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PARMA - Cresce l’opposizione al termodistruttore Stampa E-mail
Scritto da Stefano Quaglia, Chiara Reali   

La decisione di realizzare un inceneritore di rifiuti, avallata da Comune e Provincia di Parma, sta suscitando un’inquietudine crescente nella popolazione, con lo sviluppo del comitato anti-inceneritore e il moltiplicarsi d’iniziative e contatti con altre strutture e comitati in ambito regionale e nazionale.

L’impianto dovrebbe sorgere alle porte della città e costituirebbe uno dei pilastri di Enìa spa, la mega-società multiservizi da 2200 dipendenti, risultante dalla fusione tra le ex aziende municipalizzate di Parma, Reggio Emilia e Piacenza che gestisce le reti e l’erogazione d’acqua, luce e gas oltre alla nettezza urbana e titolare di una rilevante quota di Edison, società leader nella produzione di energia.

Ecco come Enìa si presentò al pubblico nel 2005: “Un progetto dinamico che intende coniugare un patrimonio consolidato, fatto di attenzione all’ambiente, al territorio ed ai cittadini, in un mercato in continua evoluzione.”

Ed ecco che cosa i cittadini avranno se sarà realizzato un termodistruttore (anche il più moderno):

- Elevato rischio sanitario e ambientale: le sostanze emesse da questo tipo di impianto comprendono composti come diossine e cloro, che provocano patologie polmonari, tumori e danni al sistema nervoso centrale. Si tratta di oltre 250 sostanze nocive che inquinano aria, suolo e falde acquifere. Con buona pace dell’industria agro-alimentare locale.

- Permanenza del problema delle discariche. Il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è in ogni caso lo smaltimento in discariche speciali, più costose e pericolose.

- Spreco economico. Sono impianti molto costosi e a bassa efficienza che necessitano di un importante e continuo afflusso di rifiuti, provenienti da ogni dove. Lavorando in perdita, possono funzionare solo grazie ad ingenti finanziamenti pubblici. Come al solito, soldi prelevati dalle tasche dei lavoratori a vantaggio di profitti e interessi privati.

- Disincentivazione della raccolta differenziata, fortemente penalizzata se la gestione dei rifiuti prenderà la via della combustione. Inoltre, se di raccolta ed incenerimento si occupa la stessa azienda, come avverrebbe nel caso di Parma, non è difficile immaginare quale delle due attività sarebbe avvantaggiata, con ingenti profitti realizzati avvelenando sistematicamente la popolazione e il territorio.

- Assenza di crescita occupazionale. La costruzione e l’esercizio di un impianto determinano un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio.

- Scarso recupero energetico. Il risparmio di energia che si ottiene dal riciclaggio, con sistemi già esistenti e ampiamente collaudati, è molto superiore all’energia prodotta da combustione di rifiuti. Uno di questi è il TMB (trattamento meccanico-biologico), che prevede la bio-stabilizzazione dei rifiuti attraverso l’interazione ossigeno-microrganismi, ricavando pallets utilizzabili per la combustione al posto del carbone oppure smaltibili in discarica, con minore ingombro e inquinamento.

Non è quindi difficile scorgere gli enormi interessi economici che stanno dietro a questo progetto criminale, fortemente voluto dai vertici di Enìa, che strumentalizzano l’emergenza rifiuti, e sostenuto con entusiasmo non solo dalla giunta comunale di destra, consapevole che uno dei cespiti più rilevanti nell’attivo del comune consiste proprio nella partecipazione in Enìa, ma anche dalla giunta provinciale dell’Unione.

In tutta questa vicenda, infine, non smette di stupirci il gruppo dirigente del Prc di Parma, che, non solo non ha preso le distanze dalla maggioranza di cui fa parte in Provincia, ma anche in Consiglio Comunale si è recentemente espresso a favore del progetto, ponendo soltanto alcune condizioni accessorie ininfluenti e creando ulteriore disorientamento tra i lavoratori e la cittadinanza.

Ecco un altro dei frutti avvelenati delle compatibilità imposte dal governo con forze borghesi e moderate: a livello locale il Prc non è in grado di esprimere una posizione autonoma e coerente sulla questione inceneritore, contraddicendosi clamorosamente, così come a livello nazionale il partito riesce a considerare accettabile che si finanzi un solo conflitto imperialista anziché due, dopo anni di marce pacifiste.

L’unica via per garantire una soluzione del problema rifiuti, un’oculata gestione delle risorse energetiche e una reale tutela della salute pubblica, dell’ambiente e dell’occupazione passa esclusivamente per un’amministrazione pianificata e democratica gestita direttamente dai lavoratori delle aziende del settore rifiuti, al fine di riorganizzare razionalmente tutto il ciclo dei rifiuti.

Perciò è necessario che il Prc si schieri nettamente, partecipando attivamente alla costruzione dei comitati contro il termodistruttore, ritirando i propri assessori da una giunta provinciale che per l’ennesima volta mostra di avere a cuore più gli interessi forti che quelli dei ceti popolari, e portando avanti l’istanza della rimunicipalizzazione di tutte le aziende coinvolte, iniziando da Amps/Enia, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori.

11-07-2006 


 
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