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Sardegna - Congresso regionale straordinario del Prc Stampa E-mail
Scritto da FalceMartello   

Tesi alternative al documento “LIBERAMENTE COMUNISTI”

FalceMartello, la tendenza marxista di Rifondazione Comunista, ha presentato un proprio documento nazionale al VIº congresso del partito (il doc n°5 "Rompere con Prodi, preparare l’alternativa operaia") e alla IIIª conferenza nazionale dei Giovani Comunisti (il doc n°4 "GC, Rivoluzionari del XXI secolo"). Per questo congresso regionale straordinario non è nelle condizioni di presentare un proprio documento politico.

Non essendo rappresentati nel Comitato Politico Regionale non abbiamo avuto la possibilità di usufruire di questo diritto. Rimaneva, come da regolamento,  l’ipotesi residuale di raccogliere 50 firme dislocate nel territorio regionale (al massimo un terzo appartenenti ad una singola federazione). Questa ipotesi, per quanto democratica, era nei fatti pesantemente compromessa dai tempi insostenibili di questo congresso e dalla scarsa pubblicizzazione dei metodi procedurali. In ogni caso rivendichiamo anche per il futuro, insieme alla trasparenza, la possibilità di presentare documenti attraverso la raccolta di firme tra i militanti di base.

Pertanto, ci rimane la sola possibilità di manifestare le nostre idee attraverso il meccanismo degli emendamenti. Essendo stati presentati più documenti al CPR del 1° novembre scorso, abbiamo deciso di emendare il documento “Liberamente Comunisti. Autonomia, pace e lavoro”.

Esistono delle differenze non irrilevanti che giustificano a livello nazionale l’esistenza di due aree distinte che, pur facendo entrambe una battaglia di opposizione alla linea di maggioranza, hanno presentato al VIº congresso nazionale due documenti diversi e alternativi.

Per ragioni pratiche non abbiamo emendato tutti i singoli punti che non condividiamo ma ci siamo concentrati su quattro tesi che consideriamo le più significative nel dibattito congressuale.

Le tesi alternative, che pubblchiamo di seguito,  verteranno sui seguenti punti:

1) La gestione del partito in Sardegna

2 ) L’atteggiamento verso la giunta Soru

3) La questione delle alleanze

4) Il giudizio sul governo Prodi e la finanziaria

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 Novembre 2006

 


TESI ALTERNATIVA n°1

La gestione del partito in Sardegna
(sopprime il preambolo <Il congresso regionale>)

La situazione del nostro partito in Sardegna ha raggiunto un livello di degenerazione insostenibile. Il fatto che si convochi un congresso straordinario a solo un anno dal precedente ordinario conferma questa semplice considerazione. Le responsabilità sono da attribuirsi principalmente ai dirigenti delle principali aree che hanno governato il partito in questi anni.

Insensibili allo sforzo che generosamente è stato messo in campo da centinaia di giovani militanti che in questi anni sono entrati con entusiasmo nel nostro partito, il gruppo dirigente non ha offerto loro idee per le quali lottare ma un terreno fatto quasi esclusivamente di lotte intestine tese a mantenere delle rendite di posizione nell’apparato e nelle istituzioni.

I congressi in molti circoli sono stati trasformati in vere e proprie farse nei quali era importante fare una tessera in più degli altri piuttosto che formare militanti consapevoli e politicamente autonomi.

Queste pratiche nocive e deteriori per un Partito che si considera comunista non sono nate qui ma sono arrivate (come quasi tutto ciò che di negativo arriva nella nostra isola) da Roma e dal gruppo dirigente nazionale nel suo insieme. Non è secondario ricordarlo. Non per rivendicare una sterile autonomia del partito sardo da quello nazionale ma per essere coscienti della provenienza del male che ha precise cause politiche e organizzative che non sono indipendenti dalle scelte governiste fatte sia a livello nazionale che a livello regionale.

