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Opponiamoci al disegno di legge Lanzillotta! Stampa E-mail
Scritto da Mario Iavazzi   

Un programma di saccheggio privato dei servizi pubblici locali

 

Il 30 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl 772 delega del Ministero degli Affari Regionali che si avvia ad essere discusso in parlamento. Si tratta di un attacco frontale a tutti i servizi pubblici locali, contro il quale è necessario mobilitarci con tutte le nostre forze.

Non memori dell’esempio fallimentare di molte privatizzazioni degli ultimi 10 anni, non ultimo il caso Telecom, il governo sta discutendo se allegare il provvedimento alla Legge Finanziaria 2007 facendo così un passo ulteriore verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali, un settore che vanta utili lordi vicini al miliardo con un giro d’affari di 23 miliardi e 160 mila lavoratori. Oggi questo settore fa gola sia alla borghesia italiana che alle multinazionali straniere.

Questo provvedimento è in continuità con leggi di governo precedenti, sia di centrosinistra sia di centrodestra, che intervenivano nei settori specifici e che davano luogo ad una situazione che vedeva tre forme giuridiche possibili di gestione dei servizi pubblici: la società di capitale attraverso un bando di gara, la società mista pubblico-privato, oppure la proprietà pubblica (in gergo “in house”). Dopo un intervento in tal senso del governo Berlusconi del 2002, andato a vuoto, l’attuale ministra Lanzillotta, con il sostegno deciso di buona parte del governo, vuole rendere impraticabili le forme di proprietà non private dei servizi che in precedenza erano quasi totalmente municipalizzate. Parliamo di enti che raccolgono e smaltiscono i rifiuti, che gestiscono i trasporti locali, che dovrebbero garantire un’efficiente gestione di strade e parcheggi, che erogano gas, energia e acqua. L’ultimo citato, tra l’altro, è l’unico settore che non rientra nella disciplina regolamentata da questo provvedimento anche se la legislazione attuale ha ugualmente permesso, in molte città, la privatizzazione dell’acqua.

Nel ddl si prevede che tali servizi possano essere affidati a società a capitale interamente pubblico, e persino a società miste, solo in via eccezionale. In tal caso inoltre si prevede che “l’ente locale debba adeguatamente motivare le ragioni che, alla stregua di una valutazione ponderata, impongono di ricorrere alla modalità di affidamento di cui alle lettere b) e c)” (le due forme di affidamento precedentemente menzionate – ndr). Qualora l’ente, dopo questa valutazione dovesse decidere il modello di affidamento “in house”, questo deve essere considerato a termine. Insomma, o privatizzate o… privatizzate!

Solo “la proprietà delle reti e degli impianti di servizio pubblico locale deve essere mantenuta in capo agli enti locali”“affinché la concorrenza per il mercato possa svilupparsi correttamente”. Ovviamente anche la gestione delle reti e degli impianti sarà affidata a società private attraverso bandi. dice il ddl,

 

Colpiti i lavoratori e le loro famiglie

 

Gli stessi capitalisti privati che in questi dieci anni hanno fatto miliardi saccheggiando le imprese privatizzate vogliono ora lucrare su altri servizi di prima necessità. A farne le spese saranno come sempre i lavoratori, che vedranno peggiorare le proprie condizioni di lavoro, e tutti gli utenti attraverso gli inevitabili aumenti delle tariffe e il peggioramento dei servizi.

In netta continuità con le politiche del governo Berlusconi così come della direttiva europea Bolkestein il governo Prodi, prevedendo l’obbligo di messa in gara dei servizi pubblici locali continua la strada della distruzione e dello smantellamento dello stato sociale. Le sfide al ribasso da parte delle imprese per vincere le gare hanno da sempre la conseguenza di colpire le condizioni di lavoro e i livelli salariali. Le privatizzazioni di questi anni, che in linea teorica avrebbero dovuto generare una “sana concorrenza” che avrebbe portato ad abbassare le tariffe e migliorare la qualità dei servizi in realtà hanno avuto il risultato opposto.

Tra gli altri servizi, fra l’altro, sparirà, presumibilmente, l’attuale gestione pubblica delle farmacie che in molte regioni d’Italia garantisce ancora un servizio continuativo e competente, ma quest’approdo era previsto già chiaramente nel programma di governo dell’Unione.

La Cgil e la sinistra devono mobilitarsi contro questo scempio e avanzare un programma alternativo che vada nella direzione opposta. Non società private, né società miste ma una chiara svolta verso la gestione di chi davvero lavora e produce. Andrebbero rimunicipalizzate o nazionalizzate tutte le aziende privatizzate, o comunque aperte al capitale privato, nell’ultimo decennio. Tutte le federazioni provinciali del Prc devono discutere un programma in cui sia inserita questa rivendicazione con la proposta di darle in gestione a comitati composti dagli stessi lavoratori dei servizi pubblici, con la partecipazione di utenti. I metodi della democrazia consiliare con l’eleggibilità e il diritto alla revoca dei dirigenti che dovrebbero percepire un salario non superiore a quello di qualsiasi lavoratore qualificato delle aziende pubbliche sarebbe la svolta verso una politica che avrebbe come obiettivo il miglioramento delle condizioni di lavoro e dei salari, un potenziamento dello stato sociale con un abbattimento delle tariffe.

Ancora una volta il partito è di fronte ad un bivio: o dalla parte dei lavoratori contribuendo a costruire un movimento di massa contro il ddl Lanzillotta o dalla parte del profitto. Non c’è una terza via.

 

17/10/2006 

 
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