Alan Woods: “Il vero motore della rivoluzione sono le
masse”
Pubblichiamo questa intervista,
rilasciataci da Alan Woods, il direttore di Marxist.com e fra i promotori della
campagna internazionale “Giù le mani dal Venezuela”, nelle giornate in cui si
svolgeva a Vienna il Vertice tra Ue e governi latino-americani. Alan si
sofferma particolarmente sulla situazione attuale in Venezuela, nonché sui
compiti dei comitati “Giù le mani dal Venezuela”.
Com’è iniziata la campagna Giù le mani dal
Venezuela (“Hands Off Venezuela” in inglese)?
Quando abbiamo lanciato la campagna eravamo solo un piccolo
gruppo, in Gran Bretagna. Fu alla fine del 2002, all’epoca del sabotaggio
petrolifero. Ci siamo resi conto che la rivoluzione era in pericolo. E per
questo ci siamo mobilitati: per contrastare le aggressioni mediatiche, fisiche,
militari e diplomatiche contro il Venezuela. Eravamo solo un piccolo gruppo, ma
adesso siamo presenti in più di 70 paesi. Quali sono gli obiettivi
che questa campagna ha raggiunto?
Sono molti e sono considerevoli. Quando abbiamo iniziato,
quasi nessuno in Europa parlava del Venezuela ed erano in molti a criticare il
presidente Chávez per le sue origini militari. La confusione ed il livello di
ignoranza in proposito erano enormi. Abbiamo dato il via ad una campagna di
informazione molto estesa, spiegando pazientemente le caratteristiche del
processo.
Per fare un esempio, in Gran Bretagna, un paese
estremamente importante sullo scacchiere politico mondiale, ancor di più se si
considera l’atteggiamento pro-imperialista di Tony Blair, abbiamo lavorato
molto nei sindacati, sindacati che sono anche una componente molto importante
del partito laburista. L’anno scorso abbiamo ottenuto che al congresso
del TUC, l’organo superiore del sindacato più grande di tutta la Gran Bretagna,
un sindacato che rappresenta 7 milioni di lavoratori, venisse votata
all’unanimità la mozione presentata da “Hands off” a favore della rivoluzione bolivariana
e della UNT. È un successo considerevole e continuiamo a crescere. Basti
pensare che la stessa cosa è successa solo pochi giorni fa con un sindacato di
categoria che rappresenta più di 330mila lavoratori. Anche in questo caso
l’appoggio alla rivoluzione è stato votato all’unanimità, così come la proposta
di associarsi alla campagna. Lo stesso è successo in Spagna, in Messico. A
questi esempi potrebbe seguire un lungo etcetera. In Pakistan, ho
assistito a un congresso di 1500 giovani sindacalisti riuniti a Lahore ed anche
loro hanno votato non solo a favore del Venezuela ma anche di Cuba.
Ieri (nell’assemblea di
Vienna del 13 maggio, ndr) il Presidente Chávez ha chiesto a tutti di aderire
alla campagna Hands off Venezuela. Cosa significa questo per voi?
È un riconoscimento ufficiale del lavoro così intenso che
abbiamo fatto negli ultimi quattro anni. L’appoggio del presidente è molto
importante per noi. Ci da più forza per continuare a lottare, portare avanti
questa battaglia, sia a livello internazionale, sia in Venezuela. La
rivoluzione guidata dal Presidente Chavez ha fatto compiere al paese
passi da gigante, ma non è ancora conclusa.
Molta gente, anche personaggi importanti della sinistra
internazionale, continua a dire che Chávez non è che un caudillo..
Magari avessimo più caudillos di questo genere! Comunque
quanto dici è vero, nella sinistra c’è ancora molta confusione. Questi signori
si dicono marxisti, parlano molto di rivoluzione eppure quando se ne trovano
una davanti agli occhi, non la riconoscono. Sono come il primo bianco arrivato
in Africa che vede una giraffa. L’unica cosa che è in grado di dire è “Non ci
credo”.
