Amato benedice i Cpt
La
lotta degli immigrati ad un bivio
Per
il ministro dell’Interno Giuliano Amato i Cpt sono strutture “che
sentiamo il dovere di migliorare ma non pensiamo che si possa farne a
meno. La necessità di identificare queste persone e rimandarle
nei paesi da dove provengono è ineludibile” (20 giugno,
audizione di fronte alla commissione Affari Costituzionali del
Senato). Così un ministro chiave del governo Prodi ha
interpretato concretamente il programma dell’Unione a proposito del
“superamento” dei Cpt.
Amato benedice i Cpt
Gran parte dei lavoratori immigrati, letteralmente
perseguitati dal governo Berlusconi, hanno salutato con speranza la
vittoria elettorale del centrosinistra. Incurante di ciò, il
governo “amico” si è presentato ai lavoratori immigrati
con questa dura dichiarazione di continuità. Nel corso dello
stesso intervento, Amato ha avuto la spudoratezza di sostenere che i
Cpt “non hanno funzione punitiva ma hanno la funzione di tenere
nella disponibilità dell’autorità persone che sono
entrate illegalmente e che devono tornare da dove vengono”. Per
darsi una patina progressista, Amato, un tempo luogotenente di Craxi,
ha aggiunto che sta per formarsi una commissione, composta anche da
esponenti dell’associazionismo, la quale ispezionerà per sei
mesi i 16 Cpt sparsi in Italia. Alla fine redigeranno un rapporto…
Commissione, indagini, umanizzazione delle strutture, collaborazione
delle associazioni: ogni passaggio del ragionamento del ministro
dell’Interno gronda di panacee illusorie, fumo negli occhi per
coprire la realtà di una politica in continuità con
quella del governo Berlusconi. I Cpt, infatti, saranno mantenuti ed è
del 3 luglio la protesta dell’ex sindaco Ds di Pantelleria contro
la costruzione di un nuovo Cpt nell’isola, ormai completamente
militarizzata. Non si sono ingannati Mantovano (An) e la Bertolini
(Fi), rivendicando in una nota per la stampa che “Amato difende la
funzione dei Cpt”.
Il Prc e l’Arci hanno criticato le intenzioni di
Amato il quale, però, ha risposto incontrando l’ambasciatore
libico Gaddur per discutere le misure repressive da prendere per
impedire movimenti di immigrati dal nord Africa all’Italia. Che
meraviglioso esempio di collaborazione internazionale!
Nel suo discorso programmatico Amato ha
giustificato il mantenimento dei Cpt affermando che la libera
circolazione delle persone aiuterebbe i trafficanti di immigrati. In
realtà, è vero proprio il contrario. Infatti, sono
precisamente leggi che obbligano chi scappa da miseria e guerra ad
entrare in Italia clandestinamente a spingere queste persone
direttamente nelle mani di organizzazioni criminali. Solo la
concessione automatica di permessi di soggiorno per tutti azzererebbe
gli affari dei trafficanti, lurido ma non innaturale prodotto della
società capitalista.
I Cpt diventeranno inutili?
Nella restante parte del suo intervento Amato ha
annunciato alcune riforme minori e l’intenzione di riscrivere la
legge Bossi-Fini, mentre la parola “abrogazione” (oscuro modo per
intendere cancellazione) non è stata neanche menzionata,
nonostante facesse bella figura nel programma dell’Unione. Amato ha
promesso una legge sul diritto d’asilo, il prolungamento del
permesso di soggiorno nel periodo di attesa del rinnovo, la
regolarizzazione per chi può dimostrare di lavorare in nero e,
più genericamente, la possibilità di introdurre
l’ingresso in Italia per ricerca di lavoro. Questo insieme di
intenzioni ha ricevuto l’appoggio entusiasta del presidente del
gruppo Prc al Senato, Russo Spena, il quale ha affermato:
“Apprezziamo le parole di Amato sul diritto d’asilo e sulla
consapevolezza della sofferenza dei migranti. Se saranno realizzate
le riforme democratiche cui
allude lo stesso ministro… sarà
inutile oltre che iniquo tenere aperti i Cpt”.
