Da tempo ormai la propaganda padronale, alla quale troppo spesso i dirigenti della sinistra hanno fatto da sponda, sulle tante opportunità che la flessibilità offre, ha dimostrato la sua falsità. I dati sono lì a dimostrarlo: in Italia si è superata la soglia dei 5 milioni di precari. Il lavoro nero è aumentato e la tanto declamata competitività del sistema Italia non ha fatto un solo passo avanti.
Recentemente il World economic found (nota rivista economica specializzata) ha pubblicato i risultati della classifica sulla competitività mondiale, ancora una volta l’Italia segna un passo indietro, passando dal 38° al 42° posto (La Repubblica 21 settembre 2006).
In compenso grazie a controriforme come la Bossi-Fini, il pacchetto Treu e la legge 30 i padroni sono riusciti a ottenere salari più bassi e più ricattabilità nei luoghi di lavoro.
COSA FA IL GOVERNO
Sono passati 5 mesi dall’insediamento del governo Prodi, ed è quindi già possibile trarre un effettivo bilancio di cosa è stato fatto sulle questioni del lavoro.
La finanziaria continua a far pagare ai lavoratori il risanamento del paese (vedi articolo a pagina 4), e come se ciò non bastasse, ci sono in preparazione nuovi e peggiori attacchi. Con l’avallo dei vertici sindacali, ma non dei lavoratori che non l’hanno mai discussa, da gennaio partirà una trattativa serrata, da chiudersi entro marzo, in cui si proporranno nuovi pesanti attacchi su pensioni e contratti nazionali, simili alla controriforma Dini sulle pensioni del 1995 e agli accordi di luglio del 1992-1993.
Altrettanto possiamo aspettarci sulla precarietà, come dimostrano i primi provvedimenti che il governo ha preso. Dalla circolare del ministro Damiano di questa estate sulla questione dei call center, che sanciva il diritto per i padroni a utilizzare i contratti più esasperatamente precari verso i lavoratori dei call center, all’assenza totale nella finanziaria di provvedimenti contro la legge 30 (su cui il centro sinistra aveva impostato buona parte della propria campagna elettorale e aveva fatto intendere di volerla superare), all’ultima trovata dell’aumento dei contributi dal 18,20% al 23% dei lavoratori parasubordinati. Aumento che sarà pagato presumibilmente dai lavoratori, visto che i loro salari non sono regolamentati da nessuna legge ma decisi unilateralmente dai padroni, che proveranno a scaricare sui lavoratori l’aumento dei contributi. Ed è una magra consolazione che nella finanziaria sia previsto l’assunzione di 150mila precari della scuola in tre anni visto che tale cifra (sempre che sia rispettata) non sarebbe sufficiente neanche per assorbire il turn over di tutti quegli insegnanti che andranno in pensione.
I PADRONI NON CEDERANNO SU NULLA
Recentemente l’Istat ha pubblicato i dati del secondo trimestre sull’occupazione in Italia. La ricerca dice che il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi 11 anni, 7% a livello nazionale, nel secondo trimestre del 2005 era l’8%. Secondo l’Istat l’occupazione è aumentata in termini assoluti di 536mila unità portando per la prima volta nel paese a raggiungere la cifra di 23 milioni di lavoratori.
Ovviamente Confindustria, la destra e non pochi esponenti del centro sinistra hanno preso la palla al balzo per enfatizzare gli effetti positivi della legge 30 che proprio in questi giorni ha compiuto tre anni.
Enfasi del tutto fuori luogo, perché come dimostrano gli stessi dati Istat, la maggior parte dell’occupazione creata tra gennaio e giugno di quest’anno non è tale. Infatti quasi il 50% dei 536mila posti di lavoro (242mila) non sono nuovi posti di lavoro ma lavoratori con più di 50 anni che hanno deciso di rinviare il pensionamento a causa delle varie controriforme pensionistiche e degli incentivi varati dal governo di centro destra con la scorsa finanziaria. Un altro contributo all’aumento dell’occupazione arriva dai lavoratori immigrati, 162mila che sono stati regolarizzati nel nostro paese, (di questi ben 104mila sono stati “assunti” al nord quindi nelle regioni dove comunque la domanda di mano d’opera è più alta), in maggioranza posti che già prima esistevano e sono semplicemente emersi, infine 120mila posti con contratti precari. Contratti di assunzione che molto spesso rappresentano un passaggio da un contratto precario all’alto. Prima come interinali, poi con contratto a termine che può essere rinnovato di mese in mese, fino a trasformarsi per i più fortunati in un contratto di apprendistato. Grazie a questi escamotage alla fine un lavoratore può rimanere nello stesso posto di lavoro con quattro o cinque contratti precari diversi per svariati anni.
