La
decisione di realizzare un inceneritore di rifiuti, avallata da
Comune e Provincia di Parma, sta suscitando un’inquietudine
crescente nella popolazione, con lo sviluppo del comitato
anti-inceneritore e il moltiplicarsi d’iniziative e contatti con
altre strutture e comitati in ambito regionale e nazionale.
L’impianto dovrebbe sorgere alle porte della
città e costituirebbe uno dei pilastri di Enìa spa, la
mega-società multiservizi da 2200 dipendenti, risultante dalla
fusione tra le ex aziende municipalizzate di Parma, Reggio Emilia e
Piacenza che gestisce le reti e l’erogazione d’acqua, luce e gas
oltre alla nettezza urbana e titolare di una rilevante quota di
Edison, società leader nella produzione di energia.
Ecco come Enìa si presentò al
pubblico nel 2005: “Un progetto dinamico che intende coniugare un
patrimonio consolidato, fatto di attenzione all’ambiente, al
territorio ed ai cittadini, in un mercato in continua evoluzione.”
Ed ecco che cosa i cittadini avranno se sarà
realizzato un termodistruttore (anche il più moderno):
- Elevato rischio sanitario e ambientale: le
sostanze emesse da questo tipo di impianto comprendono composti come
diossine e cloro, che provocano patologie polmonari, tumori e danni
al sistema nervoso centrale. Si tratta di oltre 250 sostanze nocive
che inquinano aria, suolo e falde acquifere. Con buona pace
dell’industria agro-alimentare locale.
- Permanenza del problema delle discariche. Il
destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un
inceneritore è in ogni caso lo smaltimento in discariche
speciali, più costose e pericolose.
- Spreco economico. Sono impianti molto costosi e
a bassa efficienza che necessitano di un importante e continuo
afflusso di rifiuti, provenienti da ogni dove. Lavorando in perdita,
possono funzionare solo grazie ad ingenti finanziamenti pubblici.
Come al solito, soldi prelevati dalle tasche dei lavoratori a
vantaggio di profitti e interessi privati.
- Disincentivazione della raccolta differenziata,
fortemente penalizzata se la gestione dei rifiuti prenderà la
via della combustione. Inoltre, se di raccolta ed incenerimento si
occupa la stessa azienda, come avverrebbe nel caso di Parma, non è
difficile immaginare quale delle due attività sarebbe
avvantaggiata, con ingenti profitti realizzati avvelenando
sistematicamente la popolazione e il territorio.
- Assenza di crescita occupazionale. La
costruzione e l’esercizio di un impianto determinano un livello
occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del
riciclaggio.
- Scarso recupero energetico. Il risparmio di
energia che si ottiene dal riciclaggio, con sistemi già
esistenti e ampiamente collaudati, è molto superiore
all’energia prodotta da combustione di rifiuti. Uno di questi è
il TMB (trattamento meccanico-biologico), che prevede la
bio-stabilizzazione dei rifiuti attraverso l’interazione
ossigeno-microrganismi, ricavando pallets utilizzabili per la
combustione al posto del carbone oppure smaltibili in discarica, con
minore ingombro e inquinamento.
Non è quindi difficile scorgere gli enormi
interessi economici che stanno dietro a questo progetto criminale,
fortemente voluto dai vertici di Enìa, che strumentalizzano
l’emergenza rifiuti, e sostenuto con entusiasmo non solo dalla
giunta comunale di destra, consapevole che uno dei cespiti più
rilevanti nell’attivo del comune consiste proprio nella
partecipazione in Enìa, ma anche dalla giunta provinciale
dell’Unione.
In tutta questa vicenda, infine, non smette di
stupirci il gruppo dirigente del Prc di Parma, che, non solo non ha
preso le distanze dalla maggioranza di cui fa parte in Provincia, ma
anche in Consiglio Comunale si è recentemente espresso a
favore del progetto, ponendo soltanto alcune condizioni accessorie
ininfluenti e creando ulteriore disorientamento tra i lavoratori e la
cittadinanza.
Ecco un altro dei frutti avvelenati delle
compatibilità imposte dal governo con forze borghesi e
moderate: a livello locale il Prc non è in grado di esprimere
una posizione autonoma e coerente sulla questione inceneritore,
contraddicendosi clamorosamente, così come a livello nazionale
il partito riesce a considerare accettabile che si finanzi un solo
conflitto imperialista anziché due, dopo anni di marce
pacifiste.
L’unica via per garantire una soluzione del
problema rifiuti, un’oculata gestione delle risorse energetiche e
una reale tutela della salute pubblica, dell’ambiente e
dell’occupazione passa esclusivamente per un’amministrazione
pianificata e democratica gestita direttamente dai lavoratori delle
aziende del settore rifiuti, al fine di riorganizzare razionalmente
tutto il ciclo dei rifiuti.
Perciò è necessario che il Prc si
schieri nettamente, partecipando attivamente alla costruzione dei
comitati contro il termodistruttore, ritirando i propri assessori da
una giunta provinciale che per l’ennesima volta mostra di avere a
cuore più gli interessi forti che quelli dei ceti popolari, e
portando avanti l’istanza della rimunicipalizzazione di tutte le
aziende coinvolte, iniziando da Amps/Enia, senza indennizzo e sotto
il controllo dei lavoratori.
11-07-2006
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