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Ripubblichiamo l’articolo di Antonio Sciotto apparso su Il Manifesto del 6 ottobre 2006
Nuove magagne sul fronte dei call center, e questa volta è addirittura
la finanziaria, concretizzata due giorni fa da un primo accordo
sindacale, a mettere in crisi il risultato dell’ispezione Atesia. È in
atto una vera e propria maxi-sanatoria, un «condono cocoprò», in base
al quale una parte dei contributi pregressi e in pratica tutti i
differenziali salariali verranno «sanati» ai datori di lavoro grazie a
futuri accordi sindacali. In prima fila, tra i «graziati», la Cos di
Alberto Tripi, bastonata dall’ispezione che ha imposto l’assunzione di
tutti i 3200 parasubordinati e la restituzione dei contributi fino al
2001.
Di qualche settimana fa l’appello dell’azienda: assumeremo 4 mila
persone se verranno annullate le conclusioni dell’ispezione, e verranno
assunti i nuovi criteri stabiliti dalla circolare Damiano. Emessa in
giugno, la circolare distingue tra inbound e outbound: i primi (in
ricezione telefonate) con il diritto al lavoro dipendente, i secondi
(che le fanno) condannati all’eterna condizione cocoprò. Il ministro
Damiano, mediatore per eccellenza, ha trovato la quadra: non si è
opposto frontalmente al rapporto dei suoi stessi ispettori, pur non
condividendone di fatto le conclusioni; piuttosto, ha elaborato in
finanziaria un meccanismo con il quale si può procedere all’assunzione
graduale dei parasubordinati (solo gli inbound), ma si dispone anche
che le parti potranno stipulare accordi che superano le conclusioni
dell’ispettorato. Tali intese dovranno disporre delle conciliazioni con
i lavoratori, e dunque un condono tombale sul pregresso. La
finanziaria, all’articolo 178, recita: «L’accesso alla procedura è
consentito anche ai datori di lavoro che siano stati destinatari di
provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi
concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro. Gli effetti di
tali provvedimenti sono sospesi fino al completo assolvimento degli
obblighi». Come se non bastasse, la stessa finanziaria parla solo di
«passaggi a lavoro subordinato», dunque (perché no?) anche contratti a
termine, in apprendistato, interinali, o magari a chiamata.
Atesia è esemplare: siamo ancora in fase di ricorso dell’azienda contro
l’ispezione, e intanto è sopravvenuto un accordo interconfederale
(siglato due giorni fa) che dispone l’applicazione della circolare
Damiano per l’intero settore dei call center. È firmato da Cgil, Cisl,
Uil e tutte le associazioni datoriali, e a questo punto non si attende
altro che un’intesa aziendale per poter cancellare con un colpo di
spugna l’obbligo a risarcire il pregresso contributivo, assumendo solo
una parte dei lavoratori. D’altra parte, la Cos sta trasferendo
centinaia di dipendenti in Atesia da altre sedi, in modo da far
apparire una più alta quota di subordinati nel totale e non dover
assumere molti cocoprò.
L’accordo interconfederale, firmato anche dalla Cgil, prevede inoltre
una grave violazione dei diritti individuali (e perciò indisponibili)
dei lavoratori. A differenza dei consueti accordi, infatti, si dispone
in un articolo che l’intesa aziendale dovrà disporre i tempi entro cui
gli interessati formalizzeranno una conciliazione sul pregresso,
scambiandola di fatto con l’assunzione. Normalmente la conciliazione
può essere soltanto proposta al lavoratore, e quest’ultimo può
accettare o meno di firmarla, oppure procedere con una causa, ma non
per questo viene escluso dalla lista degli assumendi. Invece, con
questa formula, si obbliga praticamente il lavoratore ad accettare la
conciliazione o a essere escluso dall’elenco assumendi. Si potrebbe
anche ravvisare una incostituzionalità, perché il sindacato e l’impresa
si arrogherebbero un diritto individuale del lavoratore, la sua libertà
di procedere a una causa per quanto dovuto.
C’è anche un «dolcino» finale: le parti si sono impegnate ad avviare un
confronto sullo sviluppo del settore, ai sensi del decreto legislativo
276 del 2003, ovvero della legge 30. Ma la Cgil non era per «cancellare
la 30»? Almeno così recitano le tesi approvate al Congresso di Rimini.
D’altra parte, se si è accettata nella pratica dell’accordo la logica
di condannare in una perenne «serie B del lavoro» i parasubordinati
(l’intesa interconfederale autorizza il ricorso al lavoro a progetto
per le attività di outbound) è difficile sostenere nella teoria
l’esigenza di «riscrivere la 30» e «ricondurre tutto il lavoro
economicamente dipendente sotto un’unica tipologia».
16/10/2006
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