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Scritto da Paolo Grassi   

Meno diritti più licenziamenti

 

Lo scorso 11 aprile Cgil Cisl e Uil hanno firmato con Atesia un accordo che non può che far gridare allo scandalo. Dopo oltre un anno di mobilitazione dei circa 4mila lavoratori precari, nonostante l’altissimo ricatto a cui erano sottoposti, si sono alla fine ritrovati con un accordo che è riuscito a peggiorare anche la famigerata legge 30.


L’intesa, che l’azienda ha incominciato a rendere operativa a fine maggio con il licenziamento dei primi 400 lavoratori (su oltre 900 che vuole cacciare), stabilizzerà “ben” lavoratori precari che saranno assunti a part-time, 25 ore alla settimana su turni distribuiti dalle 6 del mattino fino a mezzanotte per 650 euro al mese. Per altri 426 precari una promessa di possibile stabilizzazione dopo 18 mesi di contratto d’inserimento, mentre per altri 1.100 forse tra 5 anni dopo un lungo calvario come apprendisti.

I lavoratori nelle assemblee successive alla firma dell’accordo, sottoscritto per la Cgil dal sindacato delle telecomunicazioni (Slc-Cgil) ma non dal Nidil-Cgil (la categoria dei lavoratori precari), hanno in modo indiscutibile contestato l’intesa, a tal punto che il referendum promesso per il 15 maggio dal sindacato non è mai stato svolto.

Alla fine di maggio l’azienda ha incominciato ad applicarlo in modo unilaterale partendo dai licenziamenti, avvenuti nel peggiore clima intimidatorio immaginabile, con tanto di responsabili del personale scortati da poliziotti che convocavano i lavoratori uno alla volta per comunicargli il benservito.

In più riprese i lavoratori di Atesia in questi mesi hanno dato prova di coraggio e forza riuscendo a mobilitarsi massicciamente nonostante l’alto ricatto a cui sono sottoposti. Si sono conquistati una visibilità nazionale proprio perché mentre i vertici sindacali e partiti della sinistra sulla precarizzazione ripetevano le solite frasi ambigue, i lavoratori dimostravano a migliaia di precari  in tutta Italia che lottare è possibile.

Durante la lotta un gruppo di lavoratori ha tentato di organizzare una direzione alternativa costruendo un collettivo precari, stanchi dell’attendismo e dell’ambiguità del sindacato. Questa struttura ha ottenuto in certi momenti un seguito e un attenzione importante tra i lavoratori, non ultimo lo sciopero proposto dal collettivo del 12 maggio contro l’accordo che ha visto un adesione tra il 70 e l’80% dei lavoratori. Tuttavia una serie di errori hanno impedito fino ad oggi al comitato di trasformare il questo appoggio potenziale in una forza tale da determinare l’esito finale della lotta. Errori di settarismo come il rifiuto di intervenire nelle assemblee organizzate dalla Cgil o l’opposizione alla richiesta di referendum, che hanno facilitato il compito alla burocrazia sindacale.

L’ultima parola non è ancora tuttavia stata detta, battersi perché in Atesia venga stracciato questo accordo e si possa rilanciare la battaglia contro la precarietà è ancora possibile. È un preciso dovere di tutti coloro che, come Cremaschi, nella Cgil si sono dichiarati contrari all’accordo di Atesia, battersi solo in qualche seminario nell’università, ma a fianco dei lavoratori e fino in fondo.

 

 
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