Negli ultimi mesi si è cominciato a parlare anche di ripresa, modesta visto che le previsioni parlano di una crescita del Pil per il 2006 dell’1,4% e per il 2007 del 1,7%, dopo ben 5 anni di stagnazione.
I padroni sono consapevoli che questa ripresa avrà un tempo limitato e si stanno preparando a sfruttarla al meglio, ovviamente sulla nostra pelle. Devono continuare a portare avanti l’attacco alle condizioni di lavoro per abbassarne il costo, condizione imprescindibile per il padronato per poter galleggiare nella competizione mondiale, visto che, come la vicenda Telecom dimostra, i grassi profitti di questi anni non vengono investiti in ricerca o tecnologia ma finiscono nelle tasche dei soliti speculatori.
Per questo si preparano a una nuova offensiva. Hanno preferito rinviare lo scontro dopo la finanziaria perché hanno bisogno della massima collaborazione dei vertici sindacali e dei partiti di sinistra ora al governo. Se una cosa gli ha insegnato il precedente governo di destra è che in questo paese le tradizioni di lotta sono ancora fortemente radicate ed è preferibile sfruttare la disponibilità dei dirigenti sindacali.
Si preparano a uno scontro dove Confindustria potrà fare concessioni di facciata, ad esempio accettare l’abrogazione di quelle parti della legge 30 che sono innecessarie, oppure accettare un aumento delle assunzioni con contratti di apprendistato al posto dei contratti a termine o interinali (apprendistato che comunque permette un’alta ricattabilità dei lavoratori, elargisce salari inferiori alla media e costa molto poco in termini di contributi allo Stato) in cambio di contratti nazionali di lavoro sempre più svuotati di reale potere per i lavoratori.
Lo stesso vale per le pensioni, dove i vertici dei sindacati hanno già firmato una pre intesa (dall’accattivante nome di memorandum) con governo e Confindustria in cui di fatto si accetta l’aumento dell’età pensionabile.
LA POSTA IN GIOCO
Come abbiamo spiegato più volte su questo giornale, è indiscutibile che sempre più giovani e lavoratori si rendono conto che la precarietà va combattuta, ma questa lotta non potrà avere sbocchi se non si unirà a una mobilitazione più ampia che deve unificare tutti i settori della classe operaia sotto attacco. È impensabile credere che sarà il governo a risolvere questi problemi, non solo per quanto dimostrato fino ad ora, ma anche perché è evidente a tutti come in parlamento ormai da tempo assistiamo a manovre sempre più determinate per spostare ulteriormente a destra l’asse del governo.
Ed è altrettanto impensabile che la lotta al precariato possa essere portata avanti separatamente dalla lotta per difendere il diritto a una pensione e a un contratto dignitoso. Un esempio su tutti che deve far riflettere è quanto si sta preparando per i metalmeccanici. Il loro contratto scade nel giugno del 2007. Confindustria vuole riscrivere entro marzo le regole per i contratti nazionali per arrivare a quell’appuntamento con nuove regole che impediscano ai metalmeccanici di mettere in campo la forza necessaria per ottenere un contratto dignitoso. Se questo piano passerà è evidente che sarà un passo indietro per tutti i lavoratori, precari e non.
L’UNICA ALTERNATIVA È LOTTARE
Una difesa dei nostri interessi a tutto campo è pienamente alla nostra portata. Non solo perché gli ultimi anni hanno dimostrato che la classe operaia è in grado di mobilitarsi con obbiettivi e forme di lotta più incisive, vedi gli operai di Melfi o gli autoferrotranvieri, o le mobilitazioni di massa del 2002 contro l’attacco allo Statuto dei lavoratori, ma anche per quanto hanno saputo dimostrare sul campo proprio i lavoratori più ricattati come quelli di Atesia, Cos, gli insegnanti e i ricercatori, settori che fino a non molto tempo fa pochi avrebbero creduto in grado di lottare.
