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Elezioni comunali di Napoli Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Renda   

Dopo la sconfitta: rompere col governismo per rilanciare il Prc


Le recenti elezioni comunali a Napoli segnano un importante battuta d’arresto per il Prc.

A soli 25 giorni dalle elezioni politiche, il partito passa da 50.000 a 23.000 voti con un incredibile crollo dei consensi, come frutto del sostegno dato ad una giunta fallimentare come quella Iervolino. Infatti mentre su terreno delle elezioni politiche il Prc ha beneficiato dell’antiberlusconismo e della spinta al cambiamento che ne conseguiva, sul piano amministrativo è sembrato il più fedele difensore e continuatore della giunta uscente.

Elezioni comunali di Napoli

Preoccupa il fatto che il Prc sia superato in termini di consensi dai Verdi e dal Pdci, che consegue un buon risultato frutto della politica che opportunisticamente ha sviluppato verso il centrosinistra campano, cercando falsamente di accreditarsi come “critico” del bassolinismo. Il dato del Pdci non può essere letto riduttivamente come frutto di un errore degli elettori. La stessa differenza tra il voto delle Comunali e quello delle Municipalità , nelle quali il nostro consenso cresce, dimostra come lì la nostra capacita di radicamento maggiore rispetto ai comunisti italiani abbia permesso una maggiore tenuta del partito.

La vittoria della Iervolino non è certo dovuta ad una nuova fiducia verso il centrosinistra ma ad altri fattori.

La politicizzazione delle elezioni amministrative a Napoli da parte di Berlusconi ha spostato la discussione dal bilancio socialmente fallimentare della giunta uscente trasformano la tornata elettorale comunale in una prosecuzione delle elezioni politiche, permettendo così al centrosinistra di continuare a beneficiare della spinta contro Berlusconi e le sue politiche liberiste.

È innegabile inoltre l’appoggio dato alla Iervolino da parte dei poteri forti della città e lo spostamento di un parte del voto della criminalità organizzata verso l’Udeur, la Margherita ed anche L’Italia dei Valori.

In questo contesto abbiamo assistito ad una campagna elettorale da parte del Prc gestita sotto il segno del peggiore personalismo, privando i militanti di ogni possibilità di svolgere la propaganda per il programma e il simbolo del Prc.


Campagne elettorali personali


Il risultato di questa campagna elettorale, oltre al crollo del consenso del Prc, è stato un elevatissimo numero di preferenze, circa 15000 su 23000 voti raccolti complessivamente dal partito, e la percezione generalizzata del nostro partito come uno dei tanti. Un partito cioè che non si distingueva nelle pratiche da altri partiti, con campagne elettorali personali sostenute con investimenti finanziari di decine di migliaia di euro, fatto per noi senza precedenti. A questa corsa alle preferenze ed alla campagna elettorale basata più sul personalismo che su un programma qualificante in difesa dei lavoratori e dei disoccupati non si è sottratto nemmeno il consigliere l’Ernesto Sandro Fucito che ha rincorso la maggioranza bertinottiana sul suo stesso terreno.

Il caso di Santina Mutto, candidata alle comunali sostenuta dall’assessore regionale del Prc al lavoro e formazione Corrado Gabriele, e legata ad una cordata affaristico imprenditoriale legata all’imprenditore Lucio Variale, proprietario di un circuito giornalistico televisivo locale che tenta di utilizzare il partito per i propri fini, è solo l’esempio più clamoroso di questo processo degenerativo.

Questo è frutto di un lungo percorso che vede il nostro partito inserito da quasi quindici anni in tutti i livelli governativi: comunale, provinciale, regionale e ora anche nazionale. Conseguenza di ciò è una penetrazione ormai generalizzata di logiche di sottogoverno come la presenza di nostri compagni nei consigli d’amministrazione di decine di enti e società, spesso privatizzate dai governi di centrosinistra.

Questa logica, spesso da comitato d’affari, non è stata contrastata dal gruppo dirigente che invece di fare perno sulle forze vive militanti, tese alla costruzione dei movimenti di massa, ha rinunciato a svolgere un ruolo di stimolo e direzione nei movimenti di massa stabilendo invece con essi un rapporto distorto legato alla presenza istituzionale. Oggi questi elementi degenerativi, che influenzano pesantemente anche il tesseramento, raggiungono il loro punto peggiore.

