Il dibattito dopo l’entrata al governo
Con l’elezione di una rappresentanza parlamentare che non ha precedenti
nella storia del Prc (41 deputati e 27 senatori), si apre nel partito la
discussione sugli organigrammi, resa necessaria dal fatto che circa l’80% del
gruppo dirigente centrale è ormai composto da compagni che hanno incarichi
istituzionali.
Si comincia dalla testa. Come i lettori avranno appreso dai giornali,
Franco Giordano è stato eletto segretario del partito in seguito alle
dimissioni di Fausto Bertinotti, che è andato ad occupare lo scranno più alto
di Montecitorio.
L’elezione al Cpn è avvenuta con 139 voti a favore, 47 astensioni, 9 schede
nulle. 7 voti sono andati a Ferrando che si è candidato a segretario pur avendo
annunciato pochi giorni prima la scissione dal Prc.
Dissensi nella maggioranza e nell’Ernesto
Su Giordano si sono verificati dissensi anche nella maggioranza
congressuale. Alfonso Gianni e Ramon Mantovani hanno osservato che altre erano
le premesse che avevano ispirato il congresso. In effetti, nella sua relazione
a Venezia, Bertinotti aveva lasciato intendere che il suo successore sarebbe
stato Gennaro Migliore.
Secondo Gianni “la figura del nuovo segretario non avrebbe dovuto provenire
dall’album di famiglia, né del vecchio Pci, né da quello della Fgci degli anni
’80”. Mantovani, sulla stessa lunghezza d’onda, ha fatto riferimento ai
“protagonisti di Genova”, gli unici, a suo dire, che sono stati in grado di
lavorare in modo collettivo, cosa che non è mai riuscita al gruppo dirigente
del partito.
A rispondergli con toni piuttosto accesi, tra gli altri, proprio i
dirigenti più giovani (Pecorini, Assennato, De Palma e lo stesso Migliore).
Nel dibattito si è registrata l’astensione dell’Ernesto e di Sinistra
Critica. Una mozione congiunta a firma Grassi, Cannavò considera l’astensione
un segnale di apertura teso a verificare la disponibilità di Giordano a
garantire una “gestione unitaria del partito”, che tradotto in termini
comprensibili significa richiedere l’entrata delle minoranze in segreteria
nazionale.
La segreteria andrà rinnovata in quanto almeno quattro degli attuali otto
membri andranno ad occupare posizioni istituzionali (Bertinotti alla presidenza
della Camera, Ferrero ministro al Welfare, Sentinelli viceministro agli esteri,
Migliore capogruppo alla Camera).
Da registrare che circa la metà dei componenti del Cpn della seconda
mozione non ha seguito le indicazioni di Grassi.
Giavazzi, Valentini ed altri compagni hanno espresso un voto favorevole a
Giordano sulla base di una presunta prospettiva unitaria che dovrebbe prevedere
“il superamento delle mozioni congressuali”. Secondo i compagni nell’ultimo
periodo si sono prodotti fatti “straordinari” che giustificano il superamento delle
divergenze che si erano espresse a Venezia.
La nostra posizione
Per quanto ci si sforzi non vediamo quali fatti straordinari si sarebbero
prodotti da mettere in discussione le divergenze del congresso. Al contrario,
caso mai le divergenze si sono approfondite.
A Venezia si è discusso di molte questioni ma il punto centrale è stato
certamente il governo.
La verifica su questo la faremo a partire da ora dopo la striminzita
vittoria dell’Unione e la nascita dell’esecutivo guidato da Prodi, dove per la prima
volta un ministro, un viceministro e 5 sottosegretari di Rifondazione
siederanno al fianco di rappresentanti del grande capitale quali Padoa Schioppa
e Amato, oltre allo stesso Prodi.
Continuiamo a pensare, come abbiamo argomentato al congresso e nei
documenti presentati al Cpn nell’ultimo anno che questa coalizione non è in
grado di infliggere un colpo decisivo alle destre, né tanto meno è in grado di
produrre quelle politiche riformiste, di distribuzione del reddito, di lotta
alla precarietà e difesa del welfare che pure in tanti si aspetterebbero dopo
il massacro sociale che ha schiacciato i lavoratori negli ultimi 15 anni.
Da qui la nostra contrarietà alla candidatura Giordano. Non si tratta di un
giudizio sulla persona, ma di una semplice valutazione politica. Giordano,
aldilà di considerazioni di tipo anagrafico che lasciano il tempo che trovano,
è una figura di totale ed assoluta continuità con la segreteria di Fausto
Bertinotti. Come ha detto lo stesso Mantovani, se c’è un rilievo che non può essere
fatto al nuovo segretario è sulla linea politica, in quanto Giordano non ha mai
espresso una sola critica alle scelte della maggioranza, neanche su questioni
secondarie.
A differenza di quello che pensano molti compagni delle minoranze
(soprattutto nell’Ernesto) non è questo il momento di fare “sintesi” ma
piuttosto insistere sulla critica intransigente alla linea di maggioranza in
difesa dell’autonomia dei comunisti.
