Per un vero programma socialista che risolva la questione
nazionale
Mercoledì 22 marzo 2006, l’ETA ha rilasciato un comunicato in cui ha
annunciato il “cessate il fuoco” permanente. Questo annuncio è
stato preceduto da quasi tre anni di lotta armata, senza vittime, dell’ETA
e da ripetute manifestazioni pubbliche dei leader della Sinistra Abertzale
(Sinistra Nazionalista Basca) a favore di una “soluzione negoziata”
per la pacificazione di Euskal Herria (Paese Basco).
1.
Mercoledì 22 marzo 2006, l’ETA ha rilasciato un comunicato in cui ha
annunciato il “cessate il fuoco” permanente. Questo annuncio è
stato preceduto da quasi tre anni di lotta armata, senza vittime, dell’ETA
e da ripetute manifestazioni pubbliche dei leader della Sinistra Abertzale
(Sinistra Nazionalista Basca) a favore di una “soluzione negoziata”
per la pacificazione di Euskal Herria (Paese Basco). A questo proposito,
l’elemento più significativo è stata la cosiddetta proposta Anoeta
nella quale la sinistra Abertzale ha proposto la creazione di due comitati
per risolvere il conflitto: uno composto dall’ETA e dal governo spagnolo
per trattare esclusivamente delle questioni legate alle armi, ai
prigionieri e alle vittime, e l’altro composto da tutte le
organizzazioni politiche del Paese Basco che permetterebbe l’instaurarsi
di una nuovo contesto politico nel quale ottenere il superamento della
violenza. E’ ovvio che la dichiarazione dell’ETA costituisce un evento
di enorme rilevanza che segnerà la situazione politica nei prossimi mesi
e anni. Per i marxisti rivoluzionari del Paese Basco e della Spagna che si
riconoscono in Ezker Marxista e nel Militante la rinuncia alla lotta
armata da parte dell’ETA è una buona notizia che, senza dubbio, è
stata determinata dal movimento di massa che ha percorso tutta la Spagna
negli ultimi sei anni.
2. Il testo della dichiarazione dell’ETA, molto
brevemente, probabilmente è stato approvato dopo lunghe e attente
considerazioni, dalle quali possiamo pensare che si tratti di una proposta
seria e credibile, nonostante la reazione isterica dei media del PP
(Partito Popolare) consapevoli che lo sviluppo di questo processo
rafforzerà dal punto di vista elettorale il PSOE (Partito Socialista
Operaio Spagnolo) e la Sinistra Abertzale. L’annuncio del “cessate il
fuoco” permanente è stato reso noto dopo settimane di enorme tensione
dovuta alla morte di due prigionieri politici, alla tremenda repressione
da parte della Ertzantza (Polizia Nazionale Basca) nei confronti delle
ultime poche manifestazioni nel Paese Basco, alle misure giudiziarie
assolutamente reazionarie contro i leader della Sinistra Abertzale, che
potrebbero ancora mandare in galera Arnaldo Otegi (leader di Batasuna), e
all’offensiva che la destra sta sferrando nelle strade, nel parlamento e
su tutti i mass media, insistendo sulla presunta capitolazione del governo
del PSOE di fronte al “terrorismo”.
Questi fatti dimostrano chiaramente l’esistenza di
enormi pressioni da destra e da ampi settori dell’apparato statale per
sabotare qualsiasi negoziato che possa avere una soluzione positiva. Allo
stesso modo, come provano i fatti, la borghesia basca, attraverso il PNV
(Partito Nazionale Basco) non ha intenzione di perdere il suo ruolo da
protagonista, ruolo di cui ha goduto negli ultimi anni quando, nella
maniera più demagogica, ha dichiarato di difendere i diritti democratici
del Paese Basco mentre in realtà applicava ogni misura repressiva decisa
dal PP e dall’apparato statale.
3. Nella sua dichiarazione l’ETA afferma che “il
superamento del conflitto, qui e ora, è possibile”. Per ottenere ciò
fa un “appello a tutte le parti in causa affinché si comportino
responsabilmente in linea con i passi già intrapresi (…) E’ tempo di
compromessi. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità al fine di
costruire la soluzione democratica di cui il popolo ha bisogno.”
Il comunicato dell’ETA riproduce esattamente il
linguaggio politico usato dall’IRA nel 1995, quando dichiarò la tregua
che alla fine portò all’abbandono delle armi e al negoziato del
trattato di Stormont.
Nelle due dichiarazioni rilasciate dall’ETA non
c’è neppure il minimo riferimento esplicito al diritto
all’auto-determinazione, ma al riconoscimento della necessità di
“costruire la cornice democratica per il Paese Basco, riconoscendo i
diritti che gli spettano e assicurando per il futuro la possibilità di
sviluppare tutte le opzioni politiche.” Non c’è inoltre nessun
riferimento al socialismo, ma un appello “a tutti i cittadini baschi in
generale, e ai militanti della Sinistra Abertzale in particolare, ad
essere coinvolti nel processo.”