Ed allora qual è la vera
forza del presidente Chávez?
Il popolo, solo ed esclusivamente il popolo. In ogni momento,
l’unica vera forza, il vero motore della rivoluzione sono state le masse. Si è
visto chiaramente nell’aprile 2002. Per la prima volta nella storia
dell’America latina, un golpe orchestrato dal capitale, dai banchieri, dai
capitalisti, da settori della Chiesa, ed ovviamente dall’Ambasciata
statunitense, nel giro di 48 ore è stato sconfitto dalle masse. Ripeto, la vera
ed unica forza della rivoluzione bolivariana, il vero sostegno, sta
nell’appoggio delle masse. Sono state le masse a sconfiggere per ben tre
volte la controrivoluzione, l’ultima volta nell’agosto 2004, in occasione del
referendum revocatorio. Quella vittoria ha portato il movimento ad uno
stadio superiore. Gli strati più avanzati hanno compreso che sebbene qualche
miglioramento ci sia stato le battaglie fondamentali sono ancora da combattere.
Quali battaglie?
La rivoluzione bolivariana ha intrapreso una serie di misure
per migliorare le condizioni di vita delle masse. Ha introdotto una
costituzione democratica, ha resistito agli attacchi dell’imperialismo, ha
avviato una riforma agraria ed ha avviato la nazionalizzazione di alcune
aziende. Ma non basta. La maggior parte dei capitalisti non è ancora stata
espropriata, i latifondisti hanno ancora in pugno la maggior parte delle terre.
La rivoluzione venezuelana è cominciata, ed è meravigliosa.
Ha dimostrato a tutto il mondo che le masse hanno la possibilità, la forza di
cambiare la società. Ma non si può dire che i suoi compiti, le sue potenzialità
si siano esaurite. Non ha ancora oltrepassato il punto di non ritorno.
Io credo che le opzioni possibili siano due: o la
rivoluzione avanza fino alla trasformazione in senso socialista della società,
oppure, prima o poi, l’iniziativa passerà alla controrivoluzione.
Fino a quando la terra, la banca e gran parte dell’industria
rimarranno in mano ai privati, non credo che si possa affermare che la
rivoluzione è conclusa.
Per far sì che questa rivoluzione sia irreversibile, bisogna
procedere e mettere in marcia misure radicali: la nazionalizzazione della
terra, della banca e delle grandi industrie sotto il controllo democratico dei
lavoratori.
Qual è l’ostacolo che fa sì
che questi passi non vengano fatti?
Gli imperialisti e l’oligarchia. Più e più volte hanno
tentato di attaccare frontalmente la rivoluzione e sono stati sconfitti. Ma non
bisogna pensare che abbiano abbandonato la lotta. Semplicemente, hanno iniziato
ad utilizzare altri mezzi: la cospirazione, l’infiltrazione, la corruzione.
Hanno comprato interi settori della burocrazia, incluso alcuni dirigenti
sedicenti bolivariani. Stanno creando una specie di quinta colonna burocratica
all’interno del processo. Questo è il pericolo maggiore per la rivoluzione.
L’ MVR è sempre stato un movimento molto eterogeneo e
ideologicamente confuso, al vertice non sono pochi i controrivoluzionari. Oggi,
assistiamo al chiaro emergere di due tendenze al suo interno, tendenze che
riflettono pressioni di classe differenti. L’ala riformista del movimento
bolivariano, sta tentando di distorcere le misure rivoluzionarie che i settori
più avanzati del governo cercano di introdurre, e spingono perché vengano fatte
alcune concessioni alla borghesia.
Ma le masse hanno ben altre idee. I lavoratori chiedono a
gran voce che il processo sia portato fino in fondo. La classe operaia
sta emergendo ora come forza indipendente e sulla scorta di esperienze come
quella della Inveval o della Invepal, sta giungendo a conclusioni molto
avanzate. Fatta eccezione per Chávez ed alcuni dirigenti, c’è un atteggiamento
molto critico nei confronti della burocrazia e dell’ala pro-capitalista
del movimento bolivariano. A qualsiasi livello assistiamo ad una lotta
feroce tra le masse e la burocrazia, che essenzialmente è una lotta di classe,
fra rivoluzione e controrivoluzione, fra classe lavoratrice e borghesia.
