|
Il 24 settembre a Bologna si è tenuto un attivo delle
strutture e dei delegati Cgil, Cisl e Uil sulla finanziaria 2007. Le poche
decine di delegati delle varie categorie provenienti da tutta la provincia sono
stati invitati dai funzionari. Gli interventi dal palco (la lista blindata
dall’inizio dell’assemblea ha impedito anche a chi scrive di poter intervenire)
hanno dato in un primo momento l’idea di trovarsi di fronte ad un giudizio
generalmente molto critico sull’impianto di una finanziaria che va a colpire la
spesa sociale con tagli indiscriminati alla sanità, servizi pubblici e scuola,
senza politiche di sviluppo che non affronta neppure l’emergenza salariale che
affligge lavoratori e pensionati. I dirigenti sindacali hanno ribadito la loro
indisponibilità a trattare sui tagli alle pensioni e a rinviare il problema dei
precari. Non sono mancati i richiami a quelli che ormai sono diventati due
cavalli di battaglia tra i punti da “aggredire” con la contrattazione: la lotta
alla “flessibilità cattiva” (ma dove sarebbe la “flessibilità buona”), e
un’incitazione rivolta soprattutto ai delegati a tornare ad occuparsi
dell’organizzazione del lavoro, richiami condivisibili sennonché proviene dagli
stessi che in passato l’hanno abbandonata in nome della concertazione.
Quello che però è mancato, è stato un
intervento che ricordasse ai presenti, che l’unica via per procedere verso una
vera politica di redistribuzione della ricchezza la si ottiene soltanto con la
lotta contratto per contratto, in ogni luogo di lavoro.
L’unico modo per influenzare il
governo, per cambiare l’impostazione liberista della sua politica economica, è
avere un sindacato conflittuale dipendente solo dagli interessi dei lavoratori,
forte di una pratica democratica di costruzione delle vertenze e di
organizzazione delle lotte necessarie a sostenerle che parta dai luoghi di
lavoro.
Le sue parole d’ordine devono essere
l’assunzione a tempo indeterminato per cancellare così la legge 30 e il
pacchetto Treu; liberalizzare i permessi di soggiorno e dare pieno diritto di
voto agli immigrati per abolire la Bossi-Fini, abbattere i Cpt e il lavoro
nero. Politiche concrete per realizzare il diritto ad una casa dignitosa per
tutti, e il rigetto di qualsiasi taglio sulla spesa pubblica. Fino a
rivendicare la rinazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori di tutti i
servizi pubblici privatizzati. Una lotta, ora più che mai importante, contro lo
scippo del Tfr, per fare pagare la spesa assistenziale ai padroni. Tutto questo
negli interventi è mancato e non è stato concesso alla Rete 28 Aprile, che è
un’area organizzata a tutti gli effetti nella Cgil, la possibilità di
intervenire. A questo proposito, ritengo che la Rete dovrebbe far rispettare in
questi appuntamenti il diritto a esprimere le proprie posizioni presentando
anche dei documenti.
L’unico segno di dissenso al documento
presentato dai vertici (che conteneva una troppo generica richiesta al governo
per una finanziaria di equità e sviluppo) è venuto da un nostro compagno
delegato con la dichiarazione di voto. Purtroppo i NO sono stati solo 5, mentre
alcuni compagni della Rete 28 Aprile si sono astenuti (gli stessi che
distribuivano un volantino che attaccava duramente vecchia e nuova
concertazione), e il documento riceveva una valanga di consensi da parte di
un’assemblea riunita senza alcun criterio democratico.
Il reale rapporto tra sindacati e
governo
di recente si è anche manifestato attraverso
il memorandum d’intesa sulla riforma
delle pensioni che ha addolcito la finanziaria rimandando al gennaio 2007
l’aumento
dell’età pensionabile e la riduzione dei contributi a tutto vantaggio della
previdenza
integrativa.
Cari compagni, proprio sulle pensioni e
sulla nuova concertazione si deciderà il nostro futuro, solo con l’appoggio
incondizionato dei precari, dei migranti, di tutti i lavoratori pubblici e
privati, unendo gli oprai e gli studenti, potremo trasformare questo sindacato
da concertativo a conflittuale e vincere. Ben vengano allora le
autoconvocazioni, come quella regionale dell’Emila Romagna tenutasi a Bologna
il 9 ottobre, sostenuta anche dalla Rete 28 Aprile, che ha deciso di rilanciare
l’opposizione all’accordo sulle pensioni che Epifani vuole fare passare sopra
la testa dei lavoratori. Un primo passo per costruire una Cgil democratica e
combattiva.
17/10/2006
|