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Intertaba
Spa è un’azienda con sede alla periferia di Bologna che
occupa circa 250 lavoratori (quasi la metà impiegati) nella
produzione di filtri per sigarette; è affiliata alla
multinazionale Philip Morris (PM), monopolista a livello globale
della produzione di sigarette. Alla fine del 2005 è scaduto il
contratto integrativo e la direzione al tavolo delle trattative ha
chiesto di introdurre il terzo turno lavorativo, cioè quello
notturno, come condizione per rinnovare il contratto.
I lavoratori Intertaba dicono NO al lavoro notturno
L’azienda ha aggiunto che avrebbe proceduto a
stabilizzare una decina di lavoratori a tempo determinato, che
l’esigenza di un nuovo turno era dettata dall’aumento di volumi
da produrre come richiesto da PM, dalla necessità da parte
della PM di uniformare l’orario di lavoro in tutte le circa 70
fabbriche sparse nel mondo di cui solo Intertaba lavorerebbe su due
turni. Ha fatto intendere che qualora ci si fosse rifiutati la PM
avrebbe potuto anche decidere di chiudere la fabbrica a breve (circa
2 anni) ed infine che avrebbe proceduto a istituire il terzo turno
anche senza il consenso dei lavoratori appellandosi al contratto
nazionale dei chimici che lo prevede. Una vera e propria
dichiarazione di guerra.
La Rsu insieme ai funzionari di Cgil e Cisl indice
un’assemblea agli inizi di giugno per illustrare queste richieste
ai lavoratori mettendo in risalto il pericolo di un rifiuto di tale
proposta tanto che un lavoratore si è alzato sostenendo che il
sindacato ci stava mettendo con le spalle al muro senza darci
un’alternativa e allora tanto valeva accettare un turno notturno
magari ridotto a sei ore. Non hanno convinto le giustificazioni dei
funzionari e Rsu che si sono nascosti dietro l’argomentazione che
non volevano influenzare i lavoratori!
A quel punto chi scrive è intervenuto
spiegando che ci si doveva rifiutare perché l’introduzione
del terzo turno non garantiva che PM domani non avrebbe spostato la
produzione in altri paesi più competitivi per quanto riguarda
il costo del lavoro e, cosa importante, che qualora si sarebbe
arrivati al voto gli aventi diritto dovevano essere solo gli
interessati e non gli altri lavoratori, impiegati, presenti
all’assemblea ma non toccati dal notturno.
Il consenso dei lavoratori a queste parole faceva
emergere la loro contrarietà, fino a quel punto inespressa,
alla richiesta aziendale. L’assemblea si chiudeva con l’accordo
di fare un referendum. Nei giorni seguenti tuttavia veniva fuori la
scarsa fiducia dei lavoratori, avendo il sindacato fatto intendere
che non c’era via d’uscita. In questo clima è maturata la
vittoria dei sì al referendum (104 favorevoli e 44 contrari) e
la Rsu ha avuto via libera per trattare le condizioni del turno
notturno.
La direzione aziendale ha avanzato la proposta
ultimativa di lavorare su 3 turni di 7,5 ore ciascuno con due pause
da 10 minuti e una diminuzione di 5 giorni di riposi compensativi (in
totale ogni turnista ha diritto a 7 giorni di riposo all’anno) per
coprire la mezz’ora in meno.
In una nuova assemblea indetta il 5 luglio
nuovamente la Rsu non prende posizione limitandosi a illustrare la
proposta scandalosa dell’azienda. Le ragioni del no sono state da
me ribadite con la proposta dell’elezione di delegati di trattativa
che portassero avanti la vertenza visto che la Rsu nei fatti ci stava
rinunciando. Un delegato della Rsu ha risposto che era contrario alla
richiesta dell’azienda ma aggiungendo poi che “si sa come vanno a
finire le cose quando si deve scioperare, i lavoratori non ti
seguono” che tradotto voleva dire: tanto perdiamo! In pratica si
affermava prima la contrarietà ma poi nei fatti si spingono i
lavoratori ad accettare.
Invece al referendum di due giorni dopo i
lavoratori hanno dato un grande segnale votando nettamente per il no
con 103 voti e solo 32 sì.
Questo è solo un piccolo passo verso la
lotta che potrebbe essere necessaria se l’azienda dovesse
unilateralmente portare avanti la sua posizione. I lavoratori hanno
dimostrato chiaramente che vogliono che il sindacato e la Rsu siano
più combattivi. Dovranno essere pronti anche ad organizzarsi,
magari attraverso un comitato di lotta, per fare le dovute pressioni
e far capire definitivamente all’azienda che il terzo turno non
passa.
11-07-2006
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