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Giovani Comunisti
Tra il 22 ed il 25 settembre si è svolto l’ultimo atto della
Conferenza dei Giovani Comunisti con l’assise nazionale a Roma. Rinviando i
lettori agli articoli pubblicati sul nostro sito www.marxismo.net per una
valutazione complessiva, ci limitiamo qui ad analizzare l’andamento dei quattro
giorni della Conferenza Nazionale.
Il gruppo dirigente dei Giovani
Comunisti ha terminato questa Conferenza con un successo “elettorale”. Ha
raccolto lo stesso 63% della precedente Conferenza del 2002, pur avendo allora
al proprio interno i compagni di Sinistra Critica, ma mai come in questo caso i
numeri nascondono il reale stato di salute. Nel 2002 i fatti apparivano
confermare la linea, con un flusso di attivisti e nuovi iscritti che entrava
nei Gc andando ad ingrossarne le fila e rivitalizzando le strutture locali.
Alla Conferenza Nazionale del 2002 tutto questo si traduceva in un’euforia
percepibile tra i compagni del primo documento.
La Conferenza di Roma ha invece
mostrato una maggioranza in seria difficoltà politica: prima di tutto di
argomentazioni, con interventi che rimuovevano il tema del Governo o che lo
giustificavano con improbabili contorsioni dialettiche. Interventi che ci pare
mancassero innanzitutto l’obiettivo di convincere e “galvanizzare” i propri delegati e in secondo luogo una difficoltà
di formazione di nuovi attivisti e di rapporti interni. Si aprono, per la prima
volta a livello giovanile, spaccature tra settori significativi della stessa
maggioranza; fratture la cui eco arriva attutita a livello nazionale, ma che
possono essere deflagranti a livello locale.
Il dibattito sul regolamento
Tutto questo si è riflesso graficamente
nel dibattito sul nuovo regolamento dei Gc. Il gruppo dirigente di maggioranza
ha presentato una prima proposta di regolamento che introduceva esplicitamente
il concetto di commissariamento ed una serie di norme con cui i vertici
nazionali si riservavano il diritto di indire conferenze straordinarie a
livello locale, laddove i Giovani Comunisti manifestassero “palese passività” (dove in pratica cessassero di riunirsi).
Tralasciamo il fatto che un gruppo dirigente che sente l’esigenza di darsi
delle norme amministrative contro la “passività”
fornisce una valutazione inequivocabile sul reale stato della struttura e sui
risultati della propria direzione. Questa “stretta
amministrativa” non è comunque diretta soltanto verso le minoranze ma anche
verso la stessa maggioranza. Un segnale di “tolleranza zero” verso l’eccessiva
rissosità interna al primo documento o verso i coordinatori che non riusciranno
quantomeno a garantire la sopravvivenza della struttura. Non è casuale che la
commissione di regolamento sia stata sospesa per quasi un giorno per ricomporre
una serie di divisioni interne al primo documento. Divisioni che hanno
riguardato anche la questione delle “quote”, con la richiesta di un settore
della maggioranza di introdurre quote paritarie tra i sessi in qualsiasi
organismo dirigente (esecutivo nazionale compreso).
Gli ordini del giorno
finali
Le difficoltà del vecchio e nuovo
gruppo dirigente hanno trovato un’espressione altrettanto chiara nel dibattito
finale sugli ordini del giorno. Per quanto riguarda il Libano il nostro ordine
del giorno è stato posto al voto in contrapposizione a quello del primo
documento. Se i compagni del terzo e del quinto documento lo hanno appoggiato,
i compagni del secondo hanno preferito convergere su quello della maggioranza.
Il punto più dolente per il primo
documento è invece arrivato sulla questione dell’antifascismo. È stato infatti
presentato al voto dai compagni del terzo documento, e successivamente
sottoscritto da tutti i documenti di minoranza, un odg sull’antifascismo, che
tra le tante cose spendeva due minuscole righe di critica alla visita del
presidente della Camera Bertinotti alla festa di Azione Giovani. La maggioranza
si è detta favorevole a votarlo a patto che si togliesse ogni riferimento a
Bertinotti. Della serie: mi è amica la verità, ma Fausto lo è ancora di più.
Il coordinamento nazionale e i portavoce
La Conferenza ha infine eletto un
coordinamento nazionale di 50 compagni espressi dalle cinque mozioni su basi
proporzionali. Sono quindi entrati nel coordinamento nazionale in
rappresentanza del nostro documento (il quarto, intitolato Giovani comunisti, rivoluzionari del XXI secolo) oltre all’autore
di questo articolo, il compagno Matteo Molinaro di Milano, la compagna Serena
Capodicasa di Bologna e il compagno Giovanni Savino di Caserta. Il
coordinamento nazionale è poi stato votato insieme ad una lista di 13 invitati
permanenti che costituiscono di fatto un allargamento surrettizio del numero
dei componenti del coordinamento stesso. Con l’elezione dei due portavoce
nazionali (a cui abbiamo votato contro) si è chiuso di fatto il percorso della
Conferenza. Inizia adesso il lavoro vero. Nella Conferenza si dispiega la legge
dei numeri, dopo la Conferenza quella dei fatti. E se usciamo soddisfatti dai
numeri, sappiamo che ancora meglio possiamo fare nei fatti.
17/10/2006
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