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25 anni fa
Sono passati 25 anni dalla fine dello sciopero della fame del
1981, che terminò con la morte dei prigionieri irlandesi che lottavano per i
più elementari diritti umani e democratici.
Durante i primi anni del movimento per i diritti civili
nell’Irlanda del nord, i detenuti repubblicani avevano ottenuto uno “status
speciale” che permetteva loro di essere trattati come prigionieri di guerra,
con i diritti specificati dalla Convenzione di Ginevra. Ma dalla metà degli
anni settanta, il governo laburista inglese, che non era riuscito a placare la
protesta degli unionisti nel 1974, fu risoluto nel reprimere il movimento
repubblicano irlandese e abolì lo status speciale per i prigionieri, che da
allora in poi vennero considerati dallo Stato come criminali.
I prigionieri, condannati da una corte
senza la presenza di una giuria, presieduta da giudici nominati dal governo
unionista, dopo interrogatori e torture da parte dei reparti speciali della Ruc
(il corpo di polizia dell’Irlanda del nord, ndt) che collaboravano con gli
squadroni della morte lealisti, vennero trasferiti al blocco H della famigerata
prigione di Maze.
A partire dal 1978, oltre trecento
detenuti repubblicani rifiutarono di indossare le uniformi carcerarie e di
svolgere attività lavorative in carcere. Le guardie carcerarie tentarono di
fermare la protesta picchiando i detenuti, quando andavano a lavarsi o usavano
i bagni.
Nel marzo del 1978, i prigionieri
risposero rifiutandosi di abbandonare le loro celle e di lavarsi, utilizzando
dei secchi come gabinetti. In risposta le guardie cominciarono a non portare
più i secchi: i detenuti risposero con la “protesta sporca”. I detenuti
spalmavano gli escrementi sulle pareti della cella e indossavano unicamente una
coperta sul corpo nudo, gelando nelle fredde celle durante l’inverno.
Inizia lo sciopero della fame
Le richieste dei detenuti non erano
certo straordinarie. Erano ragionevoli e furono concentrate in cinque punti:
1) Il diritto di indossare i propri
vestiti.
2) Il diritto di astenersi dai lavori
penali.
3) Il diritto alla libera associazione.
4) Il diritto ad attività ricreative ed
educative in accordo con le autorità carcerarie.
5) Il ripristino del condono della pena
(venuto meno a causa della “protesta sporca”).
Alla fine, la pazienza dei prigionieri
terminò nell’ottobre del 1980. Sette detenuti entrarono in sciopero della fame,
compreso il prigioniero dell’Inla (Esercito di liberazione nazionale irlandese,
la cui ala politica era l’Irsp), John Nixon. Lo sciopero cominciò il 27 ottobre
e terminò 53 giorni dopo, quando furono fatte delle concessioni apparenti,
compresa la possibilità per i reclusi di portare abiti civili.
Ma tali concessioni si rivelarono un
inganno tanto che i detenuti, sentendosi traditi, cominciarono un secondo
sciopero della fame. Domenica 1 marzo 1981, il leader dell’Ira-Provisional,
Bobby Sands, detenuto nella prigione di Maze si rifiutò di assumere cibo. Nelle
settimane e nei mesi seguenti altri detenuti intrapresero lo sciopero della
fame in modo organizzato. Margharet Thatcher, primo ministro britannico, decise
che non bisognava fare nessuna concessione ai prigionieri. Con fredda e
calcolata crudeltà, lei e i suoi tirapiedi decisero di lasciarli morire.
Lo sciopero della fame continuò a
crescere, e il 5 maggio Bobby Sands fu il primo dei prigionieri a morire, dopo
66 giorni di sciopero della fame. Aveva 26 anni. Il 7 maggio 1981 circa
centomila persone parteciparono al funerale, a Belfast. Lungi dall’intimidire i
repubblicani, la sua morte provocò un’ondata di rabbia e ribellione. In molte
zone repubblicane gli scontri divennero la regola. Seguirono altri nove morti
per sciopero della fame, inclusi tre militanti dell’Inla.
Si stavano creando le basi per un
movimento di protesta di massa. Purtroppo, la direzione dell’Ira Provisional
non aveva alcuna intenzione di sviluppare un movimento di massa, se non come
forza ausiliaria della “lotta armata”. Nutrivano l’illusione di poter
sconfiggere l’esercito britannico cacciandolo a suon di bombe e sparatorie.
Il movimento di massa
Il movimento di massa attorno agli
scioperi della fame mostrò una enorme potenzialità, ma ancora una volta questa
opportunità venne buttata via. Incapaci di scegliere se coinvolgere la sola
popolazione repubblicana o l’intera popolazione dell’isola, incluso il
movimento operaio, la direzione della campagna per il Blocco H si dimostrò
incapace di coinvolgere settori più ampi. Il Sinn Fein, vedendone le
potenzialità politiche, prese il controllo della lotta fuori dal Blocco H e,
mentre si poneva come la formazione più radicale, emarginava la vera sinistra
repubblicana e gli strati più radicalizzati della classe lavoratrice. Fu così
che cominciò la loro lunga marcia dal repubblicanesimo al nazionalismo.
