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Immigrazione Una
politica di continuità
Gestione dei flussi con liste di collocamento presso i
consolati esteri, decreto flussi triennale, rimpatri volontari, Cpt
“essenziali”: queste le principali indicazioni in materia di immigrazione,
riferite dal Ministro dell’Interno Amato nel corso di un’audizione presso la
commissione Affari costituzionali del Senato, che saranno contenute nel nuovo
testo di legge che verrà presentato ad ottobre.
Il decreto flussi da annuale diventerà
triennale: la programmazione delle quote massime di stranieri da ammettere sul
territorio nazionale verrà effettuata su un periodo pluriennale, garantendo
comunque al sistema la dovuta flessibilità ovvero la possibilità riconosciuta
al Presidente del Consiglio di emanare singoli provvedimenti per la revisione
annuale dei flussi, adeguando le quote alle “mutevoli realtà economiche e
sociali”. A dispetto di quanto contenuto nel programma elettorale dell’Unione
in cui si proponeva “l’abrogazione” della legge Bossi-Fini, la proposta di
riforma mira solamente a riformarne alcuni aspetti burocratici. Evidente è
l’indisponibilità a mettere in discussione la politica dei flussi, misura
istituita con la legge Turco Napolitano, che subordina la concessione dei
permessi di soggiorno alle esigenze di Confindustria. Rimane dunque uno dei
pilastri della politica della borghesia sull’immigrazione, ovvero la
regolamentazione dei flussi, strumento che obbliga chi scappa da guerre e miseria
ed entrare clandestinamente in Italia, costretto ad accettare ogni sorta di
sfruttamento (ne è triste esempio il recente scandalo riguardante gli
extracomunitari impiegati in Puglia per la raccolta di pomodori), quando non
vengono direttamente spinti nelle mani delle organizzazioni criminali. Solo la
libera circolazione delle persone e la relativa concessione dei permessi di
soggiorno a chiunque ne faccia richiesta porrebbe fine agli affari legati al
traffico degli immigrati!
I “lavoratori generici” e i “talenti”
Amato ha detto che “va mantenuto il rapporto tra ingresso (degli immigrati) e lavoro”:
permane dunque l’attuale sistema vigente previsto dalla Bossi-Fini, la chiamata
per conoscenza diretta (per cui un datore di lavoro chiede di far entrare un
lavoratore straniero in Italia) e “andrà
messo a punto un sistema di liste
presso le nostre rappresentanze diplomatiche”, introducendo così una sorta
di collocamento all’estero di lavoratori stranieri. Visto il malfunzionamento
di consolati e ambasciate e visto il lungo, pericoloso e costoso viaggio che la
maggior parte degli immigrati africani deve fare per raggiungere le coste della
Libia, del Marocco o dell’Egitto, sicuramente risulterà più facile per loro
salire su un gommone di uno scafista che attendere le lungaggini burocratiche
richieste da un consolato!
Ma la discriminazione nei confronti
degli immigrati non finisce qui! Mentre la fantasiosa istituzione delle liste
di collocamento all’estero sarà valida per il “personale non qualificato”(ovvero stranieri di serie B), diversa
sarà la procedura per gli stranieri di serie A, cioè i “talenti”. I lavoratori altamente qualificati, “talenti nei campi della ricerca e della scienza, della cultura e
dell’arte, dell’imprenditoria, dello spettacolo e dello sport” godranno di
un canale privilegiato per l’ingresso e il soggiorno nel nostro Paese, al di
fuori delle quote fissate per i flussi. Per costoro verrà introdotta la
concessione “veloce” di un permesso di soggiorno aperto della durata massima di
cinque anni! Il messaggio è chiaro: non bisogna confondere i sacrosanti diritti
di un calciatore miliardario con quelli di un comune manovale che cerca di
conquistarsi una vita decente.
“La
chiave per limitare gli sbarchi”, secondo Amato, “rimane comunque la collaborazione internazionale”: i recenti accordi con
la Libia e la partecipazione dell’Italia alle operazioni Frontex e Jason 1 (per
il pattugliamento aereonavale delle coste e del mar Mediterraneo) ai fini del
respingimento e dell’allontanamento dei battelli di fortuna sono “un chiaro esempio dell’impegno nazionale
all’accoglienza e alla solidarietà verso gli immigrati!”. Questi accordi si
basano tra l’altro sull’idea di “esternalizzare” le operazioni repressive ai
paesi della sponda sud del Mediterraneo con le conseguenze facilmente
prevedibili: valgano come esempio le (rare) notizie pervenute sulla gestione
ancora più inumana dei campi gestiti dal governo libico, oppure il massacro
avvenuto alla frontiera di Ceuta.