La dichiarazione dell’ETA è stata accolta nel
Paese Basco con un sentimento di aspettativa nei confronti di una
situazione nuova a lungo attesa e con un sentimento di scetticismo sulla
possibilità che gli obiettivi per i quali si è combattuto tanto a lungo,
come il diritto all’auto-determinazione e all’unità territoriale, e
che furono le chiavi per l’inizio del processo, possano davvero essere
raggiunti.
Lo stesso ambiente contraddittorio sembra essere
apparso fra i prigionieri politici baschi, tra i quali c’è euforia per
un possibile ritorno a casa, insieme al sentimento di un ampio settore che
sarà più cauto verso i possibili esiti. Tutto ciò dopo quattro decenni
di lotta armata che ha provocato un profondo rifiuto nella maggioranza
della società e un graduale indebolimento dell’ETA e della sua base
d’appoggio.
In ogni caso questa dichiarazione di “cessate il
fuoco” permanente ha anche scatenato illusioni e speranze, specialmente
tra settori di militanti della Sinistra Abertzale che la considerano come
una passo decisivo nella soluzione del problema dei prigionieri e dei
rifugiati. Anche fra la classe operaia basca in generale e nella stessa
Spagna la dichiarazione di “cessate il fuoco” permanente suscita,
nonostante i dubbi iniziali, enormi aspettative.
4. La dichiarazione dell’ETA rappresenta un’
esplicita dimostrazione che solo l’azione delle masse, basata su
politiche autenticamente socialiste, può ottenere la garanzia dei diritti
democratici delle nazionalità storiche. Questa è una straordinaria
lezione. Anni di lotta armata sono solo serviti a rafforzare l’apparato
repressivo dello stato e sono diventati la scusa perfetta per attaccare
massicciamente i diritti democratici; basandosi per anni sui metodi del
terrorismo individuale hanno permesso al PP-UPN di crescere e di estendere
l’ “españolismo” più reazionario (nazionalismo spagnolo e sostegno
per il governo centrale di Madrid) tra ampi strati della popolazione.
L’esperienza degli ultimi 6 anni, durante i quali
abbiamo visto il più grande movimento di massa contro la destra, dalle
mobilitazioni degli studenti contro la LOU (Legge Organica sulle Università)
e la LOCE (Legge Organica sulla Qualità dell’Educazione), alle massicce
manifestazioni contro il disastro del Prestige e il Piano Nazionale Hydro,
al vittorioso sciopero generale del 20 giugno 2002 e, soprattutto, al
meraviglioso movimento di milioni di lavoratori e giovani contro la guerra
imperialista, mostra la via da seguire. Di fatto, questo intero processo
si è cristallizzato tra l’11 e il 14 marzo 2004, dopo gli attacchi
fondamentalisti che tolsero la vita a 190 lavoratori e giovani dei
quartieri operai di Madrid. Le politiche criminali del PP, il suo sostegno
alla guerra imperialista in Iraq, le sue imbarazzanti bugie nel tentativo
di incolpare l’ETA del massacro con lo scopo di ottenere un ritorno dal
punto di vista elettorale, hanno esaurito la pazienza di milioni di
persone. Il PP è stato spazzato via nelle elezioni del 14 marzo grazie
alla più grande mobilitazione sociale dagli anni ’70, durante la lotta
all’ultimo sangue contro la dittatura di Franco. E’ stato proprio il
movimento delle masse a costringere Zapatero a ritirare le truppe
dall’Iraq, nonostante le pressioni dell’imperialismo contro questa
mossa. Questi sono i metodi che possono cambiare i rapporti di forza a
favore dei diritti democratici del Paese Basco.
Sfortunatamente le politiche dei leader dell’ETA
indicano che la sconfitta della lotta armata aprirà la strada ad altre
strategie non meno negative: il raggiungimento, in un modo o nell’altro,
di un fronte comune con la borghesia basca nel PNV-EA (Partito
Nazionalista Basco- Eusko Alkartasuna). Chiunque pensi che la borghesia
basca voglia risolvere i problemi che colpiscono i lavoratori e i giovani
o che sia interessata ad intraprendere una lotta per i diritti nazionali
nel Paese Basco, incluso il diritto all’auto-determinazione, non ha
imparato nulla dalla storia degli ultimi 70 anni. Solo la classe operaia,
adottando una posizione di classe indipendente socialista ed
internazionalista, può soddisfare le aspirazioni democratiche del Paese
Basco
I crimini della
borghesia spagnola
5.
