le cucine, sanno fare meglio, lo sciopero duro. Due picchetti combattivi hanno bloccato i cancelli e, manco a dirlo, soltanto poche ore dopo è arrivata la convocazione dell’azienda che si è dimostrata molto più “aperta al dialogo”.

 Il padrone ha accettato di aumentare il personale nella linea di montaggio a causa dell’incremento dei carichi e di verificare con la Rsu se questo avesse peggiorato le condizioni di lavoro con la possibilità, da noi posta, che, se tali verifiche avessero dimostrato l’inattuabilità della proposta, si sarebbe ritornati alla precedente cadenza.

Dopo un’assemblea molto dibattuta, i lavoratori, a maggioranza, hanno sospeso lo sciopero alle 14. Questa è un’ennesima, sobria dimostrazione della forza e della determinazione dei lavoratori, delle regole di democrazia operaia che si dànno e conseguentemente rispettano.

 Le verifiche hanno avuto seguito e ci hanno portato alla conclusione, insieme ai nostri colleghi, che l’aumento di forza lavoro in quel preciso contesto avrebbe soltanto peggiorato le condizioni di lavoro creando problemi nella collocazione dei materiali e minando la sicurezza a causa del poco spazio. Questa sagace deduzione degli operai dimostra che il concetto che si possano aumentare i ritmi a condizione che aumenti in proporzione il personale non è sempre valido e non deve quindi diventare un feticcio.

Uscito malconcio dallo scontro diretto e di fronte ad una tale lucidità scientifica degli operai il padrone ha capitolato statuendo per iscritto la cadenze rivendicate dai lavoratori!

Infine non certo di minor importanza, per l’esito di questa battaglia, è stata la solidarietà nella lotta che i lavoratori dello stabilimento di Rubiera ci hanno dimostrato effettuando un’ora di sciopero. Li ringraziamo vivamente: ancora una volta l’unione fa la forza!

 

15/11/2006 

 

 
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