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Intertaba - Il lavoro notturno passa ma non convince Stampa E-mail
Scritto da di Domenico Minadeo (iscritto Filcem-Cgil)   

Bologna - Agli inizi di luglio i lavoratori Intertaba (azienda del settore chimico affiliata alla multinazionale Philip Morris che produce filtri per sigarette) mediante referendum, avevano chiaramente rifiutato la proposta aziendale di strutturare il turno notturno (vedi FalceMartello 194), nonostante ciò la direzione fece capire che c’erano pochi margini per trattare e il nuovo orario di lavoro della fabbrica, dal gennaio 2007, non poteva scendere sotto le 22 ore e 30 minuti quotidiane. 

 

La Rsu, rinunciando a dirigere la lotta per il No al notturno, cercò una soluzione di mediazione: garantire le 22 ore e 30 minuti quotidiane rimodulando la composizione dei tre turni e indicendo una nuova assemblea alla fine di luglio.

All’assemblea erano presenti anche i funzionari Cgil e Cisl che insieme alla Rsu ci spiegarono che le proposte, sia quella aziendale che quelle sindacale sui nuovi turni, erano ultimative e non c’era spazio per opporsi alla volontà dell’azienda.

Nessuna possibilità di opporsi quindi ma solo di scegliere la soluzione meno peggio con un nuovo referendum dopo le ferie.

Con la scusa che la proposta del turno notturno era stata bocciata l’azienda come prima contromisura decise di non rinnovare i contratti a termine tra gli operai (non tra i tecnici dove sono state fatte delle assunzioni a tempo indeterminato).

Tali decisioni avevano fatto arrabbiare i lavoratori interessati che mentre venivano lasciati a casa vedevano continuare le trattative per il notturno per poter aumentare la produzione. La contraddizione suscitava discussione anche tra i lavoratori a tempo indeterminato e faceva emergere come l’azienda usasse in modo spregiudicato i contratti a termine e dimostrasse come il ricorso al lavoro precario fosse uno strumento utile per dividere e rendere più ricattabili i lavoratori non contribuendo minimamente all’aumento dell’occupazione.

Al ritorno dalle ferie l’Rsu, che non si era presa il disturbo di avvisare i lavoratori dello stato della vertenza, veniva convocata dall’azienda per essere informata che a partire da lunedì 11 settembre in alcune aree della produzione, per 7 settimane, si sarebbe lavorato di notte chiedendo la disponibilità ai lavoratori su base volontaria.

Nel pomeriggio del 6 settembre un comunicato sindacale annunciava che venerdì 8 si sarebbe svolto il referendum, nella scheda i lavoratori avrebbero avuto la possibilità di esprimere la loro preferenza su una delle tre possibilità di turnazione offerte, oppure astenersi.

La modalità della votazione rifletteva la condotta che la Rsu aveva tenuto fino ad allora e cioè negare ai lavoratori la possibilità di opporsi ai voleri dell’azienda, determinando quindi una consultazione farsa.

L’esito del referendum ha confermato che una battaglia seria per opporsi al turno notturno era possibile. I dati diffusi dopo il voto non solo hanno mostrato una scarsa partecipazione (118 votanti su 248 aventi diritto), ma ancora più importante è che 20 lavoratori hanno annullato la scheda e 9 si sono astenuti. In pratica solo una minoranza ha espresso una preferenza sui nuovi turni.

Grazie all’iniziativa di chi scrive, che si è preso il disturbo di distribuire tra i lavoratori poche ore prima del voto un volantino che li invitava ad annullare la scheda, perlomeno è potuto emergere almeno in parte il parere di chi non intendeva piegarsi al ricatto aziendale. Considerato che il volantino ha ricevuto il sostegno anche di un delegato Cgil dell’Rsu, immaginiamo quale risultato si sarebbe potuto ottenere se questa battaglia l’avesse portata avanti chi in fabbrica ha il dovere di difendere gli interessi dei lavoratori.

Questa vertenza ha rappresentato uno spartiacque nelle relazioni sindacali e nella coscienza di molti lavoratori. Ha fatto emergere la necessità di una alternativa alla direzione sindacale che dovrà concretizzarsi nel prossimo futuro a partire dai lavoratori più combattivi.

 
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