Per uscire da questa crisi la strada da percorrere non è quella degli accordi pasticciati di vertice, delle sintesi artificiose, delle cosiddette gestioni unitarie che di unitario nulla hanno, ma quella del riconoscimento delle chiare differenze politiche che esistono e che vanno confrontate democraticamente.

Queste pratiche di cui si è abusato alla lunga non possono che farci morire di asfissia burocratica. La strada che proponiamo è quella di una battaglia seria e tenace (e che con tutta probabilità è destinata a mantenersi in un primo periodo in una posizione di minoranza e di opposizione) contro le chiare ed evidenti tendenze burocratiche che si sono manifestate in questi anni.

Il congresso regionale e tutti i nostri militanti sono chiamati dunque a mobilitarsi contro i “mestieranti della politica” che affollano sempre di più le nostre fila e a produrre un totale rinnovamento del gruppo dirigente, delle sue pratiche e delle sue modalità, a partire da una rigida separazione tra le cariche istituzionali e quelle di partito.

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TESI ALTERNATIVA n°2

L’atteggiamento verso la giunta Soru
(sopprime l’ultimo capoverso del capitolo <Economia e politiche di sviluppo>, da: “La giunta Soru…” a “…nella società”)

Per quanto la giunta Soru possa aver fatto alcune scelte positive e condivisibili, il timone della sua politica è fortemente condizionato da un’impostazione di tipo liberista. Si tratta di un governo dove partecipano i partiti dei lavoratori ma dove la guida è ferreamente controllata da un esponente, illuminato quanto si vuole, ma pur sempre appartenente alla borghesia sarda.

Per mantenere la propria indipendenza di classe il partito deve selezionare alcuni punti dirimenti del proprio programma politico e sociale e su questo produrre conflittualità sia sul piano sociale che su quello politico e istituzionale. Conflittualità che per altro non manca ma che non riesce a generalizzarsi per mancanza di sponde politiche e sindacali.

In particolare contro la privatizzazione dei beni e dei servizi sociali, in difesa del lavoro stabile e garantito e contro la deriva presidenzialista che si vuole imporre alla politica sarda.

In mancanza di una netta inversione di linea è fondamentale preparare il corpo militante e i nostri referenti sociali alla necessità di un disimpegno dalla giunta regionale se non a una vera e propria uscita dalla maggioranza studiando tutte le modalità tattiche e politiche per evitare che queste scelte, che possono diventare inevitabili, vengano incomprese dal nostro popolo e che contemporaneamente da tutto questo non ne esca rafforzata la destra berlusconiana.

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TESI ALTERNATIVA n°3

La questione delle alleanze
(sopprime il penultimo capoverso del capitolo <Il Partito in Sardegna>, da: “Rilanciare il Partito…” ad “…articolo 18”)

Rilanciare il partito in Sardegna significa porre al centro della nostra politica gli interessi fondamentali dei lavoratori e delle classi subalterne e l’autonomia dei comunisti consiste nella capacità di mantenere la nostra indipendenza dalle forze della borghesia. La politica delle alleanze può intendersi solo in questo quadro ed è riconducibile alla nostra capacità di influenzare e di esercitare egemonia nei confronti di quei settori decisivi e maggioritari della classe lavoratrice che sono influenzati dai dirigenti riformisti e socialdemocratici. Ci rivolgiamo in questa contesa politica e sociale in primo luogo alla base delle organizzazioni di massa (Cgil in primo luogo) proponendo percorsi di lotta unitari allo scopo di far emergere con più evidenza le contraddizioni che esistono tra gli interessi dei lavoratori, dei giovani precari, dei disoccupati, delle donne, dei pensionati e ciò che difendono i vertici della sinistra politica e sindacale.

