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Telecom, Il Grande Fratello italiano Stampa E-mail
Scritto da Andrea Davolo   

Intrecciandosi con la vicenda relativa al futuro strategico finanziario ed industriale della Telecom, saldamente in mano al “pirata” (coraggioso) Tronchetti Provera, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali ha reso ancora una volta evidente di quali strumenti si dota il sistema borghese italiano per condurre i propri affari.

Tronchetti, mentre speculava su una azienda delle dimensioni di Telecom, la trasformava in una centrale spionistica da far invidia al Grande Fratello. Da anni, infatti, centinaia di migliaia di utenze, a quanto a pare, erano poste sotto lo spionaggio della compagnia telefonica italiana. Per la verità, non si tratta di un fatto totalmente nuovo e prima sconosciuto. Della famosa inchiesta Telecom-Pirelli-Polis Distinto se ne parla dal 2004, mentre autorevoli denunce circostanziate  sul ginepraio di intercettazioni telefoniche e sorveglianze ambientali (microfoni e telecamere) se ne potevano trovare già da molto tempo sulle pagine di riviste e quotidiani come Le Monde o Repubblica o in alcune inchieste condotte da Giulietto Chiesa e da Giuliana D’Olcese.

A scanso di equivoci, non si sta parlando di intercettazioni autorizzate da un giudice, come complemento di un indagine in corso, né tantomeno di quelle che hanno visto protagonisti Ricucci, Fazio, Consorte, Vittorio Emanuele o Moggi (le cui sterili conseguenze giudiziarie sono tra l’altro note). No, si fa riferimento ad un meccanismo abusivo di raccolta di informazioni messo assieme da Pirelli-Telecom, Sismi, servizi segreti militari e da un’agenzia investigativa privata. Parliamo, insomma, di una gigantesca centrale spionistica che ha messo sotto i piedi la stessa garanzia democratica borghese che vorrebbe inviolabile la libertà e la segretezza di ogni forma di comunicazione.

Ma cosa volevano farci dei dati di ignari cittadini schedati e spiati? Ad un capitalismo debole come quello italiano, sempre più spiazzato dalla concorrenza internazionale, appare logico sorvolare sopra le proprie “regole di mercato” per riuscire a fare affari impossessandosi di informazioni illecite su dati tributari, fiscali, anagrafici e bancari. Possibili concorrenti e avversari, persone influenti da “tenere eventualmente in pugno”, tutti schedati e spiati. Tra gli spiati ci sono l´ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, l´ex presidente della Figc, Franco Carraro, esponenti della finanza come Gnutti, De Benedetti, Della Valle e Benetton. Ecco i mezzi della “razza padana” che nelle menti (e nei cuori) di D’Alema e di gran parte del centro-sinistra doveva riformare e ringiovanire il capitalismo italiano, rafforzandolo e modernizzandolo! E non è tutto. Anche i dipendenti delle due aziende erano accuratamente sorvegliati. In particolare, l’interesse era rivolto verso eventuali precedenti penali. Si tratta di una evidente violazione dello Statuto dei lavoratori, probabilmente finalizzata ad un qualche tipo di attività repressiva. Infine, c’è sempre la possibilità reale e concreta di un tentativo di repressione politica. Senza scomodare facili dietrologie sui legami tra alcuni degli indagati e vecchi esponenti piduisti, è sufficiente guardare alla “democrazia” americana per notare come l’ossessione della sicurezza interna nell’epoca della “guerra al terrorismo” sia un facile lasciapassare per una pratica inquisitoria su larga scala.

Di fronte al bubbone improvvisamente scoppiato qual è la stata la reazione del mondo politico? Il governo vara a tempo record un decreto bipartisan che stabilisce che il materiale intercettato vada distrutto. Se ti fai la domanda sbagliata la risposta sarà certamente altrettanto sbagliata. Qual è il problema? È forse la pubblicazione di materiale tratto da intercettazioni o non è invece il fatto che Telecom che i servizi segreti spiino illegalmente a nome di un interesse privato o per predisporre una repressione politica? In realtà, ancora una volta Telecom potrà fare quanto ha fatto finora e l’unica conseguenza concreta che avrà tale provvedimento sarà rendere più difficile l’emergere di scandali come la scalata Bnl-Antoveneta, Moggiopoli o le truffe di Casa Savoia. Ancora una volta difendere la democrazia è compito del movimento operaio. Solo una Telecom nazionalizzata e posta sotto il controllo democratico dei lavoratori e degli utenti sarebbe garanzia di trasparenza e di rispetto delle libertà

 

17/10/2006 

 
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