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Lo scorso 30 settembre hanno sfilato per le vie di Taranto
circa 400 persone per dire ancora una volta “NO al rigassificatore”. In testa
al corteo i promotori del “Comitato contro il rigassificatore” composto da
associazioni ambientaliste, comitati cittadini, Uil, Cobas, Prc provinciale,
verdi e altri, a cui si è aggiunta una delegazione del Comitato Brindisi che da
anni si sta battendo contro la costruzione di un rigassificatore a Capobianco.
Se il progetto dovesse realizzarsi, nel
porto di Taranto arriverebbero circa 110 navi gasiere l’anno, della stazza di
130mila-140mila tonnellate. Per ragioni di sicurezza vicino alle navi gasiere
non vi può essere la presenza di nessun tipo di imbarcazione.
Secondo il Comitato, “un rigassificatore può essere accettato in
condizioni di elevata sicurezza. L’opposizione al rigassificatore non è
un’opposizione irrazionale di principio ma è una razionale ricerca di
spiegazioni esaurienti, senza le quali un rigassificatore è un azzardo.
Le
ragioni di sicurezza non possono venire dopo quelle del profitto”.
(…)
“Un rigassificatore troppo vicino alla città, al porto e all’area industriale è
da respingere per ragioni di sicurezza.”
È evidente che l’insediamento di un
impianto di questa natura, comporterebbe pericoli e rischi per i cittadini,
l’ambiente (è previsto un dragaggio dei fondali con ben 4,5milioni di metri
cubi di fanghi di risulta che, presumibilmente contaminati da sostanze
tossiche, andrebbero smaltiti in discarica) ed il paesaggio per rilascio e
perdite di vapori di metano altamente infiammabili in una zona dove già
esistono industrie a rischio.
La città infatti già ospita il più
grande centro siderurgico del paese che negli ultimi anni ha elevato la sua
produzione annuale di acciaio da circa 6 milioni a 9 milioni di tonnellate; vi
è la più importante base navale militare; una raffineria dell’Agip per lo
stoccaggio di idrocarburi (che di recente per un grave incidente ha sversato
30mila metri cubi di gasolio); il terminale dell’oleodotto dalla Val D’Agri, e
tre centrali termoelettriche.
È bene ricordare che Taranto è stata
dichiarata area ad elevato rischio ambientale nel Novembre 2000. Ma è ancora in
attesa di risanamento…
Un articolo del Manifesto del 26 marzo scorso riferiva che la nube di vapore
fuoriuscita per incidente da una nave gasiera, secondo uno studio commissionato
dal Pentagono, sprigionerebbe energia equivalente “a quella di 55 bombe di Hiroshima (prive di radiazioni). Un altro
studio, commissionato dalla città di Oxnard (California) prevede che la nube di
fuoco si spanderebbe in un raggio di 55 km”.
Infine in termini occupazionali
l’esborso di 500 milioni di euro necessari per la costruzione dell’impianto,
produrrebbe solo qualche decina di posti di lavoro, mentre ingrasserebbe le
tasche già colme delle multinazionali coinvolte.
Analogo problema investe la città di
Brindisi in cui i lavori di costruzione dell’impianto di rigassificazione sono
stati già avviati dalla precedente Giunta Regionale di centro destra,
nonostante l’opposizione dell’attuale Giunta Regionale, Provinciale e Comunale
e la mancanza di una Valutazione d’impatto ambientale (Via), prevista dalla vigente normativa.
Nel frattempo, negli ultimi anni,
migliaia di cittadini si sono mobilitati, costituendo Comitati contro il
rigassificatore ed conducendo degli studi specifici sulle conseguenze per la
popolazione.
Le mobilitazioni degli ultimi mesi
hanno dimostrato le potenzialità di ottenere una vittoria. Il 29 aprile si sono
mobilitati circa diecimila brindisini, sostenuti dai tarantini. L’8 settembre
si è dimostrato che è possibile rispondere all’arroganza della British Lng
(multinazionale incaricata alla costruzione del rigassificatore) fermando per
un’intera giornata il prosieguo dei lavori con manifestazioni di protesta
tenute davanti all’ingresso del cantiere.
Di nuovo il 25 settembre una parte di
quei cittadini brindisini che hanno promosso l’iniziativa culturale della
“Notte bianca a Capo Bianco” si sono ritrovati alle prime luci dell’alba del 25
davanti ai cancelli del cantiere della Lng. Per tutta la giornata i camion che
trasportano le pietre non hanno potuto transitare per quell’ingresso. Una nuova
mobilitazione è prevista per il 28 ottobre.
La Regione Puglia, nella veste del suo
Presidente Niki Vendola “ha escluso
categoricamente la costruzione dell’impianto a Brindisi”, come si legge
sulle pagine di Liberazione
(22/8/06).
“Nessun
impianto ad alto rischio, in generale nessun impianto industriale, puo’ essere
immaginato senza gli elementi fondamentali della validazione democratica e
della valutazione tecnico-scientifica del suo impatto ambientale”,
ha dichiarato Vendola.
Apparentemente tutto bene, salvo poi
ritrovare come sponsor principali per la Fiera ecologica dei parchi del
Mediterraneo, svoltasi a Bari nel mese di settembre, la Gas Natural,
multinazionale spagnola che vuole realizzare a Taranto il rigassificatore, l’Ilva,
principale fonte di inquinamento a Taranto, la Edison, azienda che costruisce
rigassificatori e Medea, società che ha realizzato lo Studio di Impatto
Ambientale della Gas Natural…
È chiaro che un simile atteggiamento si
rivela ambiguo agli occhi di chi, con fiducia, ha scelto un esponente del Prc
quale governatore di una regione già enormemente martoriata come la Puglia.
La stessa Cgil, formalmente appoggia le
mobilitazioni, ma nei fatti non si dice pregiudizialmente contraria alla
realizzazione dell’impianto.
Ancor più grave l’esito dell’incontro
tra Enti Locali e Governo del 20 settembre in cui, malgrado Pecoraro Scanio,
Ministro dell’Ambiente, fosse favorevole al blocco dei lavori a Brindisi, il
Ministro alle Attività produttive, Bersani, ha giudicato legittima
l’autorizzazione precedentemente concessa, di fatto dando il via libera al
prosieguo della costruzione dell’impianto.
Queste contraddizioni nel
centro sinistra, ma soprattutto nel Prc, che aderisce solo a livello locale
alla manifestazione del 30 settembre, ha spinto il comitato di quartiere di
Taranto e Brindisi ad esprimere una dura contestazione nei confronti delle istituzioni
ed a chiedere a Vendola: “Ritorna quello
che eri prima, a stare dalla parte dei cittadini, ora che sei nella stanza dei
bottoni”.
L’esito delle lotte contro i
rigassificatori in Puglia non è ancora definito. Come comunisti dobbiamo
lavorare sulle divisioni che si sono aperte per spingere le organizzazioni di
sinistra a stare realmente da parte della popolazione che con determinazione si
oppone.
17/10/2006
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