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Ancora non è passato un mese dall’insediamento di Prodi e
già si è scatenata una campagna martellante sulla necessità di dure politiche
di rigore.
Nonostante i tentativi di alcuni compagni di minimizzare
lo stato dei conti pubblici la situazione del debito è critica e la crescita è
ridotta. Qualsiasi proposta di stabilizzazione del debito non può che passare
da misure feroci e antipopolari e infatti si parla di una manovra complessiva
di oltre 40 miliardi di euro, la più dura dal governo Amato (1993). L’unica
alternativa sarebbe una rottura con le compatibilità di Maastricht e un attacco
frontale agli interessi capitalistici.
I grandi poteri economici insistono sulle politiche
di sempre: Iva, privatizzazioni, tagli, pensioni, moderazione salariale. E noi
come pugili suonati balbettiamo che il rigore va coniugato allo sviluppo, senza
vedere che le posizioni del partito non passano su nulla: immigrazione, droga,
cpt, caso Menapace.
Sulla politica estera si sbandiera il ritiro
dall’Iraq ma già ci si prepara a una nuova missione mascherata da “missione
civile”. Sull’Afghanistan le cose stanno ancora peggio, con D’Alema che si
rende disponibile al potenziamento della presenza italiana.
Il partito cerca un terreno di compromesso
parlamentare che offusca le differenze profonde fra noi e l’Ulivo invece di
renderle chiare a livello di massa.
Quante bare devono ancora tornare prima che ci si
decida a realizzare la mobilitazione necessaria impiegando tutti i mezzi
disponibili, fino alla minaccia se necessario di ritirare la nostra delegazione
dal governo se l’Unione votasse il finanziamento alla missione?
In poche settimane l’immagine radicale del partito
si è appannata, i militanti sono confusi e disorientati, parte dell’elettorato
ci abbandona come dimostra il dato negativo delle ultime amministrative.
L’istituzionalizzazione è galoppante, con tanto di candidati che si fanno
campagne elettorali personali da decine di migliaia di euro.
E necessaria una strategia per uscire dal pantano,
accompagnando la presa di coscienza del carattere liberale e borghese della
politica di questo governo preparando le condizioni per quell’alternativa di
sinistra che può nascere solo dalle mobilitazioni sociali che oggi vengono narcotizzate
anche dalla nostra presenza in un governo a cui sembra che giuriamo fedeltà
eterna.
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