Totò Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, è
stato rieletto presidente della Regione siciliana. Non è bastata la candidatura
di Rita Borsellino, che pure aveva suscitato grandi speranze in tutta l’isola.
A prima vista sembrerebbe che i siciliani siano insensibili alle peggiori
nefandezze commesse dai propri governanti. Ma la realtà è ben diversa. Tanti
lavoratori e giovani hanno dimostrato la loro insoddisfazione, astenendosi
dalle urne in maniera significativa (59% la percentuale dei votanti). Cuffaro
perde il 6% rispetto al 2001, la Borsellino recupera il 5% per il
centrosinistra.
Sul versante della Casa delle Libertà, Forza Italia subisce un forte arretramento.
Alle recenti politiche Forza Italia ha sfiorato il 30%, il 28 maggio scende
sotto il venti per cento. Voti in gran parte recuperati da Totò Cuffaro, con la
sua lista del Presidente (5,7%) e il suo partito, l’Udc, che arriva al 13 per
cento, ma soprattutto dal suo antagonista, Raffaele Lombardo, balzato al 12,6%.
Ciò aumenterà la rissosità nel centrodestra invece che diminuirla.
La ragione della sconfitta è tutta interna al centrosinistra. Le liste
collegate ottegono il sei per cento in meno della Borsellino, e se si tiene
conto del risultato della “Lista Rita” (4,9%), la performance dei partiti del
centrosinistra è ancora più deludente. L’unico risultato positivo è ottenuto
dai Ds che ottengono il 4 per cento in più rispetto al 2001, raggiungendo il
14%. I Democratici di sinistra si sono presentati agli elettori con il loro
simbolo ben riconoscibile. Il Partito della rifondazione comunista invece ha
preferito collocarsi all’interno di una coalizione con altri cinque partiti
(PdCI, Verdi, Italia dei Valori, Sdi, Primavera siciliana) denominata “Uniti
per la Sicilia”. Il simbolo del partito era praticamente invisibile, il
programma indistinguibile da quello del resto dell’Unione. I partiti componenti
“Uniti per la Sicilia” avevano totalizzato quasi il 14% nelle elezioni dello
scorso 9 aprile. Oggi si supera per un soffio lo sbarramento del cinque per
cento, soglia minima per essere rappresentati all’Assemblea regionale
siciliana. E, ancor più clamorosamente, il Prc, che è il maggior partito della
lista, non elegge nemmeno un deputato regionale!
La maggioranza del partito ha puntato tutto su questo progetto rivelatosi
fallimentare. La segreteria regionale è rimasta sorda rispetto a chi chiedeva
di presentare il nostro simbolo, andando così da soli, e non ha preso in
considerazione neppure una lista unitaria dei tre partiti più a sinistra
(Verdi, Prc e Comunisti italiani). Il “realismo” della segreteria regionale,
terrorizzata dalla paura di non superare lo sbarramento, ha partorito un
cartello elettorale senza nessun progetto politico che andasse oltre il 28
maggio, ed è stato sconfessato prima di tutto dal nostro elettorato.
Un elettorato che ci aveva premiato, indicando una chiara voglia di
cambiare a sinistra, alle recenti elezioni politiche, quando il Prc al Senato
aveva superato il sei per cento. Nel comitato politico regionale solo il
rappresentante della nostra area aveva votato contro alla scelta scriteriata di
promuovere la lista dell’Aquilone (il simbolo di “Uniti per la Sicilia”).
Il risultato elettorale chiarisce ancora una volta che, senza un serio
radicamento nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri popolari, a nulla
serve l’ingegneria elettorale.
Davanti alla crisi drammatica dell’economia siciliana, a poco servono
incitamenti
alla “rivoluzione culturale” di fronte alla penetrazione mafiosa in ogni
aspetto della società a nulla serve proclamare che si punta all’ “affermazione
della legalità democratica nella società siciliana come elemento strutturale di
sviluppo socio-economico”.
Queste parole vuote contenute nel programma dell’Unione siciliana portano
acqua al mulino dei grandi potentati che sostengono Cuffaro. Non è con
programmi moderati che si possono convincere i disoccupati o i tanti che
lavorano in nero, sottopagati e senza diritti. Se si vogliono riconquistare le
masse popolari e strapparle alla destra, sono proprio i grandi interessi
economici che bisogna colpire. Dai profitti di mafiosi e capitalisti si possono
trovare i soldi per il rilancio economico della Sicilia e dell’intero
Mezzogiorno. Solo partendo dagli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie
si potrà sconfiggere una triade indissolubilmente legata: le destre, la mafia
ed il padronato.
di Giannantonio
Currò e Roberto Sarti
A prima vista sembrerebbe che i siciliani siano insensibili alle peggiori
nefandezze commesse dai propri governanti. Ma la realtà è ben diversa. Tanti
lavoratori e giovani hanno dimostrato la loro insoddisfazione, astenendosi
dalle urne in maniera significativa (59% la percentuale dei votanti). Cuffaro
perde il 6% rispetto al 2001, la Borsellino recupera il 5% per il
centrosinistra.
