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Con una decisione che ha suscitato l’ira degli ambienti padronali e
reazioni accigliate nelle parti più apertamente filo-confindustriali
del governo Prodi (la Margherita di Rutelli in testa), gli Ispettori
del Lavoro, dopo un ricorso del Collettivo Precari Atesia, hanno per la
prima volta fatto risuonare l’eco di una decisione a favore dei
lavoratori: Atesia non era legittimata ad utilizzare contratti precari,
i lavoratori avevano degli orari e delle regole da rispettare, erano
lavoratori subordinati a tutti gli effetti e quindi l’unica forma
contrattuale utilizzabile era quella a tempo indeterminato.
La conseguenza è che 3.200 lavoratori dovrebbero essere assunti immediatamente con contratti stabili e non con le fantasiose modalità contenute nell’ultimo accordo firmato ad Atesia, che andavano dall’apprendistato all’inserimento, con salari da fame nell’uno e nell’altro caso.
Non solo: Atesia deve pagare una somma di 3.000 euro per ciascuno dei circa 12.000 lavoratori che sono transitati dal 2001 ad oggi.
Una sentenza inequivocabile, che squarcia il velo su 10 anni almeno di abusi e di sfruttamento selvaggio e sancisce quanto fossero sacrosante le rivendicazioni che hanno portato alle mobilitazioni degli ultimi due anni.
Come da copione, la reazione del padrone di Atesia, Tripi, è stata quella di minacciare di portare i computer all’estero.
La storia di quest’ultimo prodotto d’avanguardia del vivaio azzoppato dei capitalisti italiani è breve ma già ricca di scorribande finanziarie sulla pelle dei lavoratori. Quelli della Finsiel, ad esempio, l’ultima tra le aziende informatiche rimaste nelle mani dello Stato, svenduta a Tripi e utilizzata da quest’ultimo per ingrossare il valore azionario del suo gruppo, distribuire così più alti dividendi agli azionisti e da un po’ di mesi interessata da un processo di smantellamento che sta mettendo a rischio qualche migliaio di posti di lavoro.
Lo stesso canovaccio che questo ‘valente imprenditore’, figlio prediletto di Rutelli e della Margherita, ha in mente per Atesia, interessata da un progetto di futura quotazione in Borsa, arrivando così alla definitiva quadratura del cerchio: la più assoluta precarietà e la più scarsa retribuzione per chi ci lavora in alcuni casi anche da dieci anni, guadagni da capogiro per chi si comprerà le azioni.
Ora Tripi minaccia di andarsene? Si accomodi all’uscita!
E una volta uscito di scena Tripi, Atesia deve tornare in seno alla Telecom, in un piano che dovrebbe prevedere la rinazionalizzazione del colosso delle Telecomunicazioni di questo Paese, la parola fina sulle migliaia di licenziamenti che vengono minacciati e sull’orgia di acquisizioni e dismissioni a catena che hanno ingrossato le tasche degli azionisti e svuotato quelle dei lavoratori e, naturalmente, l’assunzione a tempo indeterminato per tutti i precari.
Ma, per arrivare a questo, le sentenze degli Ispettori del lavoro non bastano! Occorre lottare.
Tripi, che ora spara a salve come un rapinatore in ritirata, usando come proiettili i troppi accordi al ribasso firmati anche dalla Cgil e la circolare del Ministro del Lavoro del governo Prodi che allontanava all’infinito la prospettiva di stabilizzazione dei lavoratori dei call center, non si piegherà davanti alle quattro righe che gli intimano le assunzioni a tempo indeterminato. Bisogna fargli sentire la moneta sonante degli scioperi, del blocco di Atesia e del conseguente rischio di perdita delle sue commesse. Il pericolo che sindacati e azienda trovino un accordo che vanifichi le decisioni dell’ispettorato sono concrete. Lo stesso Damiano ha dichiarato che, pur condividendo la posizione degli ispettori, si augura un accordo tra le parti.
La lotta all’Atesia e in tutti gli altri call center che ci sono in Italia, è il punto nevralgico della battaglia contro la Legge 30, che nei prossimi mesi vivrà appuntamenti importanti a partire dal corteo nazionale in programma per Ottobre.
È necessario che il Collettivo Precari Atesia inverta il processo che, per errori soggettivi da una parte e per l’accanimento dell’azienda dall’altra, l’ha portato ad essere più un soggetto politico esterno che a seguire le vicende sindacali interne all’azienda, trascurando la via del dialogo verso la massa dei lavoratori che non sempre è stata perseguita con la dovuta pazienza.
L’assemblea nazionale già convocata per il 9 settembre ed il corteo nazionale per fine settembre che sarà lanciato in questa sede, debbono essere preparati con cura, con una propaganda incessante verso i lavoratori, in primo luogo quelli di Atesia, la cui partecipazione è fondamentale per evitare di assistere alla solita passerella di attivisti dei Cobas, dei vertici della Fiom e di Rifondazione che si è vista negli ultimi cortei e nelle ultime assemblee nazionali. Se tali appuntamenti si riducono a questo si rivelano armi spuntate.
In concomitanza con il corteo di fine settembre deve essere inoltre convocato uno sciopero generale ad Atesia, nazionale di tutti i call center e in Telecom, invitando la Fiom, che a Roma ha seguito passo passo le mobilitazioni dei lavoratori precari, a mettere in campo anch’essa tutte le iniziative che possano contribuire a fare di questa giornata un grande momento di lotta contro la precarietà. L’antipasto più indigesto per Tripi & Co. del corteo nazionale contro la legge 30, in programma per Ottobre.
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