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Lottiamo per la
nazionalizzazione!
L’Ixfin di Marcianise (Caserta) raccoglie quello che rimane
dei lavoratori dell’ex Olivetti di Marcianise e Pozzuoli e della Texas
Instruments di Aversa. Si tratta di uno stabilimento che, come altri, ha visto
passare diverse proprietà e diverse società che lungo gli anni, a colpi di
cessioni di ramo d’azienda e ristrutturazioni, hanno distrutto pezzo per pezzo
quello che era il fiore all’occhiello dell’elettronica in Italia.
Si tratta di un intreccio di speculazioni, favori politici,
finanziamenti pubblici e vere e proprie truffe che si configura come uno degli
elementi caratterizzanti del capitalismo italiano e non solo.
L’approdo finale di questo percorso di svendita è stato nel 2004
l’acquisizione da parte di Massimo Pugliese, la cui società, l’Ixfin appunto,
viene dichiarata fallita dal tribunale di Napoli il 28 giugno del 2006 (una
ricostruzione dell’ultima fase della gestione Pugliese può essere reperita sul
blog creato dagli stessi lavoratori: ixfin.inpolitica.net).
Mentre però Pugliese rimane impunito, a farne le spese ancora una volta
sono i lavoratori di una fabbrica che nei fatti è ferma da due anni. Lavoratori
che non ricevono gli stipendi e che con il fallimento vengono mandati a casa
privati anche del tfr, così come quelli che nel corso dell’ultimo anno sono
stati licenziati.
Nel corso di questi anni la lotta dei lavoratori ha attraversato alti e
bassi ed ora si trova in una situazione complicata, con un settore di
lavoratori che nel frattempo cerca di racimolare qualcosa lavorando in nero.
Nonostante infatti i continui blocchi stradali e i cortei improvvisati, gli
incontri con le istituzioni, per non parlare poi della nauseante passerella dei
politici che di volta in volta si presentano in fabbrica promettendo mari e
monti, la situazione non è migliorata.
Del resto l’atteggiamento di
questo governo, che pure è stato visto come un’alternativa da tanti lavoratori,
non è tanto diverso da quello precedente e si utilizza il fatto che la società
sia fallita per scaricarsi dalle responsabilità.
Bisogna aggiungere il fatto che non si possono tenere 900 lavoratori
perennemente in mobilitazione senza una prospettiva chiara di lotta, senza che
ci sia un percorso chiaro che passi attraverso le assemblee e funga da collante
per la determinazione necessaria per una lotta in cui ci si gioca tutto. In
questo senso il sindacato ha le sue responsabilità nel momento in cui sembra
giochi soltanto a stancare e far sfogare i lavoratori piuttosto che a far
crescere ed estendere la vertenza.
Per quanto ci riguarda faremo il possibile perché la lotta vada in una
direzione ben precisa e in primo luogo lotteremo per l’unificazione delle
vertenze della provincia di Caserta. È assurdo infatti che in una provincia
dove le aziende in crisi non si contano, non si proclami uno sciopero generale
che abbia come primo obiettivo quello di unificare le vertenze, soprattutto se
si valuta che le principali (Finmek, Ixfin, Marconi, Siemens ecc.) fanno tutte
parte del settore elettronico.
Nemmeno ci convince l’idea che la lotta possa avere come unico sbocco
la richiesta di cassa integrazione, che pure in questo caso può essere una
boccata d’ossigeno per i lavoratori, ma che non dà prospettive reali in primo
luogo ai giovani che costituiscono la maggior parte dei lavoratori.
Pensiamo che bisogna mettere al centro delle rivendicazioni quello che
le stesse Fim, Fiom e Uilm proposero per la Finmek e cioè l’idea di un polo
elettronico pubblico. L’unico modo concreto per farlo è la nazionalizzazione di
queste fabbriche che chiuda una volta per tutte con le speculazioni sulle
spalle dei lavoratori e sia in grado di rilanciare realmente il settore.
Del resto insieme ai lavoratori il maggior creditore di Pugliese è
proprio lo Stato, con 1.105 milioni di euro di tasse e contributi evasi.
Nelle prossime settimane saremo impegnati in prima linea per la
manifestazione nazionale del 4 novembre contro la precarietà e pensiamo che in
questo percorso debbano rientrare anche le fabbriche in crisi in modo da
sviluppare un percorso unitario. Ci sembra questo l’unico modo per cominciare
in maniera concreta una battaglia a tutto campo per il diritto al lavoro, ad un
lavoro vero.
17/10/2006
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