Non sottovalutiamo l’importanza delle questioni democratiche ma le subordiniamo a quelle di classe nella consapevolezza che le forze della borghesia sono incapaci di svolgere un ruolo progressista nella società anche nel caso in cui queste forze si dichiarino democratiche e antifasciste. È tutta l’esperienza del movimento operaio che lo dimostra, a partire dalla Resistenza partigiana.

È solo sulla forza del movimento operaio che un partito comunista può trovare forza e sostentamento, è solo attraverso un’alleanza con le forze di classe che possiamo cambiare sostanzialmente il quadro politico esistente aprendo la strada a un’alternativa reale.

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TESI ALTERNATIVA n°4

Il giudizio sul governo Prodi e la finanziaria
(sopprime i primi tre capoversi del capitolo <La politica nazionale e la finanziaria>, da: “Esprimiamo viva preoccupazione…” a “…preparativi di guerra”)

Ad un’analisi rigorosa appare chiaro come la finanziaria approvata dal governo non contenga alcun elemento di svolta di fondo che offra una risposta credibile alle attese di cambiamento che hanno portato alla vittoria elettorale dell’Unione dopo 5 anni di lotte contro il governo di destra. Seppure è vero che il governo ha dovuto, per timore di una forte reazione dei lavoratori, rinunciare a misure di “massacro sociale” su vasta scala, rimangono numerosi elementi che ci portano a un giudizio prevalentemente negativo.

In primo luogo le grandi imprese, come dichiarato dallo stesso ministro dell’economia, sono le principali beneficiarie dei fondi stanziati per il cosiddetto “sviluppo”, attraverso il grosso della manovra sul cuneo fiscale.

In sintesi, lo scarto fra le attese di massa, determinate dal peggioramento generale delle condizioni di lavoro e di vita che prosegue da decenni, e i pochi punti positivi della finanziaria (di fatto circoscritti alla questione Irpef e a un impegno peraltro di gran lunga insufficiente ad assumere precari nella scuola e pubblico impiego) è talmente grande che la gran massa dei lavoratori e dei settori più poveri non percepirà nella propria condizione il preteso “segno” di svolta di questa legge.

Restano inoltre aperti terreni di scontro decisivi che sono stati solo rimandati da parte del governo. In primo luogo la trattativa sulle pensioni, partita nel modo peggiore con il memorandum di intesa sottoscritto da Cgil Cisl e Uil (sul quale dobbiamo prendere una chiara posizione contraria sia come partito che attraverso una ampia campagna dei nostri compagni nel sindacato, a partire dalla Cgil) che parla esplicitamente di innalzare l’età pensionabile.

Si prosegue poi con l’ultraliberista DDL Lanzillotta, con le proposte Amato sull’immigrazione e con la chiara volontà del ministro del Lavoro Damiano di smentire gli stessi ispettori del lavoro riguardo la questione decisiva della precarietà, limitandosi a riproporre la logica fallimentare della flessibilità contrattata.

Di tutte le promesse di aggredire le peggiori leggi di Berlusconi (Legge 30, Bossi-Fini, legge Moratti) non si vede invece più traccia. Così come si sono dimostrate illusorie le prospettive di chi, nel nostro partito, teorizzava che avremmo potuto fare irrompere i movimenti di massa nella trattativa sull’azione del governo.

La questione è mettere in discussione le politiche di Maastricht nel loro insieme: il pattò di stabilità e le sue nefaste conseguenze.

Qualsiasi proposta, per quanto di sinistra, interna a questa logica (come quella di “spalmare” la manovra su due anni, di fare come Francia e Germania, ecc.) non tiene conto della profondità della crisi dell’economia italiana, dalle gigantesche proporzioni del debito pubblico e dei ristrettissimi margini (per non dire nulli) che in un quadro capitalistico esistono per politiche redistributive.

Si pone dunque la necessità di lottare per una prospettiva  anticapitalista e socialista che per quanto oggi può sembrare distante è la meno utopica tra tutte quelle che affollano il dibattito politico a sinistra.


 

 
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