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Contro i tagli della finanziaria! Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Limatola   

17 novembre studenti in piazza

 

Nelle ultime settimane i numeri sulla prossima finanziaria si sono susseguiti, e con grande difficoltà si poteva capire l’entità reale della manovra nei confronti della scuola. Oggi considerando anche gli emendamenti presentati, abbiamo un quadro tanto completo quanto preoccupante su dove sta andando il complesso dell’istruzione pubblica.

 

In risposta all’aumento di iscritti nella scuola primaria (1.245 classi) si prevede un  aumento del rapporto alunni-classe dello 0,4%. Si stipano gli alunni nelle aule gia esistenti per non fare un piano generale di edilizia scolastica e colpisce il personale creando esuberi di migliaia di docenti!

Finanziaria e decreto

Ma non è su questo che il ministro Fioroni da il meglio di se, anzi riesce a far di più dichiarando “dobbiamo assolutamente ripristinare i 154 milioni di euro tagliati dal governo Berlusconi” riferendosi alle scuole paritarie. Il taglio citato entrava nel decreto tagliaspese di Giulio Tremonti. Dopo i tanti attacchi allo stato sociale ed in particolare alla scuola pubblica perfino Tremonti si accorse che quei 154 milioni di euro alle scuole private erano un regalo troppo ingiustificato e dunque da eliminare. L’art. 68 della finanziaria recita: “Al fine di dare il necessario sostegno alla funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie… sono incrementati di euro 100 milioni, da destinarsi prioritariamente alle scuole dell’infanzia”. Questi 100 milioni in sede di votazioni con emendamenti diverranno 150 milioni… e intanto la chiesa si lamenta perchè sono troppo esigui i finanziamenti per le scuole cattoliche! Il ministro Fioroni si sa, mal sopporta le critiche (soprattutto quelle della Curia) e dunque ha deciso di rendere legge un decreto della riforma Moratti: i finanziamenti alle scuole private arriveranno non solo alle scuole dell’infanzia ma a tutte le scuole di ogni ordine e grado purché siano private! Non contento, annuncia che nei prossimi anni si dovrà arrivare a 270 milioni se si vorrà che le già ricche scuole private possano sopravvivere.
Si “razionalizza” l’autonomia scolastica con l’istituzione di un’agenzia (Invalsi) che sovrintenderà alle economie delle singole scuole, monitorando le scuole con maggiori entrate, i flussi di supplenze e tanto altro incluso quanto gli istituti tecnici sapranno interagire con le imprese del territorio. Tradotto in soldoni le scuole saranno controllate da vicino affinché regalino la loro mano d’opera (stiamo parlando di noi studenti!) e siano sempre pronte ad andare incontro alle esigenze dei padroni locali!!.
Se per la scuola i finanziamenti sono ridotti all’osso per l’universita va ancora peggio: il Fondo di finanziamento ordinario per gli atenei risulta aumentato, quest’anno raggiunge i 157 milioni di euro. Peccato che il tanto lodato decreto Bersani tagli le spese intermedie che fanno capo a università e ricerca di 200 milioni! Le università sono messe in condizioni di dover aumentare il costo dei già pochi servizi che ci sono, mettendo ancora la mano nelle tasche degli studenti e dei loro genitori a cominciare dalle tasse, passando per il costo di mense e case studenti.
Le farraginose controriforme di questi anni stanno gia evidenziando le differenze di classe: l’ultimo anno accademico conta 16mila iscrizioni in meno (guarda caso il dato coincide con il vertiginoso aumento delle tasse) e fra chi si iscrive il 20 per cento si ferma al primo anno. Il 46 per cento degli studenti universitari è fuori corso. La selezione aumenta vertiginosamente nelle aree più de presse a partire dal sud.

Quale mobilitazione?

Il 17 novembre oltre alla giornata internazionale delle mobilitazioni studentesche è anche lo sciopero dei sindacati contro i tagli all’università. Da parte nostra nell’ultimo coordinamento nazionale Csp-Csu (Comitati in difesa della scuola pubblica - Collettivi studenteschi universitari) abbiamo deciso di mobilitarci sulla base di una piattaforma chiara e avanzata. Saremo in piazza ma non per una semplice “sfilata” autunnale. È necessario riprendere il filo interrotto delle mobilitazioni, superando limiti, come la semplice testimonialità e la mancanza di chiare parole d’ordine, che hanno, in passato, fortemente ridimensionato l’efficacia del movimento studentesco. C’è bisogno di un programma rivendicativo netto e radicale, che parta dal raddoppio dei finanziamenti all’istruzione pubblica, tagliando i finanziamenti alle private e prendendo i miliardi di euro spesi in armamenti militari e nei regali alle imprese, il ritiro delle contro riforme Berlinguer-Zecchino e della Moratti, la dismissione dell’autonomia scolastica che prevede ad oggi solo autonomia nel privatizzare di fatto l’istruzione pubblica, privilegiando gli interessi dei padroni piuttosto che una formazione che dia cultura e che sia gratuita. Lottiamo per scuole pubbliche laiche, senza crocifissi e senza religione cattolica, ci sono gia troppe scuole private che impostano il sapere sul sistema religioso.
Il 18-19 novembre si terrà a Bologna la seconda conferenza nazionale del Csp-Csu in cui si discuterà un documento di analisi sulla scuola pubblica e la prospettiva della nostra lotta lotta. Arriviamo a questo appuntamento consapevoli di non essere ancora un’organizzazione capillarmente radicata ma, convinti di poter avere un confronto aperto con tutti gli studenti e i collettivi che sentono l’esigenza di strutturare delle mobilitazioni su scala nazionale in modo da scendere in piazza uniti per lottare per il miglioramento della scuola pubblica. Solo partendo da una seria discussione che parta dal bilancio dei limiti delle passate mobilitazioni studentesche possiamo tracciare la strada per la vittoria del movimento studentesco e la conquista di un’istruzione pubblica, laica, gratuita e di qualità!
 
15/11/2006 
 
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