Ulteriore conseguenza di questa situazione è stata la gestione verticistica che ha concentrato nella segreteria tutte le decisioni importanti: sintomatico a questo riguardo il fatto che la prima riunione del direttivo provinciale sia stata convocata a 15 mesi dal congresso che lo ha eletto.

Di pari passo è andato lo svuotamento del Cpf come dimostra il fatto che anche la composizione della lista per le comunali è stata sottratta al dibattito, dando un mandato senza alcun vincolo alla segreteria per la sua composizione con il solo voto contrario del rappresentante di FalceMartello nel Cpf.


Si apre la crisi nel Prc napoletano


La crisi del Prc partenopeo si è ulteriormente evidenziata con il dibattito sull’assessorato alla politiche sociali. Il candidato più “naturale” per questa carica sembrava il consigliere eletto Raffaele Carotenuto, dal 1997 presidente della commissione politiche sociali del comune. Tuttavia qualora fosse stato designato come assessore, Santina Mutto, prima dei non eletti nella lista del Prc, sarebbe automaticamente entrata in consiglio comunale. Pochi giorni prima che il Comitato politico federale si riunisse per deliberare in materia, Santina Mutto giungeva fino al punto di comprare intere pagine sui giornali per caldeggiare la propria entrata in consiglio, tentando così di usare la forza delle proprie consistenti risorse economiche per condizionare il dibattito interno al partito.

Il rifiuto del segretario De Cristoforo di proporre la delega a Carotenuto e la proposta che il ruolo di assessore fosse assegnato a Giulio Riccio, lasciando quindi la Mutto fuori dal consiglio, ha aperto uno scontro nella maggioranza tra chi come Corrado Gabriele sosteneva la candidatura di Carotonuto (e di conseguenza l’entrata della Mutto in consiglio comunale) e chi come la maggioranza della segreteria sosteneva Riccio, proposta quest’ultima approvata dopo una votazione nel Cpf finita 48 a 28.

Di fronte all’ennesima crisi della federazione la segreteria si è presentata dimissionaria, aprendo il percorso per una conferenza di organizzazione da fare in autunno e proponendo una apertura della nuova segreteria alla minoranze.

Purtroppo però la parziale e tardiva autocritica della segreteria non va al cuore del problema cioè la necessità di una svolta generale sia negli orientamenti che nella gestione del partito che in primo luogo rompa con l’idea governista.

Le dimissioni della segreteria e l’apertura del percorso verso la conferenza di organizzazione possono essere un passo avanti solo se inseriti in una proposta di vera e propria ricostruzione e rilancio del Prc napoletano che si basi sui seguenti punti:

1) elaborazione programmatica che svincoli definitivamente il partito dalla subordinazione al centrosinistra e al bassolinismo;

2) sviluppo di un piano di intervento sistematico nei luoghi di lavoro rompendo la prassi di delega del nostro intervento agli apparati sindacali;

3) ricostruzione del lavoro giovanile della federazione basato su un intervento nelle scuole, nelle università e nei movimenti giovanili, ripristinando il regolare funzionamento del coordinamento provinciale dei Gc;

4) Elaborazione di un piano di strutturazione dei dipartimenti che faccia appello alle migliori energie presenti nei circoli, oggi privi di reali punti di riferimento. Deve essere la struttura del partito e le necessità dell’intervento di massa determinare le scelte nei nostri rappresentanti istituzionali e non viceversa, come spesso accade.

La “moralizzazione“ del partito, se non vogliamo che rimanga una frase ipocrita e vuota, deve significare un pieno controllo degli iscritti sulle candidature a tutti i livelli, la piena trasparenza sulle effettive presenze del partito in tutti gli ambiti governativi e amministrativi e la lotta ad ogni forma di privilegio. Proponiamo pertanto di adottare il criterio del salario operaio per tutti i nostri eletti a qualsiasi livello.

In assenza di una simile proposta di riorientamento del Prc è grave errore da parte delle minoranze congressuali di Erre e dell’Ernesto rendersi disponibili ad un ingresso in segreteria semplicemente sulla base di qualche ruolo in più nella gestione del partito o in qualche consiglio di amministrazione.

Oggi più che mai le minoranze devono giocare un ruolo di ferma opposizione alla deriva del Prc e contribuire, assieme alle sue migliori forze militanti a renderlo un vero strumento di organizzazione e difesa di tutti gli sfruttati.

07-11-2006

 
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