In realtà tali misure, se realizzate, non
altererebbero i due pilastri della politica della borghesia
sull’immigrazione: la regolamentazione dei flussi migratori e la
clandestinità. Sul primo punto, l’indisponibilità del
governo di centrosinistra a mettere in discussione la politica dei
flussi – quella per cui si deve stabilire ogni anno il tetto
massimo di nuovo ingressi – indica la volontà di continuare
a subordinare alle esigenze di manodopera di Confindustria la
concessione di permessi di soggiorno. L’introduzione del permesso
di soggiorno per ricerca di lavoro non fà che razionalizzare
uno dei punti più assurdi e inapplicabili della Bossi-Fini (la
quale prescriveva all’immigrato di trovre un lavoro prima (!) di
entrare in Italia), ma non muta la filosofia di fondo. La
regolarizzazione proposta per gli immigrati che già lavorano
in nero non si inquadra nello smantellamento della legge Bossi-Fini;
per amor di responsabilità lo stesso Amato, infatti, ha
precisato: “Avvalendoci della Bossi-Fini stiamo valutando di aprire
un secondo decreto per coprire le domande che risultano regolari ma
in eccesso rispetto alla quota prevista dal vecchio decreto. La
procedura avviata è molto barocca e prevede numerosi passaggi,
trattandosi di un decreto aggiuntivo. Anche la Bossi-Fini prevedeva
che si potesse andare al di là del contingente iniziale”.
Senza l’abolizione della Bossi-Fini e della
politica dei flussi, ai lavoratori in nero ormai integrati nel
processo produttivo che acquisiranno più stabilità si
andranno velocemente ad affiancare nuove schiere di immigrati senza
diritti, costretti ad accettare ogni sorta di sfruttamento ed a
giocare il ruolo di moderno esercito industriale di riserva. Anche
dopo le eventuali riforme cosmetiche ipotizzate da Amato, quindi, i
Cpt continueranno ad essere “utili” alla borghesia, come minaccia
permanente da far pendere sulla testa di decine di migliaia di
immigrati. Controllo dei flussi migratori, clandestinità e
Cpt, assieme all’utilizzo dell’apparato poliziesco, sono gli
strumenti inscindibili con cui i capitalisti italiani da anni
mantengono settori quantitativamente rilevanti di lavoratori
immigrati immersi nella paura e nello sfruttamento più
brutale. La clandestinità, infatti, serve tanto a
marginalizzare un lavoratore immigrato, per farne poi un capro
espiatorio, quanto ad allontanarlo dall’idea di iscriversi ad un
sindacato e alzare la testa assieme al resto della sua classe per
ottenere conquiste sociali.
Sul diritto di voto e di cittadinanza per gli
immigrati, Amato è sorvolato. Sulla cittadinanza per i figli
di genitori immigrati, addirittura, è riuscito ad annacquare
ulteriormente le formulazioni del timido programma dell’Unione,
ipotizzando che si debba concedere tale diritto solo “quando i
genitori hanno dimostrato un radicamento in Italia che dà
senso a questa cittadinanza”. Si tratterebbe di un’ennesima
commissione di probiviri da cui gli immigrati avrebbero solo da
temere.
Solo
la lotta paga!
Il 3 dicembre 2005 un vasto fronte di
organizzazioni di immigrati, partiti di sinistra e sindacati portava
in piazza a Roma decine di migliaia di persone per chiedere più
diritti per gli immigrati. Nella piattaforma si chiedeva la chiusura
definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di
Identificazione, l’abrogazione della legge Bossi-Fini – senza
tornare alla precedente Turco-Napolitano che istituì i Cpt –,
la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il
contratto di lavoro, la cittadinanza di residenza e il diritto al
voto per tutti gli immigrati, la regolarizzazione permanente di tutti
gli immigrati in Italia, la libertà di circolazione,
l’abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità e
della legge Pisanu. L’insieme di queste rivendicazioni potrà
essere conquistato soltanto con una dura lotta da parte dei
lavoratori. Esse contengono infatti un attacco frontale agli
interessi della borghesia. D’altra parte, l’intenzione del
governo Prodi di limitarsi ad emendare e correggere le leggi
approvate da Berlusconi esprime il carattere borghese della politica
dell’Unione, attenta a mettere le esigenze della classe dominante
in cima al proprio programma reale.
Questi primi passi del governo in materia
d’immigrazione indicano che anche su questo terreno il nostro
partito, il Prc, si è messo su una china pericolosa. Una
situazione in cui i nostri ministri potrebbero trovarsi a fare i
“pompieri” e difendere provvedimenti che svendono le nostre
ragioni politiche fondamentali, a partire dalla contrarietà ai
Cpt. Da che parte della barricata si troverà il partito nelle
prossime mobilitazioni degli immigrati? Spetta all’insieme dei suoi
militanti cambiare l’attuale rotta e lavorare per unire la lotta
degli immigrati ad una più generale riscossa dei lavoratori.
Ma è una strada che percorreremo solo scaricando compagni di
strada come Amato.
11-07-2006
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