Home arrow Movimento operaio arrow Corrispondenze operaie arrow Sindacato concertativo o sindacato conflittuale?
Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Il nostro opuscolo contro il razzismo
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
Sindacato concertativo o sindacato conflittuale? Stampa E-mail
Scritto da Ottaviano Gianplacido Rsu Fiom-Cgil Bonfiglioli Riduttori (Bo), a titolo personale   

Il 24 settembre a Bologna si è tenuto un attivo delle strutture e dei delegati Cgil, Cisl e Uil sulla finanziaria 2007. Le poche decine di delegati delle varie categorie provenienti da tutta la provincia sono stati invitati dai funzionari. Gli interventi dal palco (la lista blindata dall’inizio dell’assemblea ha impedito anche a chi scrive di poter intervenire) hanno dato in un primo momento l’idea di trovarsi di fronte ad un giudizio generalmente molto critico sull’impianto di una finanziaria che va a colpire la spesa sociale con tagli indiscriminati alla sanità, servizi pubblici e scuola, senza politiche di sviluppo che non affronta neppure l’emergenza salariale che affligge lavoratori e pensionati. I dirigenti sindacali hanno ribadito la loro indisponibilità a trattare sui tagli alle pensioni e a rinviare il problema dei precari. Non sono mancati i richiami a quelli che ormai sono diventati due cavalli di battaglia tra i punti da “aggredire” con la contrattazione: la lotta alla “flessibilità cattiva” (ma dove sarebbe la “flessibilità buona”), e un’incitazione rivolta soprattutto ai delegati a tornare ad occuparsi dell’organizzazione del lavoro, richiami condivisibili sennonché proviene dagli stessi che in passato l’hanno abbandonata in nome della concertazione.

Quello che però è mancato, è stato un intervento che ricordasse ai presenti, che l’unica via per procedere verso una vera politica di redistribuzione della ricchezza la si ottiene soltanto con la lotta contratto per contratto, in ogni luogo di lavoro.

L’unico modo per influenzare il governo, per cambiare l’impostazione liberista della sua politica economica, è avere un sindacato conflittuale dipendente solo dagli interessi dei lavoratori, forte di una pratica democratica di costruzione delle vertenze e di organizzazione delle lotte necessarie a sostenerle che parta dai luoghi di lavoro.

Le sue parole d’ordine devono essere l’assunzione a tempo indeterminato per cancellare così la legge 30 e il pacchetto Treu; liberalizzare i permessi di soggiorno e dare pieno diritto di voto agli immigrati per abolire la Bossi-Fini, abbattere i Cpt e il lavoro nero. Politiche concrete per realizzare il diritto ad una casa dignitosa per tutti, e il rigetto di qualsiasi taglio sulla spesa pubblica. Fino a rivendicare la rinazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori di tutti i servizi pubblici privatizzati. Una lotta, ora più che mai importante, contro lo scippo del Tfr, per fare pagare la spesa assistenziale ai padroni. Tutto questo negli interventi è mancato e non è stato concesso alla Rete 28 Aprile, che è un’area organizzata a tutti gli effetti nella Cgil, la possibilità di intervenire. A questo proposito, ritengo che la Rete dovrebbe far rispettare in questi appuntamenti il diritto a esprimere le proprie posizioni presentando anche dei documenti.

L’unico segno di dissenso al documento presentato dai vertici (che conteneva una troppo generica richiesta al governo per una finanziaria di equità e sviluppo) è venuto da un nostro compagno delegato con la dichiarazione di voto. Purtroppo i NO sono stati solo 5, mentre alcuni compagni della Rete 28 Aprile si sono astenuti (gli stessi che distribuivano un volantino che attaccava duramente vecchia e nuova concertazione), e il documento riceveva una valanga di consensi da parte di un’assemblea riunita senza alcun criterio democratico.

Il reale rapporto tra sindacati e governo
di recente si è anche manifestato attraverso
il memorandum d’intesa sulla riforma
delle pensioni che ha addolcito la finanziaria rimandando al gennaio 2007 l’aumento
dell’età pensionabile e la riduzione dei contributi a tutto vantaggio della previdenza
integrativa.

Cari compagni, proprio sulle pensioni e sulla nuova concertazione si deciderà il nostro futuro, solo con l’appoggio incondizionato dei precari, dei migranti, di tutti i lavoratori pubblici e privati, unendo gli oprai e gli studenti, potremo trasformare questo sindacato da concertativo a conflittuale e vincere. Ben vengano allora le autoconvocazioni, come quella regionale dell’Emila Romagna tenutasi a Bologna il 9 ottobre, sostenuta anche dalla Rete 28 Aprile, che ha deciso di rilanciare l’opposizione all’accordo sulle pensioni che Epifani vuole fare passare sopra la testa dei lavoratori. Un primo passo per costruire una Cgil democratica e combattiva.

 

17/10/2006 

 


 
< Prec.   Pros. >