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Quale futuro per la Ginori Stampa E-mail
Scritto da Tatiana Chignola   

Da più di sei mesi i lavoratori della Richard Ginori sono in mobilitazione contro la cassa integrazione (Cig) che colpisce a rotazione 186 dipendenti su un totale di 362. Nel piano industriale presentato lo scorso maggio dall’amministratore delegato Dal Bò (il quarto amministratore delegato nel giro di un anno), è chiaro come l’azienda non abbia nessuna intenzione di rilanciare la produzione e che fra un anno la Cig si trasformerà in un licenziamento a tutti gli effetti.

La vicenda ha diversi punti oscuri, a partire dalla richiesta di doppi turni negli impianti di fabbricazione avanzata contemporaneamente all’annuncio degli esuberi. Nel mese di agosto, l’azienda ha addirittura sostituito i lavoratori cassintegrati con personale in appalto da una cooperativa esterna. Questi episodi, dovuti ad un numero consistente di ordini da evadere e alla conseguente necessità di produrre centinaia di migliaia di pezzi, innanzitutto contraddicono palesemente la “inevitabilità” della cassa integrazione.

L’atteggiamento dell’azienda, inoltre, è chiaramente un tentativo di recuperare le ore di sciopero (magari per riempire il magazzino in vista della cig con lo scopo di attenuare l’efficacia della lotta degli operai della Richard Ginori. La verità è che Pagnossin e il proprietario Carlo Rinaldini vogliono far pagare la crisi finanziaria che li sta sommergendo ai lavoratori, puntando prima alla chiusura e poi alla speculazione edilizia costruendo case tramite la Ginori Real Estate. Non è un caso che il terreno su cui sorge la manifattura sia già stato venduto (con l’obbligo di sgomberare la struttura entro il luglio del 2010), ma la proposta per il nuovo stabilimento sia ancora in alto mare…

L’assemblea dei lavoratori ha votato una piattaforma rivendicativa che prevede tre punti:

- Avere un piano industriale triennale di rilancio dell’azienda concordato e sottoscritto fra Direzione e rappresentanti dei lavoratori

- Far recedere l’azienda dalla procedura di Cassa integrazione

- Avere certezze sulla costruzione del nuovo stabilimento produttivo a Sesto Fiorentino

In questo momento all’interno della manifattura regna il caos: in molti settori dello stabilimento manca il personale necessario e la tattica aziendale è quella di spremere i lavoratori rimasti, costringendoli a continui spostamenti per tamponare le falle produttive che via via si creano. Come spiegato dagli stessi lavoratori nei loro comunicati “…mancano i pezzi di ricambio per gli impianti, non vengono più comprate le protezioni e i dispositivi di sicurezza per i lavoratori, vengono trascurati interventi atti a salvaguardare la salute delle maestranze. I lavoratori sono costretti a portarsi le penne da casa e i manutentori devono letteralmente frugare nella spazzatura per reperire un pezzo di tondino di ferro e poter così riparare un impianto. In questa situazione la gente se ne va. Nell’ultimo periodo si sono verificate più di venti dimissioni. I lavoratori esasperati dalla mancanza di prospettiva preferiscono licenziarsi e cercare lavoro altrove. Ma forse è proprio questo che vogliono: vendere il marchio e gettare i presupposti per la succulenta e tanto agognata speculazione edilizia…”www.laginorisiamonoi.it). 

A tutto questo, inoltre, si aggiunge l’atteggiamento a dir poco arrogante dell’azienda, che oltre a fare dichiarazioni diverse ogni due settimane prendendosi gioco dei lavoratori e delle loro famiglie, ultimamente ha anche sostenuto che il problema occupazionale sia stato causato dagli scioperi degli ultimi mesi.

In realtà la crisi della Ginori non è che un riflesso della crisi industriale più generale che sta colpendo il nostro paese, Toscana inclusa. Nel 2005 solo nella provincia fiorentina si sono aperte 66 crisi industriali, con un totale di duemila posti di lavoro coinvolti. Attualmente sono 14mila i lavoratori a rischio solo nell’industria, che si aggiungono alle ristrutturazioni realizzate o annunciate nell’ultimo anno da Calp, Matec, Manetti & Roberts, Ciatti, Zanussi, Kartos, Esaote ed Electrolux.

In questi mesi i lavoratori della Ginori hanno condotto una lotta dura, fatta di scioperi articolati, volantinaggi e assemblee, ma per ora la vertenza non è stata ancora vinta. L’istituzione di una cassa di resistenza è un aiuto importante per i lavoratori in sciopero, ma anche questo non basta. Un salto di qualità è possibile solo estendendo la lotta alle altre aziende in crisi creando un coordinamento tra i lavoratori delle varie realtà a rischio di chiusura. La Cgil si è spesa molto negli appelli verso le istituzioni, ma poco o nulla nella costruzione di un fronte delle fabbriche in lotta. La lezione principale che abbiamo imparato è che i padroni se ne infischiano delle dichiarazioni del sindaco Gianassi o del presidente della camera Bertinotti. L’unica strada possibile per evitare la chiusura della Ginori e la speculazione edilizia è l’occupazione dello stabilimento e la sua nazionalizzazione sotto il controllo degli stessi lavoratori, coloro che sempre hanno mandato avanti la fabbrica e gli unici che vogliono veramente un rilancio della ceramica.

 

17/10/2006 

 
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