Se in questi anni le varie lotte che si sono succedute non hanno ottenuto quanto realmente perseguivano e non hanno dato vita a una mobilitazione più estesa non lo si deve all’incapacità o peggio alla non volontà dei lavoratori di lottare, ma alla mancata volontà dei vertici sindacali di dirigere le mobilitazioni.
Per fare ciò è necessario ripartire da una piattaforma generale che abbracci tutte le questioni decisive, dai contratti nazionali, alle leggi contro l’immigrazione, passando per le pensioni e la cancellazione del pacchetto Treu e della legge 30.
Al contrario di quanto possano pensare il ministro del lavoro, ex dirigente della Fiom, o i vertici della Cgil, rivendicare l’abolizione di tutte le leggi che precarizzano il lavoro e lottare per il contratto a tempo indeterminato rappresenta l’unica vera strada per aprire una nuova stagione di conquiste.
Del resto proprio chi dice che non è nell’abrogazione di queste leggi che sta la soluzione ai problemi, riproponendo ogni volta una modifica parziale della legislatura vigente, ogni giorno produce e applica nuovi e peggiori accordi sulle nostre teste. Proprio il 4 ottobre, per esempio, i vertici sindacali e Confindustria hanno firmato un nuovo e scandaloso accordo che penalizza ulteriormente i tanto bistrattati lavoratori a progetto. Forti di un passaggio contenuto dalla finanziaria (quindi con la complicità del governo) hanno stilato un accordo che sconfessa il risultato dell’ispettorato del lavoro, e che prevede un maxi condono nei confronti del padrone di Atesia proponendo una sanatoria per tutti i misfatti commessi nei confronti dei lavoratori (vedi articolo sotto).
Nessuno verrà a risolverci i problemi dall’alto, la conquista di migliori condizioni di lavoro e salariali è legato solo ed esclusivamente alla nostra capacità di mettere in campo in futuro rapporti di forza tali da costringere la controparte a cedere.
Se sapremo coinvolgere nella preparazione della manifestazione del 4 novembre i lavoratori, delegati, studenti e tutti quelli che hanno solo da guadagnare nell’unirsi a noi in questa battaglia, costruendo un percorso di assemblee nei luoghi di lavoro, di studio e nei quartieri, costruendo una fitta rete di comitati che si strutturino in modo permanente anche dopo il 4 novembre, potremo gettare le basi per mettere in crisi la prospettiva che oggi accomuna il governo e i vertici sindacali, ossia quella della flessibilità concertata in tutti i settori, dalla precarietà ai contratti, alle pensioni.
Pensiamo quale impatto potrebbe avere tra milioni di giovani e lavoratori la conquista sul campo dell’abrogazione effettiva di tutte le leggi che precarizzano il lavoro, e di quante nuove energie sprigionerebbe una vittoria del genere.
La manifestazione del 4 novembre può diventare una tappa decisiva per avviarci in questa direzione. Può e deve diventare un appuntamento dal quale ripartire per riorganizzare nuove mobilitazioni necessariamente più estese. Organizziamoci in ogni posto di lavoro per portare avanti questa bataglia. Ne va del nostro futuro.
Partecipa alle assemblee in vista della manifestazione del 4 novembre
Scarica il volantino in Pdf
Pavia - Mercoledì 25 ottobre, ore 21
presso il CSA Barattolo, via dei Mille 130
Assemblea contro la precarietà promossa dai Giovani Comunisti
Crema - Sabato 28 Ottobre ore15
nella sede di Rifondazione Comunista in via Cremona 27
organizzata dai Giovani comunisti
Monza - Domenica 29 ottobre ore 17.00
via Borgazzi 9 presso la federazione del Prc,
organizzata dai Giovani comunisti
Milano - Lunedì 30 ottobre ore 21.00
Sala biblioteca Villa Litta, Affori
organizzata dal comitato stop precarietà zona 9
MIglionico (Mt) - Lunedì 30 ottobre ore 18.00
Circolo Prc "E.Berlinguer" via A.Sarli
Interverrà: Jacopo Renda (Cpn Prc)
Organizza la redazione di Falcemartello
Francavilla Fontana (BR) - Martedì 31 ottobre ore 16.00
presso il circolo
Arci centopassi, Corso Umberto 1,
Organizza la redazione di Falcemartello
Agrigento - Sabato 4 novembre ore 18
Presidio (per chi non può andare a Roma)
Porta dei ponti
Organizzano i Giovani comunisti della Federazione di Agrigento
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