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Scritto da Samira Giulitti   

La lotta dei lavoratori Feltrinelli e Ricordi

 

In questi mesi la lotta dei lavoratori Feltrinelli ha trovato ampio eco su parecchi media nazionali. Per saperne di più abbiamo intervistato Jonas, lavoratore e delegato dell’Rsu di Milano.



 

FM: ci puoi spiegare le ragioni di questa lotta?

La lotta è nata dalla chiusura dimostrata dall’azienda nell’ambito delle trattative per
il rinnovo del contratto aziendale, ma è una lotta che si alimenta delle contraddizioni e delle conseguenze negative che la riorganizzazione aziendale ha fatto emergere in
questi ultimi anni.

Il contratto che dobbiamo rinnovare è quello che quattro anni fa l’azienda aveva fatto firmare ai sindacati e ad alcuni delegati Cgil: un contratto “bidone” che garantiva ai lavoratori in forza di mantenere le stesse condizioni a patto che queste non valessero per tutti i nuovi assunti dalla data della firma in poi.

Grazie anche alla firma di questo accordo, l’azienda ha intrapreso un rapido processo di riorganizzazione delle procedure di lavoro parallelamente ad una fortissima espansione commerciale.

La discriminazione che il contratto appena firmato determina nei confronti dei nuovi assunti è evidente, specialmente nelle grosse città, dove questi rappresentano la maggior parte dei lavoratori. Inoltre, gli elementi di maggior insoddisfazione riguardano il processo di dequalificazione del lavoro specchio delle scelte commerciali dell’azienda, la gestione della riduzione d’orario proposta dall’azienda, la regolamentazione della turnistica e la questione salariale.

 FM: Come nasce il percorso dell’assemblea generale dei lavoratori?

Nel vortice della trasformazione aziendale si sentiva l’esigenza di confrontarci tra tutti i lavoratori, senza preclusioni o scelte di appartenenza sindacale e politica a priori.

Abbiamo deciso di “autoconvocarci” in assemblee generali senza le strutture sindacali e di coordinarci territorialmente a prescindere dai diritti sindacali d’assemblea per favorire la partecipazione di tutti per decidere assieme cosa fare e come. Quattro anni fa il meccanismo della delega aveva di fatto determinato la firma di un contratto che almeno per quanto riguarda Milano aveva visto un forte disaccordo da parte dei lavoratori. Questa volta, tutte le fasi del rinnovo contrattuale, le rivendicazioni, la lotta e la decisione di firmare o no sarebbero dovute passare dall’assemblea. All’assemblea generale dei lavoratori si è anche deciso di eleggere dei delegati, ma delegati “senza delega” che hanno solo la funzione di essere portavoce di quello che l’assemblea decide ed è solo all’assemblea che devono rispondere.

FM: qual è il rapporto dell’assemblea generale dei lavoratori con le strutture sindacali? 

Nell’ambito delle prime assemblee abbiamo valutato la scadenza del contratto come una buona occasione per far sentire la nostra voce.

In alcuni grandi negozi sono state elette le Rsu per creare un minimo di coordinamento nazionale con i delegati delle altre città, quelli che per intenderci avevano firmato l’accordo del 2001. In principio i rapporti sono stati un po’ tesi e con qualche scontro, ma alla fine tra lavoratori prevale la solidarietà e la compattezza: abbiamo azzerato il passato e ci siamo ripromessi che a questo giro le cose sarebbero andate diversamente. Inoltre ci siamo resi conto che sarebbe stato difficile e, probabilmente prematuro per noi, appena partiti, far valere la nostra autorganizzazione fino in fondo, imponendoci come controparte all’azienda.

Ciò non toglie che, sebbene siamo stati costretti ad usare lo strumento sindacale, non ci facciamo ingabbiare dai suoi meccanismi soffocanti ed autoritari.

Per questi nei primi tempi gli scontri tra i delegati e la Cgil sono stati molto forti. Il sindacato non accetta ciò che sfugge al proprio controllo, i funzionari si preoccupano, si agitano.

Oggi tuttavia ci lasciano lottare; si sono fatti da parte e probabilmente aspettano che finiamo i colpi per poi sedersi al tavolo delle trattative imbandito di qualche briciola e chiudere la partita in fretta e furia.

Ma noi la lotta la prendiamo terribilmente sul serio e fretta non ne abbiamo, anche per questo abbiamo articolato gli scioperi a scacchiera, spesso a sorpresa, solo per un paio d’ore e nei momenti di maggior vulnerabilità dell’azienda, così da poter durare di più: “il minor danno per noi il maggior danno per loro!”.

FM: quali saranno i prossimi passi dopo il grande successo degli ultimi scioperi?

Il successo è stato totale. Nemmeno noi ci aspettavamo la compattezza e l’incisività che siamo riusciti ad esprimere, ma soprattutto non se l’aspettava l’azienda. Sono stati i primi scioperi in 51 anni di storia aziendale. La direzione si è dovuta rimangiare i toni ultimativi dei due presidenti Carlo Feltrinelli e Dario Giambelli.

 Per lunedì 29 e martedì 30 maggio è stata convocata la commissione trattante per riaprire le trattative… vedremo. Noi siamo forti, il gioco lo stiamo conducendo noi e se non emergeranno significativi avanzamenti la lotta continuerà!

5 giugno 2006

 
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