Da Padova a Sassuolo: no ai muri e alla segregazione
“Il muro di via Anelli? E’ l’unica soluzione possibile in una
situazione di emergenza” (dichiarazione del ministro Ferrero, Corriere
della Sera, 4 settembre).
Nella stessa intervista Ferrero ha aggiunto che esistono “situazioni simili a Brescia, Modena, Sassuolo (MO), Roma, Viareggio”, precisando di non voler dare un giudizio generalizzato sulla costruzione di muri. L’intervista ha scatenato un polverone, costringendo il ministro a scrivere al Corriere della Sera per precisare di essere contrario all’esportazione del “modello Padova”, ma confermando il proprio appoggio al sindaco Zanonato (Ds). La tesi di Ferrero è che a Padova è in corso un programma di reinserimento e la costruzione temporanea di un muro serve ad evitare conflitti. Quel muro è lungo 90 metri e alto 3, ed isola 6 palazzoni (3 svuotati) che ospitano 1.500 immigrati. Tre check-point di polizia controllano chi entra e chi esce dal complesso. I lavoratori immigrati sono giustamente in lotta contro il muro, chiedono libertà e la fine del clima di guerra e di militarizzazione crescente. La rettifica di Ferrero, però, ribadisce appoggio a quella vergogna.
Le conseguenze politiche della visita a Padova sono pesanti, soprattutto per gli immigrati. Infatti, un ministro di Rifondazione Comunista ha avallato un provvedimento di segregazione e criminalizzazione contro gli immigrati, invocando ragioni di emergenza. Questo precedente incoraggerà altri sindaci a battere quel cammino. Non ci si venga a dire che così si combatte il degrado, ricalcando il sindaco di Sassuolo Pattuzzi quando sgomberava il palazzo Verde!
A Modena le reazioni sono state vivaci. I sindaci chiamati in causa hanno sfoggiato dichiarazioni di sinistra prendendo le distanze da Ferrero. Da Pighi (Ds) di Modena, che ha appena dotato la Polizia Municipale di manganello, all’indomito Pattuzzi che ha tuonato: “Non è con l’apartheid che si risolvono i problemi dell’immigrazione” (Resto del Carlino, 5 settembre). A parte la faccia tosta, non in discussione, il sindaco-sceriffo di Sassuolo ha ricordato che per le sue scelte “ho pagato a caro prezzo, perdendo l’appoggio, in maggioranza, proprio di Rifondazione Comunista”. Ma su un’affermazione di Pattuzzi vale la pena riflettere: “Fatico a capire come possa essere positiva la soluzione del “muro” e invece sia da condannare lo sgombero di un palazzo come quello di via S. Pietro 6”.
La questione è centrale per ogni militante del Prc: vogliamo diventare il partito del “muro” di Padova o quello della lotta contro lo sgombero del “palazzo Verde” di Sassuolo?
12 settembre 2006
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