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Amato benedice i Cpt Stampa E-mail
Scritto da Francesco Giliani   
Amato benedice i Cpt

La lotta degli immigrati ad un bivio


Per il ministro dell’Interno Giuliano Amato i Cpt sono strutture “che sentiamo il dovere di migliorare ma non pensiamo che si possa farne a meno. La necessità di identificare queste persone e rimandarle nei paesi da dove provengono è ineludibile” (20 giugno, audizione di fronte alla commissione Affari Costituzionali del Senato). Così un ministro chiave del governo Prodi ha interpretato concretamente il programma dell’Unione a proposito del “superamento” dei Cpt.

Amato benedice i Cpt

Gran parte dei lavoratori immigrati, letteralmente perseguitati dal governo Berlusconi, hanno salutato con speranza la vittoria elettorale del centrosinistra. Incurante di ciò, il governo “amico” si è presentato ai lavoratori immigrati con questa dura dichiarazione di continuità. Nel corso dello stesso intervento, Amato ha avuto la spudoratezza di sostenere che i Cpt “non hanno funzione punitiva ma hanno la funzione di tenere nella disponibilità dell’autorità persone che sono entrate illegalmente e che devono tornare da dove vengono”. Per darsi una patina progressista, Amato, un tempo luogotenente di Craxi, ha aggiunto che sta per formarsi una commissione, composta anche da esponenti dell’associazionismo, la quale ispezionerà per sei mesi i 16 Cpt sparsi in Italia. Alla fine redigeranno un rapporto… Commissione, indagini, umanizzazione delle strutture, collaborazione delle associazioni: ogni passaggio del ragionamento del ministro dell’Interno gronda di panacee illusorie, fumo negli occhi per coprire la realtà di una politica in continuità con quella del governo Berlusconi. I Cpt, infatti, saranno mantenuti ed è del 3 luglio la protesta dell’ex sindaco Ds di Pantelleria contro la costruzione di un nuovo Cpt nell’isola, ormai completamente militarizzata. Non si sono ingannati Mantovano (An) e la Bertolini (Fi), rivendicando in una nota per la stampa che “Amato difende la funzione dei Cpt”.

Il Prc e l’Arci hanno criticato le intenzioni di Amato il quale, però, ha risposto incontrando l’ambasciatore libico Gaddur per discutere le misure repressive da prendere per impedire movimenti di immigrati dal nord Africa all’Italia. Che meraviglioso esempio di collaborazione internazionale!

Nel suo discorso programmatico Amato ha giustificato il mantenimento dei Cpt affermando che la libera circolazione delle persone aiuterebbe i trafficanti di immigrati. In realtà, è vero proprio il contrario. Infatti, sono precisamente leggi che obbligano chi scappa da miseria e guerra ad entrare in Italia clandestinamente a spingere queste persone direttamente nelle mani di organizzazioni criminali. Solo la concessione automatica di permessi di soggiorno per tutti azzererebbe gli affari dei trafficanti, lurido ma non innaturale prodotto della società capitalista.


I Cpt diventeranno inutili?


Nella restante parte del suo intervento Amato ha annunciato alcune riforme minori e l’intenzione di riscrivere la legge Bossi-Fini, mentre la parola “abrogazione” (oscuro modo per intendere cancellazione) non è stata neanche menzionata, nonostante facesse bella figura nel programma dell’Unione. Amato ha promesso una legge sul diritto d’asilo, il prolungamento del permesso di soggiorno nel periodo di attesa del rinnovo, la regolarizzazione per chi può dimostrare di lavorare in nero e, più genericamente, la possibilità di introdurre l’ingresso in Italia per ricerca di lavoro. Questo insieme di intenzioni ha ricevuto l’appoggio entusiasta del presidente del gruppo Prc al Senato, Russo Spena, il quale ha affermato: “Apprezziamo le parole di Amato sul diritto d’asilo e sulla consapevolezza della sofferenza dei migranti. Se saranno realizzate le riforme democratiche cui
allude lo stesso ministro… sarà inutile oltre che iniquo tenere aperti i Cpt”.

