Meno diritti più licenziamenti
Lo scorso 11 aprile Cgil Cisl e Uil hanno firmato con Atesia un accordo che
non può che far gridare allo scandalo. Dopo oltre un anno di mobilitazione dei
circa 4mila lavoratori precari, nonostante l’altissimo ricatto a cui erano
sottoposti, si sono alla fine ritrovati con un accordo che è riuscito a
peggiorare anche la famigerata legge 30.
L’intesa, che l’azienda ha incominciato a rendere operativa a fine maggio
con il licenziamento dei primi 400 lavoratori (su oltre 900 che vuole
cacciare), stabilizzerà “ben” lavoratori precari che saranno assunti a
part-time, 25 ore alla settimana su turni distribuiti dalle 6 del mattino fino
a mezzanotte per 650 euro al mese. Per altri 426 precari una promessa di possibile
stabilizzazione dopo 18 mesi di contratto d’inserimento, mentre per altri 1.100
forse tra 5 anni dopo un lungo calvario come apprendisti.
I lavoratori nelle assemblee successive alla firma dell’accordo,
sottoscritto per la Cgil dal sindacato delle telecomunicazioni (Slc-Cgil) ma
non dal Nidil-Cgil (la categoria dei lavoratori precari), hanno in modo
indiscutibile contestato l’intesa, a tal punto che il referendum promesso per
il 15 maggio dal sindacato non è mai stato svolto.
Alla fine di maggio l’azienda ha incominciato ad applicarlo in modo
unilaterale partendo dai licenziamenti, avvenuti nel peggiore clima
intimidatorio immaginabile, con tanto di responsabili del personale scortati da
poliziotti che convocavano i lavoratori uno alla volta per comunicargli il
benservito.
In più riprese i lavoratori di Atesia in questi mesi hanno dato prova di
coraggio e forza riuscendo a mobilitarsi massicciamente nonostante l’alto
ricatto a cui sono sottoposti. Si sono conquistati una visibilità nazionale
proprio perché mentre i vertici sindacali e partiti della sinistra sulla
precarizzazione ripetevano le solite frasi ambigue, i lavoratori dimostravano a
migliaia di precari in tutta Italia che
lottare è possibile.
Durante la lotta un gruppo di lavoratori ha tentato di organizzare una
direzione alternativa costruendo un collettivo precari, stanchi dell’attendismo
e dell’ambiguità del sindacato. Questa struttura ha ottenuto in certi momenti
un seguito e un attenzione importante tra i lavoratori, non ultimo lo sciopero
proposto dal collettivo del 12 maggio contro l’accordo che ha visto un adesione
tra il 70 e l’80% dei lavoratori. Tuttavia una serie di errori hanno impedito
fino ad oggi al comitato di trasformare il questo appoggio potenziale in una
forza tale da determinare l’esito finale della lotta. Errori di settarismo come
il rifiuto di intervenire nelle assemblee organizzate dalla Cgil o
l’opposizione alla richiesta di referendum, che hanno facilitato il compito
alla burocrazia sindacale.
L’ultima parola non è ancora tuttavia stata detta, battersi perché in
Atesia venga stracciato questo accordo e si possa rilanciare la battaglia
contro la precarietà è ancora possibile. È un preciso dovere di tutti coloro
che, come Cremaschi, nella Cgil si sono dichiarati contrari all’accordo di
Atesia, battersi solo in qualche seminario nell’università, ma a fianco dei
lavoratori e fino in fondo.
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