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Emergenza acqua in Sicilia Stampa E-mail
Scritto da Luisa Grasso e Vincenzo Marchello   

Si scrive ATO si legge PRIVATO

 

Da diversi mesi dalle scale della Provincia Regionale di Messina e da altri pulpiti occasionali si grida alla città di prestare attenzione, che i “vertici” delle istituzioni messinesi tramano la privatizzazione del servizio idrico integrato, vale a dire la privatizzazione dell’acqua, diritto fondamentale ed inalienabile che tale deve restare sempre ed ovunque ai fini della nostra stessa sopravvivenza.


 Alla base delle denunce semplicemente la capacità di leggere tra le righe l’equazione ACQUA = ORO BLU. È la stessa formula che hanno ben presente i padroni delle multinazionali che attraverso il Wto, la Banca Mondiale, la direttiva Bolkestein dell’Ue, meglio e prima di chiunque altro sanno individuare i settori che possono essere colonizzati per produrre profitti a scapito delle classi subalterne: trasporti, sanità, istruzione, rifiuti, l’acqua. Semplicemente perchè sono servizi di cui tutti usufruiamo, di cui nessuno può fare a meno. E allora rappresentano la migliore forma di guadagno e sopraffazione in una società capitalista e votata al liberismo che, proprio per gli scopi prefissi, mai potrà dare voce agli ultimi e alle classi più deboli.

L’80% dei Consigli Comunali del messinese nel mese di giugno si è espresso a favore della gestione pubblica dell’acqua, grazie anche ad un grande lavoro di informazione ai cittadini e ai sindaci stessi che va riconosciuto al nodo locale della Rete Lilliput. La nomina del Commissario da parte della banda Cuffaro a ridosso delle elezioni regionali, le sue immediate dichiarazioni sull’emanazione del bando di gara per l’individuazione di un gestore privato (prima ancora di incontrare i sindaci!) a fronte della delibera di giugno con cui si approvava la costituzione di una società pubblica si rivelano segnali di intimidazione e repressione di scelte operate democraticamente,  e non possono e non devono essere considerate “legittime”!

Abbiamo già vissuto sulla nostra pelle l’esperienza di Messinambiente (esempio fallimentare di gestione mista pubblico-privato del servizio rifiuti). Tanti messinesi speravano che non si ripercorresse una strada già battuta, che la nostra acqua non venisse trattata come la nostra spazzatura. Sappiamo però che non è sui rappresentanti istituzionali che possiamo contare per ottenere un esito vittorioso della nostra lotta; le azioni dei sindaci possono solo, eventualmente, posticipare il problema, ma i grossi gruppi di potere che vogliono ottenere un determinato risultato a loro vantaggio  prima o poi fanno capolino vittoriosi battendo questa o quest’altra strada.

L’unica via è la mobilitazione cosciente e paziente dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, di tutte le classi che subiranno in prima persona e nella maniera più grave gli aumenti delle tariffe e i disservizi. 

Chi pensa che un privato gestisca un bene meglio di un pubblico sbaglia ed ignora casi come Aprilia, Arezzo, Orvieto ed altri focolai di lotta in Italia e nel mondo che ci insegnano come il privato trasformi un diritto fondamentale e vitale in merce lucrando su di essa, distribuendola non secondo le necessità ma secondo la logica del guadagno, imponendo aumenti vertiginosi (300% ed oltre), tagliando il servizio a chi non potrà permetterselo.

Chiaramente i media locali e nazionali oscurano la realtà, celando il filo che unisce tutte le realtà di lotta che a livello mondiale risultano unite nella Dichiarazione congiunta dei movimenti in difesa dell’acqua, svilendo le argomentazioni e nascondendo i risultati catastrofici di Messinambiente, celati dietro i colori sfavillanti di un paio di nuove aiuole ed isole ecologiche impiantate da un ente “rilanciato” come ATO 3 (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente che gestisce il servizio idrico e dei rifiuti), e tacendo sull’incuria con la quale sono stati gestiti i rifiuti in questi anni.

Ora più che mai è il momento della mobilitazione; è importante porre l’accento sul fatto che solo la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle risorse idriche può essere garanzia di servizio efficiente, acqua pulita dai nostri rubinetti e gratuità del servizio! È importante che le lotte coinvolgano chi rappresenta una vittima ideale per le mire capitaliste: anziani, studenti, precari, immigrati, lavoratori, disoccupati. È ora di porre fine, in Sicilia come nel resto d’Italia, al meccanismo dei “commissariamenti”, che altro non sono se non reiterati tentativi di sopraffazione della volontà e della dignità dei cittadini!

 

 
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