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Intrecciandosi con la vicenda relativa al futuro strategico
finanziario ed industriale della Telecom, saldamente in mano al “pirata”
(coraggioso) Tronchetti Provera, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche
illegali ha reso ancora una volta evidente di quali strumenti si dota il
sistema borghese italiano per condurre i propri affari.
Tronchetti, mentre speculava su una
azienda delle dimensioni di Telecom, la trasformava in una centrale spionistica
da far invidia al Grande Fratello. Da anni, infatti, centinaia di migliaia di
utenze, a quanto a pare, erano poste sotto lo spionaggio della compagnia
telefonica italiana. Per la verità, non si tratta di un fatto totalmente nuovo
e prima sconosciuto. Della famosa inchiesta Telecom-Pirelli-Polis Distinto se
ne parla dal 2004, mentre autorevoli denunce circostanziate sul ginepraio di intercettazioni telefoniche
e sorveglianze ambientali (microfoni e telecamere) se ne potevano trovare già
da molto tempo sulle pagine di riviste e quotidiani come Le Monde o Repubblica o
in alcune inchieste condotte da Giulietto Chiesa e da Giuliana D’Olcese.
A scanso di equivoci, non si sta
parlando di intercettazioni autorizzate da un giudice, come complemento di un
indagine in corso, né tantomeno di quelle che hanno visto protagonisti Ricucci,
Fazio, Consorte, Vittorio Emanuele o Moggi (le cui sterili conseguenze
giudiziarie sono tra l’altro note). No, si fa riferimento ad un meccanismo
abusivo di raccolta di informazioni messo assieme da Pirelli-Telecom, Sismi,
servizi segreti militari e da un’agenzia investigativa privata. Parliamo,
insomma, di una gigantesca centrale spionistica che ha messo sotto i piedi la
stessa garanzia democratica borghese che vorrebbe inviolabile la libertà e la
segretezza di ogni forma di comunicazione.
Ma cosa volevano farci dei dati di
ignari cittadini schedati e spiati? Ad un capitalismo debole come quello
italiano, sempre più spiazzato dalla concorrenza internazionale, appare logico
sorvolare sopra le proprie “regole di mercato” per riuscire a fare affari impossessandosi
di informazioni illecite su dati tributari, fiscali, anagrafici e bancari.
Possibili concorrenti e avversari, persone influenti da “tenere eventualmente
in pugno”, tutti schedati e spiati. Tra gli spiati ci sono l´ex patron di
Parmalat, Calisto Tanzi, il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, l´ex
presidente della Figc, Franco Carraro, esponenti della finanza come Gnutti, De
Benedetti, Della Valle e Benetton. Ecco i mezzi della “razza padana” che nelle
menti (e nei cuori) di D’Alema e di gran parte del centro-sinistra doveva
riformare e ringiovanire il capitalismo italiano, rafforzandolo e
modernizzandolo! E non è tutto. Anche i dipendenti delle due aziende erano
accuratamente sorvegliati. In particolare, l’interesse era rivolto verso eventuali
precedenti penali. Si tratta di una evidente violazione dello Statuto dei
lavoratori, probabilmente finalizzata ad un qualche tipo di attività
repressiva. Infine, c’è sempre la possibilità reale e concreta di un tentativo
di repressione politica. Senza scomodare facili dietrologie sui legami tra
alcuni degli indagati e vecchi esponenti piduisti, è sufficiente guardare alla
“democrazia” americana per notare come l’ossessione della sicurezza interna
nell’epoca della “guerra al terrorismo” sia un facile lasciapassare per una
pratica inquisitoria su larga scala.
Di fronte
al bubbone improvvisamente scoppiato qual è la stata la reazione del mondo
politico? Il governo vara a tempo record un decreto bipartisan che stabilisce
che il materiale intercettato vada distrutto. Se ti fai la domanda sbagliata la
risposta sarà certamente altrettanto sbagliata. Qual è il problema? È forse la
pubblicazione di materiale tratto da intercettazioni o non è invece il fatto
che Telecom che i servizi segreti spiino illegalmente a nome di un interesse
privato o per predisporre una repressione politica? In realtà, ancora una volta
Telecom potrà fare quanto ha fatto finora e l’unica conseguenza concreta che
avrà tale provvedimento sarà rendere più difficile l’emergere di scandali come
la scalata Bnl-Antoveneta, Moggiopoli o le truffe di Casa Savoia. Ancora una
volta difendere la democrazia è compito del movimento operaio. Solo una Telecom
nazionalizzata e posta sotto il controllo democratico dei lavoratori e degli
utenti sarebbe garanzia di trasparenza e di rispetto delle libertà
17/10/2006
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