Contratto Terim, più di un semplice integrativo!
A dicembre del 2005 è scaduto
l’integrativo Terim, una delle aziende più importanti nel settore degli
elettrodomestici a livello europeo, presente in provincia di Modena con due
stabilimenti che occupano circa 450 dipendenti.
Questa scadenza non ha trovato
impreparati i delegati sindacali e tantomeno i lavoratori. La nuova
piattaforma, discussa e creata con i lavoratori, è estremamente avanzata e si
poggia su tre rivendicazioni centrali: lotta
al lavoro precario, attraverso un meccanismo automatico che trasformi i
contratti atipici in contratti a tempo indeterminato; forti aumenti
salariali fissi, slegati dall’andamento
dell’azienda; passaggio automatico di qualifica al 4° livello dopo 36 mesi di
permanenza al 3°. L’entusiasmo dei lavoratori, chiaramente, non coincideva
con quello del padrone, il quale durante i primi 4 mesi di confronto al tavolo
ha avuto addirittura l’arroganza di presentare una contro piattaforma che
avrebbe voluto annullare il ruolo dell’Rsu e peggiorava fortemente le
condizioni esistenti. A quel punto anche la pazienza dei più “concertativi” è
saltata ed unitariamente alla Fim ed alla Uilm si è proclamato lo stato di
agitazione, il blocco degli straordinari ed un primo pacchetto di ore di
sciopero. La radicalità, la determinazione e l’unità del fronte costituitosi
tra i lavoratori di entrambi gli stabilimenti del gruppo non si era mai vista
prima, a parte l’esperienza delle 140 ore di sciopero del ’99 avvenute per la
mancata erogazione del premio di risultato.
Emerge con forza la necessità di parole
d’ordine che unificassero tutti i lavoratori, anche i meno sindacalizzati fino
a quel momento, per poter elevare la coscienza di tutti. A fronte delle lotte
avvenute contro la precarietà e di salari sempre più al palo, lo sforzo è stato
minimo perché il consenso ottenuto in fabbrica ci ha quasi travolti. Tutta
l’irruenza dei lavoratori ha trovato la massima espressione davanti ai cancelli
dove i presidi si sono trasformati in picchetti durissimi e la definizione dei
pacchetti di ore di sciopero è letteralmente saltata, dando spazio a forme di
lotta che propendevano verso lo sciopero ad oltranza.
In contesti come questi è palese la
necessità di una direzione con le idee chiare e di una autentica democrazia
operaia: ogni decisione presa è stata dibattuta in assemblea e votata a
maggioranza con vincolo di disciplina nell’azione.
Su questo punto l’assemblea è stata
chiara ed intransigente sin dall’inizio: massima democrazia nella discussione,
massima unità nell’azione! Dopo aver ingoiato questo inaspettato boccone amaro
il padrone è passato ad una serie di atti intimidatori e strumentali con lo
scopo di spezzare il fronte. Dapprima ha minacciato la possibilità di una cassa
integrazione poi ha rotto il tavolo di trattativa ed infine ha scritto una
lettera di suo pugno a tutti i lavoratori. L’unico effetto che questo ha
sortito è stato di inasprire ulteriormente la lotta e far scendere in campo
tutte le organizzazioni sindacali di Modena con in testa la Fiom. Mentre
scriviamo il contratto non è stato ancora firmato, ma non si è fatta un ora di
cassa, la trattativa è stata riaperta ed il padrone è pronto a “scrivere” sul
salario fisso e certo e sul meccanismo di trasformazione automatica per i
precari. Tuttavia, ci sono ancora delle grosse distanze sul consolidamento
strutturale che questo salario dovrà avere nel 2010 e sul numero di
trasformazioni a tempo indeterminato, secondo noi necessarie per sanare tutti
quei casi limite che vedono alcuni nostri colleghi presenti in fabbrica con un
contratto precario da oltre due anni.
Non saremo certo noi a vendere la pelle
dell’orso prima di averlo ucciso, ma ad oggi ci sono molte possibilità che con
le “buone” o le “cattive” questo contratto si firmi in tempi brevi. Se questa
lotta ci vedesse vincitori, come militanti e dirigenti sindacali siamo convinti
che un simile precedente possa essere un valido esempio per i lavoratori di
tutte le aziende. Per dare risposte concrete ai problemi di tutti giorni c’è
bisogno di azioni concrete e non di declamatorie congressuali. La precarietà e
la moderazione salariale si combattono ai cancelli e riprendendo il proprio
futuro nelle mani come i lavoratori della Terim ci insegnano!
5 giugno 2006
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