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All’Università di Trieste per il prossimo anno accademico è previsto un
aumento della tassazione di 100 euro per studente!
Questo incremento prevede un
maggior aumento nella nona fascia: in teoria sarebbe quella per i più
facoltosi, ma se si va a vedere la percentuale di studenti presenti nella
suddetta i conti, per rimanere in tema, non tornano; il 66% degli studenti
triestini è infatti situato in nona fascia. Forse perché a Trieste più della
metà degli studenti sono più che benestanti? No! Questo accade perché il
sistema di fasciazione viene censito sul sistema Isee, e se non si compila il
suddetto modulo entro novembre dello stesso anno si va a finire diritti nella
temuta nona fascia. Ovviamente l’incalzante aumento andrà a colpire tutte le
varie fasce a scalare, naturalmente escludendo la prima fascia. La concezione
degli “aumenti necessari” al fine di un’erogazione maggiore di servizi per il
corpo studentesco mal si concilia con i dati: in questi anni, ad ogni aumento,
la qualità dei servizi non è migliorata e se si pensa che gli organi
accademici, in risposta al problema dei fondi dell’ateneo di Trieste, hanno
avanzato molto frettolosamente, senza neanche pensare ad altre soluzioni,
l’idea di alzare le tasse, si può facilmente capire che si ragiona ormai in un
ottica puramente aziendale.
Questo senza alcun degno piano di finanziamento pubblico, che vada dalla
ricerca fino ai bisogni di uno studente spesso sottovalutati, come ad esempio
il nodo degli alloggi. I vari governi e gli organi universitari evidentemente
preferiscono un processo di trasformazione dello studente in cliente
dell’azienda università nella misura in cui la famiglia garantisce un
investimento individuale a seconda delle proprie finanze.
Continuando su questa linea i dirigenti economici dei nostri atenei,
preferiscono i finanziamenti di operazioni di immagini e propaganda, o la
proliferazione di master o corsi che tanto vanno alla moda al giorno d’oggi,
con il doppio fine di accrescere il prestigio dei propri atenei e facendo finta
di dimenticarsi del tema più che centrale della didattica e dell’offerta
scolastica ormai dissestata dal sistema dei crediti formativi; questo come
diretta conseguenza ha la proliferazione di contratti precari allargata ad un
numero sempre maggiore di docenti, ricercatori e nonché un numero di
studenti-lavoratori che supera la metà del totale.
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