Dopo
la sconfitta: rompere col governismo per rilanciare il Prc
Le
recenti elezioni comunali a Napoli segnano un importante battuta
d’arresto per il Prc.
A
soli 25 giorni dalle elezioni politiche, il partito passa da 50.000 a
23.000 voti con un incredibile crollo dei consensi, come frutto del
sostegno dato ad una giunta fallimentare come quella Iervolino.
Infatti mentre su terreno delle elezioni politiche il Prc ha
beneficiato dell’antiberlusconismo e della spinta al cambiamento
che ne conseguiva, sul piano amministrativo è sembrato il più
fedele difensore e continuatore della giunta uscente.
Elezioni comunali di Napoli
Preoccupa il fatto che il Prc sia superato in
termini di consensi dai Verdi e dal Pdci, che consegue un buon
risultato frutto della politica che opportunisticamente ha sviluppato
verso il centrosinistra campano, cercando falsamente di accreditarsi
come “critico” del bassolinismo. Il dato del Pdci non può
essere letto riduttivamente come frutto di un errore degli elettori.
La stessa differenza tra il voto delle Comunali e quello delle
Municipalità , nelle quali il nostro consenso cresce, dimostra
come lì la nostra capacita di radicamento maggiore rispetto ai
comunisti italiani abbia permesso una maggiore tenuta del partito.
La vittoria della Iervolino non è certo
dovuta ad una nuova fiducia verso il centrosinistra ma ad altri
fattori.
La politicizzazione delle elezioni amministrative
a Napoli da parte di Berlusconi ha spostato la discussione dal
bilancio socialmente fallimentare della giunta uscente trasformano la
tornata elettorale comunale in una prosecuzione delle elezioni
politiche, permettendo così al centrosinistra di continuare a
beneficiare della spinta contro Berlusconi e le sue politiche
liberiste.
È innegabile inoltre l’appoggio dato alla
Iervolino da parte dei poteri forti della città e lo
spostamento di un parte del voto della criminalità organizzata
verso l’Udeur, la Margherita ed anche L’Italia dei Valori.
In questo contesto abbiamo assistito ad una
campagna elettorale da parte del Prc gestita sotto il segno del
peggiore personalismo, privando i militanti di ogni possibilità
di svolgere la propaganda per il programma e il simbolo del Prc.
Campagne
elettorali personali
Il risultato di questa campagna elettorale, oltre
al crollo del consenso del Prc, è stato un elevatissimo numero
di preferenze, circa 15000 su 23000 voti raccolti complessivamente
dal partito, e la percezione generalizzata del nostro partito come
uno dei tanti. Un partito cioè che non si distingueva nelle
pratiche da altri partiti, con campagne elettorali personali
sostenute con investimenti finanziari di decine di migliaia di euro,
fatto per noi senza precedenti. A questa corsa alle preferenze ed
alla campagna elettorale basata più sul personalismo che su un
programma qualificante in difesa dei lavoratori e dei disoccupati non
si è sottratto nemmeno il consigliere l’Ernesto Sandro
Fucito che ha rincorso la maggioranza bertinottiana sul suo stesso
terreno.
Il caso di Santina Mutto, candidata alle comunali
sostenuta dall’assessore regionale del Prc al lavoro e formazione
Corrado Gabriele, e legata ad una cordata affaristico imprenditoriale
legata all’imprenditore Lucio Variale, proprietario di un circuito
giornalistico televisivo locale che tenta di utilizzare il partito
per i propri fini, è solo l’esempio più clamoroso di
questo processo degenerativo.
Questo è frutto di un lungo percorso che
vede il nostro partito inserito da quasi quindici anni in tutti i
livelli governativi: comunale, provinciale, regionale e ora anche
nazionale. Conseguenza di ciò è una penetrazione ormai
generalizzata di logiche di sottogoverno come la presenza di nostri
compagni nei consigli d’amministrazione di decine di enti e
società, spesso privatizzate dai governi di centrosinistra.
Questa logica, spesso da comitato d’affari, non
è stata contrastata dal gruppo dirigente che invece di fare
perno sulle forze vive militanti, tese alla costruzione dei movimenti
di massa, ha rinunciato a svolgere un ruolo di stimolo e direzione
nei movimenti di massa stabilendo invece con essi un rapporto
distorto legato alla presenza istituzionale. Oggi questi elementi
degenerativi, che influenzano pesantemente anche il tesseramento,
raggiungono il loro punto peggiore.