Non fu compiuto alcuno sforzo per
orientare i settori di giovani radicalizzati verso la classe operaia
protestante, o alla ricerca di alleanze all’interno del movimento sindacale.
Anzi diversi repubblicani si schierarono
contro le organizzazioni sindacali a causa della posizione della direzione
della Confederazione sindacale nordirlandese, ostinatamente alleata del governo
britannico.
Invece di cercare degli alleati
naturali all’interno del movimento operaio, molti repubblicani si ritirarono a
lavorare all’interno delle “loro comunità”, sostanzialmente un eufemismo per
indicare un lavoro politico fatto esclusivamente fra le comunità cattoliche.
Date le serie divisioni che già
esistevano tra il Pul (Protestanti unionisti lealisti) e l’Nrc (Cattolici
repubblicani nazionalisti), l’approccio comunitario divenne completamente
autoreferenziale per poi venire sancito a livello istituzionale con l’Accordo
del Venerdì Santo del 1998.
Ma mentre aumentavano i nuovi aderenti
delle organizzazioni repubblicane, lo sciopero della fame stesso cominciò un
lento declino. Sfiancati dal crescente numero di morti e senza alcun segnali di
concessioni da parte dello Stato, i familiari dei detenuti cominciarono a
cercare di far terminare lo sciopero della fame ai loro figli, dato che ormai
rischiavano di morire. L’Inla, dopo la morte di uno dei suoi membri, il 4
settembre annunciò che non avrebbe più spinto altri militanti allo sciopero
della fame. Il 3 ottobre alle 3.15 del pomeriggio coloro che erano rimasti in
sciopero della fame posero fine alla loro protesta. Dieci repubblicani avevano
perso la vita a causa dello sciopero e altri 62 furono uccisi durante quel
periodo turbolento. Lo sciopero della fame è una misura disperata, che dovrebbe
essere presa soltanto se non ci sono altre alternative. La morte di quadri
politici in prigione è un prezzo molto alto da pagare.
Fu un prezzo troppo alto? Non c’è
dubbio che i prigionieri siano stati costretti a prolungare così a lungo la
protesta perché sentivano di non avere altre alternative. Perfino oggi, 25 anni
dopo l’accaduto, si sentono ancora le conseguenze di quello sciopero della fame
mentre questa domanda non ha ancora trovato una risposta soddisfacente.
L’ipocrisia dello Sinn Fein
Quest’anno, abbiamo assistito a molte
commemorazioni, celebrazioni e cene d’autofinanziamento in tutta l’Irlanda per
“rendere omaggio” a quello sciopero della fame. Vendere piatti commemorativi,
coperte e organizzare cene sul tema dello sciopero della fame dimostra fino a
che punto arrivi il cinismo dell’attuale direzione del Sinn Fein. In un
tentativo imponente di riscrivere la storia, molte delle iniziative organizzate
avevano lo scopo di giustificare le attuali posizioni politiche del Sinn Fein.
Hanno dichiarato che i protagonisti di quello sciopero della fame oggi
firmerebbero la strategia del processo di pace, promossa dal Sinn Fein.
È bene ricordarsi cosa abbia prodotto
la strategia del processo di pace del Sinn Fein.
L’Irlanda del nord è più divisa adesso
di quanto lo fosse durante il conflitto. Dall’accettazione dell’accordo del
Venerdì Santo nelle comunità operaie le barriere anziché abbassarsi si sono
alzate. Ogni giorno ci sono attacchi settari principalmente contro le comunità
cattoliche. è aumentato l’odio
settario tra la gioventù cattolica e quella protestante. C’è una polarizzazione
crescente attorno alle cosiddette “due comunità”. Gerry Adams vuole Ian Paisley
come Primo ministro. L’MI5 (servizio segreto britannico, ndt) sta prendendo il
controllo della polizia politica. Il Sinn Fein ha accettato l’attuale
partizione e la natura settaria dello Stato del nord. Il Sinn Fein, accentrando
sempre più il potere esecutivo, ha introdotto misure di privatizzazione sia nel
settore della sanità che in quello dell’istruzione pubblica. Sono aumentati i
tassi di criminalità nei quartieri operai come sono aumentati i suicidi, la
tossicodipendenza, l’alcolismo e la povertà. Ironia della sorte, le conquiste
raggiunte dopo la morte degli scioperanti sono state svendute al tavolo
dell’accordo del Venerdì Santo.
Quei prigionieri erano fortemente a
favore di una Repubblica socialista dell’isola irlandese. Il contrasto non
potrebbe essere più grande.
Il repubblicanesimo irlandese ha sempre
avuto un’anima internazionalista ed oggi quell’internazionalismo trova la sua
espressione migliore in un fermo impegno per il radicamento delle idee del
marxismo. Non c’è una via semplice per il socialismo in Irlanda. Ma questa è la
sola strada che può prendere il movimento repubblicano.
17/10/2006
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