Sul versante della Casa delle Libertà, Forza Italia subisce un forte arretramento.
Alle recenti politiche Forza Italia ha sfiorato il 30%, il 28 maggio scende
sotto il venti per cento. Voti in gran parte recuperati da Totò Cuffaro, con la
sua lista del Presidente (5,7%) e il suo partito, l’Udc, che arriva al 13 per
cento, ma soprattutto dal suo antagonista, Raffaele Lombardo, balzato al 12,6%.
Ciò aumenterà la rissosità nel centrodestra invece che diminuirla.
La ragione della sconfitta è tutta interna al centrosinistra. Le liste
collegate ottegono il sei per cento in meno della Borsellino, e se si tiene
conto del risultato della “Lista Rita” (4,9%), la performance dei partiti del
centrosinistra è ancora più deludente. L’unico risultato positivo è ottenuto
dai Ds che ottengono il 4 per cento in più rispetto al 2001, raggiungendo il
14%. I Democratici di sinistra si sono presentati agli elettori con il loro
simbolo ben riconoscibile. Il Partito della rifondazione comunista invece ha
preferito collocarsi all’interno di una coalizione con altri cinque partiti
(PdCI, Verdi, Italia dei Valori, Sdi, Primavera siciliana) denominata “Uniti
per la Sicilia”. Il simbolo del partito era praticamente invisibile, il
programma indistinguibile da quello del resto dell’Unione. I partiti componenti
“Uniti per la Sicilia” avevano totalizzato quasi il 14% nelle elezioni dello
scorso 9 aprile. Oggi si supera per un soffio lo sbarramento del cinque per
cento, soglia minima per essere rappresentati all’Assemblea regionale
siciliana. E, ancor più clamorosamente, il Prc, che è il maggior partito della
lista, non elegge nemmeno un deputato regionale!
La maggioranza del partito ha puntato tutto su questo progetto rivelatosi
fallimentare. La segreteria regionale è rimasta sorda rispetto a chi chiedeva
di presentare il nostro simbolo, andando così da soli, e non ha preso in
considerazione neppure una lista unitaria dei tre partiti più a sinistra
(Verdi, Prc e Comunisti italiani). Il “realismo” della segreteria regionale,
terrorizzata dalla paura di non superare lo sbarramento, ha partorito un
cartello elettorale senza nessun progetto politico che andasse oltre il 28
maggio, ed è stato sconfessato prima di tutto dal nostro elettorato.
Un elettorato che ci aveva premiato, indicando una chiara voglia di
cambiare a sinistra, alle recenti elezioni politiche, quando il Prc al Senato
aveva superato il sei per cento. Nel comitato politico regionale solo il
rappresentante della nostra area aveva votato contro alla scelta scriteriata di
promuovere la lista dell’Aquilone (il simbolo di “Uniti per la Sicilia”).
Il risultato elettorale chiarisce ancora una volta che, senza un serio
radicamento nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri popolari, a nulla
serve l’ingegneria elettorale.
Davanti alla crisi drammatica dell’economia siciliana, a poco servono
incitamenti alla “rivoluzione culturale”, di fronte alla penetrazione mafiosa in ogni
aspetto della società a nulla serve proclamare che si punta all’ “affermazione
della legalità democratica nella società siciliana come elemento strutturale di
sviluppo socio-economico”.
Queste parole vuote contenute nel programma dell’Unione siciliana portano
acqua al mulino dei grandi potentati che sostengono Cuffaro. Non è con
programmi moderati che si possono convincere i disoccupati o i tanti che
lavorano in nero, sottopagati e senza diritti. Se si vogliono riconquistare le
masse popolari e strapparle alla destra, sono proprio i grandi interessi
economici che bisogna colpire. Dai profitti di mafiosi e capitalisti si possono
trovare i soldi per il rilancio economico della Sicilia e dell’intero
Mezzogiorno. Solo partendo dagli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie
si potrà sconfiggere una triade indissolubilmente legata: le destre, la mafia
ed il padronato.
5 giugno 2006.
|