“A Manca pro s’Indipendentzia” sotto torchio
L’11 luglio scorso 10 militanti dell’organizzazione
comunista-indipendentista “a Manca pro s’Indipendentzia” (a Sinistra
per l’Indipendenza) sono stati arrestati con la pesante accusa di avere
compiuto atti di terrorismo dietro le sigle dei Nuclei Proletari per il
Comunismo e dell’Organizzazione Indipendentista Rivoluzionaria.
I militanti dell’organizzazione si sono dichiarati estranei ai fatti e hanno raccolto la solidarietà non solo da altre forze indipendentiste, ma anche da altre forze della sinistra. Rifondazione non ha fatto mancare la sua voce con le dichiarazioni di consiglieri regionali, della federazione di Nuoro, e con la visita in carcere dei parlamentari Fosco Giannini e Francesco Caruso.
Mentre si fa tanta demagogia sull’indulto senza fare una seria analisi di classe sulla composizione del popolo delle carceri, si ingabbiano le idee inventando nuove sigle, non molto diversamente dal caso “Sud Ribelle” che aveva coinvolto, tra gli altri, Caruso stesso. Ritornano in mente le parole dell’allora ministro Pisanu quando indicava tra le organizzazioni marxiste-leniniste e indipendentiste possibili attori dell’eversione sarda.
“A Manca pro s’Indipendentzia” è un movimento politico progressista, che lega indissolubilmente la lotta di liberazione nazionale con l’emancipazione socialista del popolo sardo. Il loro simbolo è rappresentato dalla falce e dal pugnale nuragico legati con la benda che tradizionalmente copre gli occhi (o la fronte, a seconda dei casi) dei mori della bandiera sarda. Non si riconoscono nella teoria tanto in voga della non-violenza (come invece si dichiarano altri gruppi indipendentisti), ma non per questo bisogna fare la stupida equazione (ed è triste che alcuni la facciano) cercando di buttarli nel calderone di chi fa del terrorismo individuale la propria arma. Amiamo ripeterci: c’è una differenza abissale tra la lotta di classe (il cui tasso di violenza è sempre determinato dall’oppressore) e una pratica sciagurata che invece frena ogni tentativo di composizione di classe. La loro azione politica è alla luce del sole; lavorano anche a livello universitario con “su Collettivu de sos Istudiantes” e diffondono il loro giornale, “Soberanìa” (Sovranità), regolarmente registrato; a livello sindacale lavorano per la crescita della Css (Conferenza Sindacale Sarda).
Non è la prima volta che “a Manca” entra nel mirino della repressione: già il 15 giugno e il 12 luglio del 2003 sono state perquisite le case di alcuni militanti dell’organizzazione in seguito alla deflagrazione di un ordigno che aveva abbattuto un ripetitore telefonico nel sassarese.
Ora sono indagati per degli atti terroristici commessi dalle sigle sopraccitate, per un periodo che copre gli ultimi 4 anni, in seguito a delle intercettazioni telefoniche (le quali hanno già scagionato un militante che nei giorni in questione si trovava altrove). I compagni arrestati si sono dichiarati estranei alle accuse a loro rivolte e abbiamo motivo di credergli.
Pur non condividendo alcune loro linee guida (su tutte, la separazione su basi etniche delle organizzazioni operaie), FalceMartello, la tendenza marxista del Prc, non intende negare la propria solidarietà con i compagni arrestati cercando con quest’articolo di dar seguito al messaggio d’apertura della conferenza provinciale di Sassari dei Giovani Comunisti (non emerso nella carta stampata locale). Il nostro augurio è unito alla stima per la costanza e la serietà dimostrate da “a Manca pro s’Indipendentzia” nel far sentire la propria voce in tutte le occasioni possibili.
Settembre 2006
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