“Danno collaterale” della lotta al terrorismo?
“Questa è la battaglia del Bene contro il Male. Ma non v’ingannate: il Bene
trionferà” (George W. Bush, 12 settembre 2001).
Può darsi che celle di quattro metri quadri avvolte da un filo di ferro,
con un tetto di compensato e il pavimento di cemento siano il simbolo più
evidente di cosa intendano le potenze imperialiste per libertà e democrazia.
Questa è la prigione di Guantanamo dove negli ultimi anni circa 600 sono stati i
detenuti senza legittimo processo
Tutti costoro sono detenuti senza alcuna garanzia di difesa: né quelle
garantite dalla Convenzione di Ginevra, né quelle offerte dalla legge
americana, queste ultime negate con l’argomento che Guantanamo si trova fuori
dal territorio degli Usa
Fra di loro c’è stato e c’è tutt’ora, come documentato da Amnesty
International, chi alla fine si scopre non aver nulla a che fare con la
misteriosa organizzazione terroristica di Bin Laden e tutti sono quotidianamente
sottoposti a torture, esposizioni al freddo, violenze fisiche. A condizioni di
vita così disumane i detenuti hanno risposto come potevano: rivolte, scioperi
della fame, suicidi tentati e riusciti, forme di protesta che la direzione del
carcere ha deriso definendole “parte integrante della strategia di al Qaeda,
consistente nel tentativo di acquisire visibilità mediatica in ogni modo”.
Ma la baia caraibica non è l’unica a mostrare come il Bene trionfi contro il
Male. Come denunciato da Human Rights Watch e poi confermato da altre
fonti, Polonia, Romania, Siria (ma non era uno Stato canaglia?) ed Egitto (dove
la tortura è di casa) hanno altrettante prigioni illegali della Cia stipate di
persone rapite in giro per il mondo (conosciuto in Italia il caso di Abu Omar,
rapito a Milano) e trasportate con voli internazionali segreti.
Recentemente il Parlamento europeo ha dovuto istituire una Commissione
speciale per indagare sui sequestri di persona e sui “voli segreti” compiuti
dalla Cia in paesi europei o candidati ad entrare nell’Unione (è il caso della
Romania). Scrive Giulietto Chiesa, che di tale commissione è membro: “La commissione ha potuto ascoltare
direttamente la testimonianza di Maher Arar, cittadino canadese, arrestato
all’aeroporto di New York, trasportato in Siria, via Roma Ciampino, e quivi
trattenuto in un carcere segreto, torturato per dieci mesi e infine,
inspiegabilmente liberato senza neppure aver saputo quali erano i capi
d’imputazione, sempre che ve ne fossero.
In sintesi: fino ad
ora si è scoperto (ma è solo la punta dell’iceberg) che gli Stati Uniti hanno
effettuato tra 30 e 50 veri e propri sequestri di persona in paesi terzi; che
hanno dislocato i rapiti in almeno 8 carceri segrete, tra cui certamente alcune
in Europa, altre in Africa e in Asia. Alcune di queste carceri sono
successivamente state chiuse, ma altre, in luoghi segreti, esistono tutt’ora.
Lo prova il fatto che numerosi “terroristi” arrestati, alcuni dei quali hanno
confessato e le cui confessioni sono state rese pubbliche (senza che gli autori
delle confessioni fossero mostrati al pubblico) sono tuttora in detenzione
senza processo, senza avvocati difensori, in condizioni di totale isolamento.”
Non c’è quindi solo Abu Grahib, non c’è solo il disprezzo dei “liberatori”
americani per i più elementari diritti umani in Iraq, c’è anche una drastica
riduzione dei diritti democratici nello stesso occidente, se un agente segreto
straniero può entrare in casa di qualcuno senza un mandato legale e spedirlo in
qualche lontana prigione. Ma in nome della libertà, evidentemente, si possono
commettere molti altri arbitrii, come accaduto negli Stati Uniti dove milioni
di intercettazioni telefoniche sarebbero state accumulate dall’Agenzia per la
Sicurezza Nazionale con lo scopo di raccogliere dati personali sui cittadini
statunitensi. Uno spionaggio illegale che rappresenta uno scandalo senza
precedenti nella storia degli Usa. Una misura liberticida che, a quanto pare,
non ha sortito alcun effetto nella lotta anti-terrorismo, come dichiarato da
diversi ex-agenti Fbi, ma che può essere utilizzata per tanti altri scopi
repressivi e di controllo sociale. E se pensiamo che queste regressioni
nell’ambito delle libertà civili e democratiche siano solo un affare degli Usa,
non dimentichiamo le misure speciali prese dai governi europei all’indomani
degli attentati di Londra dello scorso luglio. In Italia, il pacchetto Pisanu
ha disposto l’archiviazione per anni delle comunicazioni telefoniche e
telematiche, ha prolungato il fermo di polizia da 12 a 24 ore, ha ristretto le
garanzie e le libertà degli immigrati incrementando il controllo poliziesco (e
i conseguenti abusi) e le possibilità di espulsione seconda modalità sommarie.
I veleni prodotti dalla guerra si diffondono in tutta la società
“occidentale” e i “liberatori” si mettono allegramente sotto i piedi quelle
garanzie e tutele della libertà, personale e collettiva, che a loro dire
sarebbero la base della superiorità della loro civiltà.
5 giugno 2006.
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