È questo quello che si aspettano migliaia di militanti che al congresso si
sono battuti contro la linea governista.
Quando saranno visibili gli effetti di questa politica il disagio e la
ricerca di un’alternativa si generalizzerà in tutto il partito anche tra quei
compagni che al congresso hanno sostenuto le posizioni di maggioranza. È questa
la prospettiva sulla quale stiamo lavorando e investendo tutti i nostri sforzi.
Il partito sarà sottoposto a pressioni gigantesche da parte dei grandi
potentati economici ed è molto concreto il rischio di un progressivo
adattamento a quelle politiche di rigore rivendicate (il giorno stesso in cui è
stata data la fiducia alla Camera) da Padoa Schioppa e giustificate come è
ovvio dalla “grave situazione dei conti pubblici”.
D’altra parte se non si esce dalla logica delle compatibilità è inevitabile
che si cercherà di far trangugiare ai lavoratori la minestra rancida di sempre
e Damiano, nuovo ministro del lavoro, è già all’opera per chiedere la
collaborazione ai sindacati.
Non c’è, purtroppo, alcun “pericolo” che il governo dell’Unione possa
uscire dai binari di Maastricht, per quanti salti mortali possano fare Ferrero
e gli altri compagni che hanno assunto responsabilità di governo.
C’è solo un modo per evitare questa sciagura, si chiama lotta di classe.
Non aiuta il fatto che i lavoratori vedano nel governo delle facce che potevano
considerare “amiche”. Ma non sarà questo a fermare le mobilitazioni che
rispondono alla grave situazione in cui versano ormai milioni di persone in
questo paese.
La sinistra europea: l’ennesima bolla di sapone?
Nel frattempo è stata rinviata di un mese la Conferenza nazionale che
dovrebbe dar vita alla Sezione Italiana della Sinistra europea. Ci sono
problemi e difficoltà come ha riconosciuto a denti stretti la stessa
maggioranza.
Una serie di soggetti che si erano dichiarati disponibili a far parte della
Se hanno preteso che il partito si sciogliesse nella nuova formazione politica.
Su questo la maggioranza, almeno per ora è indisponibile. Rinunciare alla falce
e martello rischia di rappresentare un gigantesco autogol anche sul piano
elettorale e questo conta anche per chi si muove in una logica riformista.
Alla fine si è deciso di andare avanti con quei soggetti che ci stanno e
non pongono ultimatum.
Non è molto per ora, ci sono le poche sezioni della Se che si sono formate
in giro per l’Italia (per quanto ci risulta una trentina circa) a cui si
aggiunge l’associazione di Folena, Uniti a Sinistra e altre associazioni minori
e singole personalità che non si capisce quanti militanti possano portare al
nuovo soggetto politico.
La speranza diffusa è che la nascita del partito democratico possa aprire
maggiori spazi per la sinistra europea.
Per la verità il percorso verso il partito democratico, per quanto abbia
avuto una accelerazione resta piuttosto accidentato come dimostrano le recenti
polemiche tra Fassino e Rutelli sulla selezione della leadership del nuovo
partito.
La sezione italiana della Sinistra europea rischia di essere l’ennesima
montagna che partorisce il topolino. Ma su questo torneremo più
approfonditamente in futuro.
Continuare la nostra lotta all’opposizione
Come compagni della quinta mozione continueremo a lavorare per la
costruzione della Rifondazione Comunista misurandoci con la maggioranza e le
altre minoranze del partito sui prossimi passaggi cruciali, primo fra tutti il
finanziamento della missione militare in Afghanistan, dove un voto favorevole
dei nostri parlamentari sarebbe assolutamente inaccettabile.
Da questo punto di vista abbiamo registrato con non poca preoccupazione che
un ordine del giorno presentato al Cpn da Ferrando e da noi sostenuto contro il
finanziamento alle missioni militari all’estero non sia stato approvato dalla
maggioranza che gli ha contrapposto un altro Odg molto più blando. Ancora più
preoccupante il fatto che l’Ernesto e Sinistra Critica abbiano votato l’Odg
della maggioranza.
Vedremo come andrà a finire visto che Malabarba ha dichiarato dal sito
della Sinistra Critica che la sua area è indisponibile a votare i finanziamenti
alle missioni militari all’estero. Auguriamoci che sia tutto il partito a
seguire questa linea.
Ma le pressioni sono molto forti e persino Bertinotti in una battuta al Cpn
di aprile ha affermato: “E allora, facciamo cadere il governo?”.
In questa fase critica ogni posizione politica verrà messa a nudo con maggiore
rapidità rispetto al passato, non c’è più spazio per gli equilibrismi ed è in
fasi come queste che certezze consolidate possono crollare e una minoranza può
crescere molto rapidamente se rifiuta il terreno dell’opportunismo e si batte
coerentemente contro l’omologazione di un partito che è nato per difendere gli
interessi dei lavoratori, degli sfruttati, dei più deboli e non quelli dei
banchieri e della borghesia.
5 giugno 2006
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