Lo sponsor
Ritorna la figura dello sponsor,
introdotta dalla Turco-Napolitano, che “consentirà
allo straniero di entrare regolarmente in Italia per cercare lavoro o al datore
di lavoro di assumere uno straniero dopo averlo impiegato in prova”. Sponsor potranno essere, non più una
persona (familiare o parente, come prevedeva la legge Turco), bensì solo enti,
organismi istituzionali, associazioni imprenditoriali e
professionali: questi avranno il compito, una volta ricercata la manodopera più
corrispondente alle esigenze dell’imprenditore, di affidare il lavoratore in
prova allo stesso: se il lavoratore è gradito all’imprenditore , il “permesso
di inserimento” sarà trasformato in permesso di soggiorno per lavoro subordinato,
qualora non soddisfacesse le esigenze padronali,
dopo un anno il lavoratore dovrà lasciare il territorio nazionale, pena
l’espulsione.
Il permesso “amico” e il rimpatrio volontario
Nel permesso “amico” si sostanziano
gran parte delle modifiche apportate alla legge Bossi-Fini: semplificazione
delle procedure fortemente penalizzanti per l’imprenditore e per
l’amministrazione pubblica. Si prevede infatti un allungamento del tempo di validità
del permesso di soggiorno: per i lavori a tempo determinato potrebbe essere
rilasciato per uno o due anni (non come avviene oggi per una durata pari a
quella del relativo contratto di lavoro); quello rilasciato per contratti a
tempo indeterminato potrebbe invece durare tre anni (oggi sono due).
Viene esteso da 6 mesi (attuale
normativa) ad un anno il periodo di tempo a disposizione dell’immigrato che
perde il posto di lavoro per trovarne un altro, con possibilità di un suo
rinnovo per un ulteriore anno qualora lo straniero dimostri di disporre un
reddito annuo non inferiore all’assegno sociale.
Infine la fantasia di Amato si spinge
fino all’introduzione dei programmi di “rimpatrio volontario e assistito”:
per ricercare
il più possibile la collaborazione dell’immigrato affinché aiuti la polizia
alla propria identificazione e alla propria espulsione, verrà introdotto un
sistema premiale riducendo i tempi di divieto di reingresso in Italia dopo aver
subito un primo decreto di espulsione!
I centri di permanenza
I Cpt restano “essenziali”, perché “non si può lasciare questa gente per
strada”; essi servono anche “a difesa
dei nostri cittadini, perché queste persone che sbarcano potrebbero, tra
l’altro, portare malattie, come scabbia, malaria o tubercolosi e dunque vanno
controllati prima”.
Dalle dichiarazioni ciniche del
ministro Amato si percepisce la visione borghese del fenomeno immigratorio: gli
immigrati rappresentano schiavi da sfruttare nell’industria e nell’agricoltura,
da usare come leva di ricatto contro l’insieme dei lavoratori e come capro
espiatorio colpevole dei mali della società!
Già ad inizio legislatura la linea
politica del governo in merito ai Cpt era comunque stata chiara: ad inizio
giugno si sono stanziati 12,5 milioni di euro per i lavori di ampliamento del
Cpt di corso Brunelleschi a Torino.
Il ministro svela così “il superamento
dei Cpt” tanto decantato nel programma dell’Unione: da una parte ci saranno i
“centri per l’esecuzione dell’espulsione” destinati ai soggetti di “accertata
pericolosità sociale” e dall’altra rimarranno i consueti “centri di permanenza
temporanea e assistita” riservati ad “accogliere” i clandestini sbarcati o
individuati in condizione di irregolarità.
Critiche alla riforma sono venute da
parte della Cgil e delle associazioni che da anni sono in prima fila nella
lotta per i diritti degli immigrati. Le linee del governo in materia di
immigrazione dimostrano ancora una volta la politica borghese dell’Unione,
sempre pronta a soddisfare le esigenze della classe dominante alla ricerca di
manodopera da sfruttare.
Che cosa farà il nostro partito di
fronte a tale provvedimento? Svenderà le nostre rivendicazioni politiche
fondamentali, quali la chiusura dei Cpt, l’abrogazione della Bossi Fini e Turco
Napoletano, la rottura del legame
fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro? Il silenzio del ministro
Ferrero nei giorni
successivi alle dichiarazioni di Amato parla da sé.
Tocca a noi, militanti di questo
partito, lavoratori e studenti cambiare l’attuale rotta, organizzandoci e
tornando a farci sentire nelle piazze, perché di fronte alle stragi sulle
nostre coste, alle leggi repressive, allo sfruttamento, agli abusi e alle
violenze di cui gli immigrati sono vittime non possiamo continuare a stare
zitti!
17/10/2006
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