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Alan Woods a Firenze, per la difesa della rivoluzione venezuelana Stampa E-mail
Scritto da Dario Salvetti   
Quando ieri sera  a Firenze, abbiamo aggiunto ulteriori sedie in sala per permettere a tutti di sedersi, in platea si potevano contare 70 persone. Si tratta della quarta assemblea svolta in Italia da Alan Woods nel tour organizzato dal Comitato Giù le mani dal Venezuela e dalla tendenza marxista del Prc FalceMartello. Altre ce ne sono state a Modena, Trieste a Bologna, potete leggerne il resoconto qui.

 

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In ogni assemblea il tema fondamentale è stato la difesa e l’approfondimento della rivoluzione bolivariana in Venezuela, collegandone l’ eventuale esito a quello della serie di processi rivoluzionari che attraversano tutto il continente latino-americano, a partire dal Messico e dalla stessa Cuba. Argomenti che si sono collegati naturalmente all’esigenza più generale della lotta per la trasformazione socialista della società. “Tutti noi conosciamo l’olocausto – ha sentenziato inizialmente Woods – considerato giustamente una tragedia storica per i suoi 6 milioni di morti, un vero e proprio crimine contro l’umanità. Ma cosa dire degli 800 milioni di morti che avvengono nel mondo per malattie elementari, la mancanza di accesso all’acqua e per l’impossibilità di procurarsi da mangiare? Si tratta di un olocausto silenzioso da parte del capitalismo. Chi può seriamente sostenere che questo è un sistema che funziona?”.

Prima di trattare del Venezuela in particolare, Woods ha fatto una panoramica generale della situazione nel continente a partire dall’Argentina, dall’Ecuador per poi arrivare ai recenti avvenimenti in Messico: “questi fantastici democratici alla George Bush sono sempre in difesa della democrazia, tranne quando la gente si sbaglia a votare. A quel punto come in Messico sono pronti a truccare le elezioni in ogni modo. Non è una novità in quel paese, ma questa volta hanno avuto una sorpresa: 3 milioni di persone in piazza il 31 luglio e 1 milione il 16 settembre. Ma cosa avete potuto leggere in Europa di tutto questo sulla cosiddetta stampa libera? Non una singola parola”.

aw_firenze1 Iniziando a trattare del Venezuela, si è invece concentrato sulle obiezioni scettiche che tanti a sinistra hanno sollevato e sollevano sul processo bolivariano. Uno dei temi su cui più si concentravano gli scettici era il passato militare di Chavez: “Non ci sono dubbi – ha detto a riguardo Alan – che se in Italia in un futuro lontano gli alti ufficiali dell’esercito decidessero di intervenire nella vita politica, saremmo di fronte ad un colpo di stato di destra e tremendamente reazionario. In generale lo Stato è collegato da mille fili alla classe dominante. Ma la storia conosce ogni genere di trasformazioni e peculiarità. In alcuni paesi, quando l’enorme scontento delle masse non trova uno sbocco, questa pressione può arrivare addirittura a radicalizzare verso sinistra alcuni settori dell’esercito. Settori che hanno magari più legami con la classe media invece che con l’oligarchia. In passato abbiamo già visto casi simili, con il colonnello Nasser ad esempio o nella stessa rivoluzione portoghese del 1975. E’ chiaro che la rivoluzione può avvenire in questa via distorta – ha infine aggiunto – nella misura in cui i partiti socialisti e comunisti non forniscono una vera direzione allo scontento accumulato tra le masse.”

Nel seguito della relazione, così come poi negli interventi dal pubblico, l’attenzione è ricaduta costantemente su alcuni temi. Sulla difesa della rivoluzione bolivariana, innanzitutto, e sulla possibilità che gli Usa invadano il Venezuela o che progettino l’assassinio di Chavez. Oppure sulla questione dello scontro interno al movimento bolivariano tra i settori burocratici e i settori popolari che vogliono portare a termine la rivoluzione. “Le masse hanno salvato la rivoluzione bolivariana almeno in tre occasioni, nel colpo di Stato del 2002, durante la successiva serrata padronale e poi vincendo il referendum del 2004. Non vogliono ovviamente un ritorno indietro – ha notato Woods - Ma se la rivoluzione non andrà fino in fondo, questo inizierà a generare disillusione. Le masse inizieranno a chiedersi: si fanno grandi discorsi attorno alla rivoluzione, ma se trovo gli stessi padroni sul posto di lavoro, se trovo gli stessi funzionari statali, gli stessi latifondisti, che rivoluzione è questa?”. L’accento è stato posto poi sulla necessità di vincere le prossime elezioni presidenziali in Venezuela per approfondire il processo bolivariano e renderlo irreversibile, come ha dichiarato lo stesso Chavez. “Come si tradurrà questo? – ha continuato Alan – Non lo so, so cosa dovrebbe significare per me questo termine irreversibile. E cosa credo significhi per le masse: colpire le leve economiche dell’oligarchia venezuelana, espropriare le terre e le principali aziende del paese per porle sotto il controllo democratico dei lavoratori”.

Siamo sicuri che le prossime assemblee continueranno sulla scia di questo successo. Ma la cosa che riteniamo più importante è il costante appello sollevato prima, durante e dopo ognuna di queste a non lasciarle cadere nel vuoto. “Non permettete che questa magnifica assemblea si concluda così, è necessario organizzarsi, per creare un potente movimento marxista e in solidarietà alla rivoluzione bolivariana”. E’ stato questo l’appello di Alan Woods su cui inizieremo a lavorare immediatamente. O forse anche prima.

12 ottobre 2006

 

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