L'offensiva del governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese della striscia di Gaza continua da oltre due settimane. Deve essere respinta e la mobilitazione dei lavoratori e dei giovani di tutto il mondo può giocare un ruolo importante a riguardo. Sulla crisi israeliano-palestinese pubblichiamo una dichiarazione della redazione del sito web In defence of Marxism.
L’esercito israeliano ha concentrato carri armati e truppe
al confine con Gaza. Nella notte di venerdì 30 giugno carri armati israeliani
sono entrati nella striscia di Gaza supportati da fuoco di artiglieria ed
elicotteri.
Gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato tre ponti
nelle strade principali della striscia di Gaza. Questi atti sono stati
giustificati come il tentativo di bloccare il trasferimento del soldato
israeliano rapito fuori da Gaza. Questa scusa è assolutamente ridicola. Nessuno
può facilmente uscire dalla striscia di Gaza senza essere fermato dai posti di
blocco israeliani. È solo un pretesto per seminare il terrore tra la
popolazione palestinese.
I bombardamenti sono la risposta del governo israeliano
all’attacco di domenica da parte di commandos palestinesi e la cattura di un
soldato israeliano tuttora detenuto. I palestinesi chiedono il rilascio di
donne e bambini detenuti in carceri israeliane, ma le autorità israeliane hanno
ribadito di essere categoricamente inamovibili in merito a questa questione.
Il primo ministro israeliano Ehud Olmert, che aveva già in
precedenza rilasciato dichiarazioni belligeranti in merito alle manovre
israeliane, ora ha aggiunto che le
operazioni militari a Gaza continueranno “nei prossimi giorni” e che Israele
“non esiterà a compiere passi estremi” per liberare il giovane soldato
israeliano.
Questi movimenti delle truppe israeliane invece di
facilitare il rilascio del soldato israeliano stanno creando una situazione di
grande tensione. Dopo che gli aerei da guerra israeliani sono atterrati,
militanti armati palestinesi hanno preso posizione a Gaza City e in altre parti
della Striscia di Gaza pronti ad affrontare ogni veicolo militare israeliano
che possa valicare il confine e hanno dato indicazione alla popolazione di
lasciare l’area.
L’incursione dell’esercito israeliano è stata presentata
come una operazione contro “terroristi”, ma, se è così, perché elicotteri
militari hanno aperto il fuoco contro la centrale elettrica di Gaza? Quest’ultima
è stata avvolta dalle fiamme, gran parte della zona costiera di Gaza ha subito
il taglio dell’energia elettrica coinvolgendo un totale di un milione e 400mila
palestinesi.
Questo attacco è una chiara indicazione che l’obbiettivo
dell’operazione militare è terrorizzare la popolazione palestinese che vive a
Gaza. Se fossero davvero preoccupati della vita del giovane soldato israeliano
rapito cercherebbero almeno di aprire un negoziato, invece lasciano il soldato
al suo destino e bombardano
la popolazione palestinese.
Inoltre l’esercito israeliano, come apparso sulla stampa
locale, aveva già nei giorni scorsi ricevuto informazioni su un possibile
attacco palestinese ma non hanno fatto nulla per fermarlo. La ragione di questo
l’abbiamo già spiegata: hanno bisogno di una scusa per entrare a Gaza. Il
cinismo delle autorità israeliane non ha limiti. Sono pronti a rischiare la
vita dei loro soldati per ottenere i loro obbiettivi politici. Poi versano
lacrime di coccodrillo per la perdita dei loro militari.
La ragione per cui stanno terrorizzando la popolazione
locale è perché i Palestinesi hanno votato per Hamas. I piani del governo
israeliano erano di insediare un governo fantoccio nei Territori Palestinesi
che reprimesse per conto di Tel Aviv il popolo palestinese. Ma i palestinesi
hanno fermato questo progetto votando per Hamas. Non essendo riuscito ad
insediare un governo fantoccio, il governo israeliano, appoggiato dall’imperialismo
USA, ha tentato di provocare una guerra civile tra palestinesi, la classica
tattica del “Divide et Impera”.
Non ci facciamo ingannare rispetto alle vere intenzioni
della classe dominante israeliana. Quest’ultima non ha alcuna intenzione di
garantire il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Al massimo possono
garantirgli la condizione di stato subalterno, guidato da politici sotto il
loro stretto controllo. Questo è inaccettabile per il popolo palestinese che
vuole una vera autodeterminazione. Un popolo che ha problemi ingenti da
risolvere come la povertà e la disoccupazione di massa. Ma su basi capitaliste,
i palestinesi non possono sperare di avere condizioni molto migliori di quelle
che hanno ora. È per questo che non possono rinunciare alla loro lotta.
L’ironia della situazione è che Olmert, il primo ministro
israeliano, è stato eletto in marzo perché aveva promesso di continuare il
“ritiro”, come avvenuto per Gaza, anche da alcune parti della West Bank. Questo
indica che in Israele la maggioranza della popolazione vuole la pace e la fine
di questo conflitto infinito, ma finché i palestinesi saranno obbligati a
vivere in quella che risulta essere null’altro che una gigantesca prigione, non
ci sarà mai pace.
Finché Israele sarà governata dall’attuale classe dominante
non può esserci prospettiva per una vera pace. La classe dominante israeliana è
capitalista ed ha aspirazioni imperialiste. È dovere della classe lavoratrice
israeliana lottare contro la propria classe dominante.
La prima rivendicazione del movimento operaio internazionale e della classe
lavoratrice israeliana deve essere l’immediato ritiro delle truppe da Gaza.
Fermare questa incursione ora! Da qui cominciare la lotta per trasformare la
società e porre fine alle divisioni di classe e nazionali che sono alla radice
del presente conflitto!
30 giugno 2006.