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A fine settembre si è verificato a Licata l’ennesimo
incidente sul lavoro, una tragedia che va ad incrementare ulteriormente il
numero di morti “bianche” nei cantieri di tutta la Sicilia.
A restare sotto le macerie di una
fatiscente palazzina in ristrutturazione, nella piccola zona balneare di Torre
di Gaffe alle porte di Licata, un operaio rumeno di 31 anni, Mircea Spiridon,
trovato agonizzante dalle unità cinofile della protezione civile a 48 ore di
distanza dal crollo.
Le responsabilità sono chiaramente da
imputare alla burocrazia comunale che ha autorizzato i lavori e
all’imprenditore che non ha neppure denunciato la scomparsa dell’operaio al
momento dell’incidente, ma pesanti critiche vanno rivolte all’immobilismo della
direzione del movimento operaio siciliano.
La vicenda di Licata è la dimostrazione
palese delle angherie che i lavoratori italiani ed immigrati subiscono nei
cantieri edili come in fabbrica e sui campi di tutta Italia
da padroni senza scrupoli, che approfittano della cronica mancanza di occupazione
per sfruttare manodopera a basso costo.
La reazione del Prc non è andata oltre
l’emanazione di alcuni comunicati in cui si biasima la condotta
dell’imprenditore e l’iniziativa della Cgil siciliana si è limitata
all’organizzazione di due sit-in sul luogo dell’incidente, l’ultimo dei quali
si è tenuto mercoledì 4 ottobre alla presenza dei massimi dirigenti regionali
delle diverse organizzazioni siciliane dei lavoratori.
Da tempo i compagni del circolo di
Licata del Prc coinvolgono svariate centinaia di persone con iniziative
importanti e partecipate come il campeggio nazionale antirazzista della scorsa
estate o con la grande manifestazione regionale contro la guerra, seguita
all’assassinio di Enzo Baldoni e ancora con le manifestazioni studentesche
degli ultimi due anni per il diritto allo studio, ma dai dirigenti del partito
è arrivato solo disinteresse, quando non scorrettezze e attacchi
incondizionati.
E’ curioso registrare la presenza
contemporanea dei più alti ranghi del partito e del sindacato siciliano ad una
iniziativa organizzata in silenzio ed in tutta fretta dalla Cgil locale, che ha
visto la partecipazione di un centinaio di persone ad una messa in suffragio e
alla deposizione di una corona di fiori.
I rappresentanti degli studenti, che
assistevano attoniti alla funzione religiosa, non pensano però a snaturare la
loro attività; inserita all’ordine del giorno nelle diverse assemblee di
istituto avanzano la proposta di una manifestazione regionale contro le“morti
bianche” e la precarietà del lavoro.
I ragazzi siciliani iniziano a
sperimentare sulla propria pelle la logica dello sfruttamento imposta
dall’alternanza scuola-lavoro ed i rappresentanti del movimento studentesco
stanno vagliando concretamente la possibilità di attuare una protesta entro la
fine del mese di ottobre.
Il gruppo locale di FalceMartello, attivo all’interno della
direzione del movimento studentesco a Licata, come anche nei Giovani comunisti
di Agrigento, intende condividere questo percorso.
Crediamo sia necessario che il Prc
siciliano si orienti verso posizioni più combattive e che il sindacato proclami uno sciopero generale
nel settore edilizio contro le morti bianche, necessario per porre l’accento
sulle drammatiche condizioni di pericolo in cui è costretta la maggior parte
dei lavoratori in Sicilia.
Pensiamo fermamente che sia l’unica strada
percorribile per compattare il fronte dei lavoratori italiani ed immigrati in
tutta la regione e rivendicare insieme agli studenti un futuro di stabilità e
sicurezza. Per combattere il lavoro nero non bastano corone di fiori, ma
occorre, tra l’altro, abolire la legge Bossi-Fini, garantendo un permesso di
soggiorno a tutti i lavoratori ed un salario minimo garantito che non lasci i
salariati di ogni colore alla mercé del padronato.
Solo l’unità della classe lavoratrice,
rinvigorita dalla vitalità delle nuove generazioni, potrà finalmente invertire
i rapporti di forza in Sicilia come altrove, evitare il ripetersi di tragedie
come questa e liberare finalmente i lavoratori dalla schiavitù e dallo
sfruttamento imposto dalla classe dominante.
17/10/2006
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