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Scritto da di Francesco Santoro e Piero Ficiarà (delegati Fiom-Cgil Terim)   

Contratto Terim,  più di un semplice integrativo!

 

A dicembre del 2005 è scaduto l’integrativo Terim, una delle aziende più importanti nel settore degli elettrodomestici a livello europeo, presente in provincia di Modena con due stabilimenti che occupano circa 450 dipendenti.

Questa scadenza non ha trovato impreparati i delegati sindacali e tantomeno i lavoratori. La nuova piattaforma, discussa e creata con i lavoratori, è estremamente avanzata e si poggia su tre rivendicazioni centrali: lotta al lavoro precario, attraverso un meccanismo automatico che trasformi i contratti atipici in contratti a tempo indeterminato; forti aumenti salariali  fissi, slegati dall’andamento dell’azienda; passaggio automatico di qualifica al 4° livello dopo 36 mesi di permanenza al 3°. L’entusiasmo dei lavoratori, chiaramente, non coincideva con quello del padrone, il quale durante i primi 4 mesi di confronto al tavolo ha avuto addirittura l’arroganza di presentare una contro piattaforma che avrebbe voluto annullare il ruolo dell’Rsu e peggiorava fortemente le condizioni esistenti. A quel punto anche la pazienza dei più “concertativi” è saltata ed unitariamente alla Fim ed alla Uilm si è proclamato lo stato di agitazione, il blocco degli straordinari ed un primo pacchetto di ore di sciopero. La radicalità, la determinazione e l’unità del fronte costituitosi tra i lavoratori di entrambi gli stabilimenti del gruppo non si era mai vista prima, a parte l’esperienza delle 140 ore di sciopero del ’99 avvenute per la mancata erogazione del premio di risultato.

Emerge con forza la necessità di parole d’ordine che unificassero tutti i lavoratori, anche i meno sindacalizzati fino a quel momento, per poter elevare la coscienza di tutti. A fronte delle lotte avvenute contro la precarietà e di salari sempre più al palo, lo sforzo è stato minimo perché il consenso ottenuto in fabbrica ci ha quasi travolti. Tutta l’irruenza dei lavoratori ha trovato la massima espressione davanti ai cancelli dove i presidi si sono trasformati in picchetti durissimi e la definizione dei pacchetti di ore di sciopero è letteralmente saltata, dando spazio a forme di lotta che propendevano verso lo sciopero ad oltranza.

In contesti come questi è palese la necessità di una direzione con le idee chiare e di una autentica democrazia operaia: ogni decisione presa è stata dibattuta in assemblea e votata a maggioranza con vincolo di disciplina nell’azione.

Su questo punto l’assemblea è stata chiara ed intransigente sin dall’inizio: massima democrazia nella discussione, massima unità nell’azione! Dopo aver ingoiato questo inaspettato boccone amaro il padrone è passato ad una serie di atti intimidatori e strumentali con lo scopo di spezzare il fronte. Dapprima ha minacciato la possibilità di una cassa integrazione poi ha rotto il tavolo di trattativa ed infine ha scritto una lettera di suo pugno a tutti i lavoratori. L’unico effetto che questo ha sortito è stato di inasprire ulteriormente la lotta e far scendere in campo tutte le organizzazioni sindacali di Modena con in testa la Fiom. Mentre scriviamo il contratto non è stato ancora firmato, ma non si è fatta un ora di cassa, la trattativa è stata riaperta ed il padrone è pronto a “scrivere” sul salario fisso e certo e sul meccanismo di trasformazione automatica per i precari. Tuttavia, ci sono ancora delle grosse distanze sul consolidamento strutturale che questo salario dovrà avere nel 2010 e sul numero di trasformazioni a tempo indeterminato, secondo noi necessarie per sanare tutti quei casi limite che vedono alcuni nostri colleghi presenti in fabbrica con un contratto precario da oltre due anni.

Non saremo certo noi a vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, ma ad oggi ci sono molte possibilità che con le “buone” o le “cattive” questo contratto si firmi in tempi brevi. Se questa lotta ci vedesse vincitori, come militanti e dirigenti sindacali siamo convinti che un simile precedente possa essere un valido esempio per i lavoratori di tutte le aziende. Per dare risposte concrete ai problemi di tutti giorni c’è bisogno di azioni concrete e non di declamatorie congressuali. La precarietà e la moderazione salariale si combattono ai cancelli e riprendendo il proprio futuro nelle mani come i lavoratori della Terim ci insegnano!

5 giugno 2006 

 
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