Da dove nasce questa
burocrazia? Come si è formata?
Bisogna tener presente che la maggior parte dell’apparato
statale non è operaio o contadino, ma è stato ereditato dal vecchio regime.
L’apparato della IV Repubblica, nonostante un cambiamento di facciata, è
rimasto praticamente intatto.
La questione dello Stato è una questione fondamentale. Senza
un cambiamento radicale, una trasformazione, senza lo smantellamento totale del
vecchio apparato, che è necessario sostituire con un’autentica democrazia
diretta dei lavoratori, questa rivoluzione non può trionfare.
C’è chi dice che queste
masse non sono organizzate o lo sono in percentuale minima. Lo stesso
presidente Chávez ha chiesto ai giovani di organizzarsi. Secondo Lei, che tipo
di organizzazione bisognerebbe costruire?
Karl Marx, molto tempo fa, ha detto che la classe operaia
non organizzata è solo materia prima per lo sfruttamento. Per vincere le nostre
battaglie, siano queste uno sciopero, una vertenza sindacale, un’occupazione di
terre o cambiare la società è necessario essere organizzati. Bisogna rafforzare
il movimento sindacale venezuelano, in particolare la UNT, che secondo me
dovrebbe assumere una posizione piú decisa in relazione all’ondata di
occupazioni di fabbriche. Dovrebbe spingere per una nazionalizzazione.
Ma al di lá di questo, è necessaria un’organizzazione
politica nazionale. Come marxista, penso che sia necessario che
l’avanguardia della classe operaia, la gioventú, cosí come i contadini
portino avanti una politica di classe. Una politica di tal genere non può che
essere una politica marxista. Quello che propongo non è necessariamente la
formazione di un nuovo partito, di partiti ce ne sono fin troppi in Venezuela.
Come marxisti, abbiamo un compito che è quello di lottare fianco a fianco
con le masse, condividendo con loro ogni esperienza e spiegando pazientemente e
lavorando giorno e notte per avvicinare l’avanguardia bolivariana alle idee del
marxismo.
Lei si dice marxista, la sua è un’analisi marxista della
rivoluzione venezuelana. Eppure molta gente, molti intellettuali, da tempo
dicono che il marxismo è morto..
Io sono gallese. Quando si abbassa la marea, lì sulle coste,
rimangono centinaia di pesci. Si dibattono, si agitano ma sono già morti… questi
intellettuali sono come loro. Si agitano, gridano alla morte del marxismo ma
tutto ci dice che non è così. È da 50 anni che si parla di morte del marxismo..
mi chiedo: “Se il marxismo è morto, perché ne hanno così paura?”
Il marxismo è tutto fuorché morto. Al contrario oggi è più
attuale che mai. Il sistema capitalista è moribondo e le idee che tanto tempo
fa Marx e Engels hanno spiegato nel Manifesto comunista sono fondamentali per
comprendere il mondo contemporaneo. E sono molto piú attuali di molte delle
fantasiose analisi economiche che vengono proposte oggi.
La gente, in America latina, come in Europa, in Asia, in
tutto il mondo è ormai stanca del capitalismo e della degenerazione che questo
ha portato. Questa gente si sta organizzando, stanno nascendo movimenti di
protesta, di opposizione, confusi a volte, eppure sempre più radicali.
Come marxisti, appoggiamo qualsiasi movimento progressista,
ma allo stesso tempo dobbiamo cercare di intervenire e proporre a questa
avanguardia un’idea più chiara, più scientifica, più coerente di come portare a
termine i compiti della rivoluzione. È la grande sfida che abbiamo davanti a
noi e noi, come campagna “Giù le mani dal Venezuela" stiamo facendo tutto il
possibile con tutte le forze a nostra disposizione.
18 maggio 2006
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