In realtà tali misure, se realizzate, non altererebbero i due pilastri della politica della borghesia sull’immigrazione: la regolamentazione dei flussi migratori e la clandestinità. Sul primo punto, l’indisponibilità del governo di centrosinistra a mettere in discussione la politica dei flussi – quella per cui si deve stabilire ogni anno il tetto massimo di nuovo ingressi – indica la volontà di continuare a subordinare alle esigenze di manodopera di Confindustria la concessione di permessi di soggiorno. L’introduzione del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro non fà che razionalizzare uno dei punti più assurdi e inapplicabili della Bossi-Fini (la quale prescriveva all’immigrato di trovre un lavoro prima (!) di entrare in Italia), ma non muta la filosofia di fondo. La regolarizzazione proposta per gli immigrati che già lavorano in nero non si inquadra nello smantellamento della legge Bossi-Fini; per amor di responsabilità lo stesso Amato, infatti, ha precisato: “Avvalendoci della Bossi-Fini stiamo valutando di aprire un secondo decreto per coprire le domande che risultano regolari ma in eccesso rispetto alla quota prevista dal vecchio decreto. La procedura avviata è molto barocca e prevede numerosi passaggi, trattandosi di un decreto aggiuntivo. Anche la Bossi-Fini prevedeva che si potesse andare al di là del contingente iniziale”.

Senza l’abolizione della Bossi-Fini e della politica dei flussi, ai lavoratori in nero ormai integrati nel processo produttivo che acquisiranno più stabilità si andranno velocemente ad affiancare nuove schiere di immigrati senza diritti, costretti ad accettare ogni sorta di sfruttamento ed a giocare il ruolo di moderno esercito industriale di riserva. Anche dopo le eventuali riforme cosmetiche ipotizzate da Amato, quindi, i Cpt continueranno ad essere “utili” alla borghesia, come minaccia permanente da far pendere sulla testa di decine di migliaia di immigrati. Controllo dei flussi migratori, clandestinità e Cpt, assieme all’utilizzo dell’apparato poliziesco, sono gli strumenti inscindibili con cui i capitalisti italiani da anni mantengono settori quantitativamente rilevanti di lavoratori immigrati immersi nella paura e nello sfruttamento più brutale. La clandestinità, infatti, serve tanto a marginalizzare un lavoratore immigrato, per farne poi un capro espiatorio, quanto ad allontanarlo dall’idea di iscriversi ad un sindacato e alzare la testa assieme al resto della sua classe per ottenere conquiste sociali.

Sul diritto di voto e di cittadinanza per gli immigrati, Amato è sorvolato. Sulla cittadinanza per i figli di genitori immigrati, addirittura, è riuscito ad annacquare ulteriormente le formulazioni del timido programma dell’Unione, ipotizzando che si debba concedere tale diritto solo “quando i genitori hanno dimostrato un radicamento in Italia che dà senso a questa cittadinanza”. Si tratterebbe di un’ennesima commissione di probiviri da cui gli immigrati avrebbero solo da temere.


Solo la lotta paga!


Il 3 dicembre 2005 un vasto fronte di organizzazioni di immigrati, partiti di sinistra e sindacati portava in piazza a Roma decine di migliaia di persone per chiedere più diritti per gli immigrati. Nella piattaforma si chiedeva la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione, l’abrogazione della legge Bossi-Fini – senza tornare alla precedente Turco-Napolitano che istituì i Cpt –, la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro, la cittadinanza di residenza e il diritto al voto per tutti gli immigrati, la regolarizzazione permanente di tutti gli immigrati in Italia, la libertà di circolazione, l’abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità e della legge Pisanu. L’insieme di queste rivendicazioni potrà essere conquistato soltanto con una dura lotta da parte dei lavoratori. Esse contengono infatti un attacco frontale agli interessi della borghesia. D’altra parte, l’intenzione del governo Prodi di limitarsi ad emendare e correggere le leggi approvate da Berlusconi esprime il carattere borghese della politica dell’Unione, attenta a mettere le esigenze della classe dominante in cima al proprio programma reale.

Questi primi passi del governo in materia d’immigrazione indicano che anche su questo terreno il nostro partito, il Prc, si è messo su una china pericolosa. Una situazione in cui i nostri ministri potrebbero trovarsi a fare i “pompieri” e difendere provvedimenti che svendono le nostre ragioni politiche fondamentali, a partire dalla contrarietà ai Cpt. Da che parte della barricata si troverà il partito nelle prossime mobilitazioni degli immigrati? Spetta all’insieme dei suoi militanti cambiare l’attuale rotta e lavorare per unire la lotta degli immigrati ad una più generale riscossa dei lavoratori. Ma è una strada che percorreremo solo scaricando compagni di strada come Amato.

11-07-2006 


 
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