Ulteriore conseguenza di questa situazione è
stata la gestione verticistica che ha concentrato nella segreteria
tutte le decisioni importanti: sintomatico a questo riguardo il fatto
che la prima riunione del direttivo provinciale sia stata convocata a
15 mesi dal congresso che lo ha eletto.
Di pari passo è andato lo svuotamento del
Cpf come dimostra il fatto che anche la composizione della lista per
le comunali è stata sottratta al dibattito, dando un mandato
senza alcun vincolo alla segreteria per la sua composizione con il
solo voto contrario del rappresentante di FalceMartello nel Cpf.
Si
apre la crisi nel Prc napoletano
La crisi del Prc partenopeo si è
ulteriormente evidenziata con il dibattito sull’assessorato alla
politiche sociali. Il candidato più “naturale” per questa
carica sembrava il consigliere eletto Raffaele Carotenuto, dal 1997
presidente della commissione politiche sociali del comune. Tuttavia
qualora fosse stato designato come assessore, Santina Mutto, prima
dei non eletti nella lista del Prc, sarebbe automaticamente entrata
in consiglio comunale. Pochi giorni prima che il Comitato politico
federale si riunisse per deliberare in materia, Santina Mutto
giungeva fino al punto di comprare intere pagine sui giornali per
caldeggiare la propria entrata in consiglio, tentando così di
usare la forza delle proprie consistenti risorse economiche per
condizionare il dibattito interno al partito.
Il rifiuto del segretario De Cristoforo di
proporre la delega a Carotenuto e la proposta che il ruolo di
assessore fosse assegnato a Giulio Riccio, lasciando quindi la Mutto
fuori dal consiglio, ha aperto uno scontro nella maggioranza tra chi
come Corrado Gabriele sosteneva la candidatura di Carotonuto (e di
conseguenza l’entrata della Mutto in consiglio comunale) e chi come
la maggioranza della segreteria sosteneva Riccio, proposta
quest’ultima approvata dopo una votazione nel Cpf finita 48 a 28.
Di fronte all’ennesima crisi della federazione
la segreteria si è presentata dimissionaria, aprendo il
percorso per una conferenza di organizzazione da fare in autunno e
proponendo una apertura della nuova segreteria alla minoranze.
Purtroppo però la parziale e tardiva
autocritica della segreteria non va al cuore del problema cioè
la necessità di una svolta generale sia negli orientamenti che
nella gestione del partito che in primo luogo rompa con l’idea
governista.
Le dimissioni della segreteria e l’apertura del
percorso verso la conferenza di organizzazione possono essere un
passo avanti solo se inseriti in una proposta di vera e propria
ricostruzione e rilancio del Prc napoletano che si basi sui seguenti
punti:
1) elaborazione programmatica che svincoli
definitivamente il partito dalla subordinazione al centrosinistra e
al bassolinismo;
2) sviluppo di un piano di intervento sistematico
nei luoghi di lavoro rompendo la prassi di delega del nostro
intervento agli apparati sindacali;
3) ricostruzione del lavoro giovanile della
federazione basato su un intervento nelle scuole, nelle università
e nei movimenti giovanili, ripristinando il regolare funzionamento
del coordinamento provinciale dei Gc;
4) Elaborazione di un piano di strutturazione dei
dipartimenti che faccia appello alle migliori energie presenti nei
circoli, oggi privi di reali punti di riferimento. Deve essere la
struttura del partito e le necessità dell’intervento di
massa determinare le scelte nei nostri rappresentanti istituzionali e
non viceversa, come spesso accade.
La “moralizzazione“ del partito, se non
vogliamo che rimanga una frase ipocrita e vuota, deve significare un
pieno controllo degli iscritti sulle candidature a tutti i livelli,
la piena trasparenza sulle effettive presenze del partito in tutti
gli ambiti governativi e amministrativi e la lotta ad ogni forma di
privilegio. Proponiamo pertanto di adottare il criterio del salario
operaio per tutti i nostri eletti a qualsiasi livello.
In assenza di una simile proposta di
riorientamento del Prc è grave errore da parte delle minoranze
congressuali di Erre e dell’Ernesto rendersi disponibili ad un
ingresso in segreteria semplicemente sulla base di qualche ruolo in
più nella gestione del partito o in qualche consiglio di
amministrazione.
Oggi più che mai le minoranze devono
giocare un ruolo di ferma opposizione alla deriva del Prc e
contribuire, assieme alle sue migliori forze militanti a renderlo un
vero strumento di organizzazione e difesa di tutti gli sfruttati.
07-11-2006
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