La repressione dei diritti nazionali democratici del Paese Basco e delle
altre nazionalità è stata una delle principali caratteristiche delle
politiche della borghesia spagnola nel corso della storia. Basandosi sui
pregiudizi più reazionari, usando la minaccia del “separatismo” nei
confronti dell’ ”unità sacra della madrepatria” la classe dominante
spagnola e il suo apparato statale hanno sistematicamente negato i più
basilari diritti democratici ad una parte consistente della popolazione di
queste nazionalità – dalla messa al bando dell’uso e l’insegnamento
della madrelingua alla negazione del diritto all’autodeterminazione. I
predecessori del PP sotto la dittatura di Franco – che ha dominato il
paese per quasi 40 anni basandosi sulla repressione più selvaggia della
classe lavoratrice – hanno schiacciato senza esitazione i diritti delle
nazionalità. In questo modo la borghesia spagnola ha solo rimandato il
problema, accumulando il materiale esplosivo dell’oppressione nazionale
sotto le fondamenta della società. Per anni hanno usato i metodi più
sanguinari per mettere fine alle aspirazioni democratiche nazionali del
Paese Basco, incluso l’uso sistematico del terrorismo di stato durante
gli anni ’70. In questo senso il coinvolgimento del PSOE sotto Felipe
Gonzàlez nella sporca guerra (GAL – Gruppi Anti-terroristici di
Liberazione), ha dimostrato fino a che punto questo fosse pronto ad
appoggiare l’apparato statale e la borghesia spagnola nella liquidazione
manu militari della questione nazionale basca.
6.
Sotto il governo del PP l’offensiva contro i diritti democratici
nazionali del Paese Basco in generale, e della Sinistra Abertzale in
particolare, si è fortemente intensificata. La chiusura dei giornali e
degli altri organi di espressione della Sinistra Abertzale, la
persecuzione dei Baschi in Navarra, la messa al bando di Batasuna e
l’esclusione dei candidati della Sinistra Abertzale dalle elezioni
regionali e municipali, la violenza della polizia contro ogni tipo di
manifestazione a favore dell’auto-determinazione, il mantenimento della
politica di allontanmento dei prigionieri dalle proprie terre d'origine,
l’uso dell’apparato giudiziario per inasprire le sentenze di
incarcerazione e per violare lo stesso codice penale vigente, l’apertura
di processi giudiziari per il “crimine” di manifestare a favore
dell’indipendenza del Paese Basco ecc…, sono alcuni degli attacchi più
significativi che fanno parte dell’arsenale usato per criminalizzare
tutti i baschi, spargendo simultaneamente il veleno dello sciovinismo
spagnolo attraverso ampi strati della popolazione. Tutti questi metodi
messi in atto dalla destra, con il sostegno entusiastico del PSOE, sono
stati giustificati come parte di una lotta generale contro il terrorismo.
7. Individui come Fraga Iridane, José María Aznar e
tutti i leader del PP, non si sono mai stancati di appellarsi al
“diritto alla vita” come argomento centrale per portare avanti le loro
politiche repressive. Nondimeno, bisogna sottolineare che la difesa di
questo “diritto”, nella bocca della destra, è ipocrita e demagogica.
I leader del PP non hanno alcuna autorità morale per sventolare la
bandiera del “diritto alla vita” o della “democrazia”. Per 40 anni
questi reazionari hanno giustificato ogni singolo crimine della dittatura
di Franco. Ogni volta che gli si ricorda il loro coinvolgimento e il loro
appoggio ad un regime che tra il 1939 e il 1945 ha giustiziato più di
200,000 lavoratori e militanti di sinistra con la repressione politica in
ogni angolo della Spagna, guardano dall’altra parte.
Non vi è mai stata una condanna del Franchismo dalle
bocche dei leader più in vista del PP. Farlo vorrebbe dire
auto-condannarsi, cosa che non faranno mai. Per anni il PP ha giustificato
ogni singolo crimine dell’imperialismo americano. Questi “amanti della
vita e della democrazia” hanno sostenuto senza riserve i colpi di stato
di Pinochet in Cile e di Videla in Argentina che sono responsabili della
morte, dopo crudeli torture ed umiliazioni, di decine di migliaia di
attivisti sindacali e militanti di sinistra.
Hanno entusiasticamente sostenuto l’aggressione
imperialista contro il popolo iracheno che ha significato la morte di
centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti e la
distruzione delle principali infrastrutture del paese, con immensa gioia
delle grandi multinazionali degli Stati Uniti. Non hanno mai parlato del
diritto alla vita di queste vittime. Allo stesso modo hanno sostenuto le
criminali politiche dei governi sionisti di Israele e le loro politiche di
sterminio contro gli attivisti palestinesi in lotta per i diritti
democratici del loro popolo.
Questi “campioni del diritto alla vita e alla
democrazia”, che si sono arricchiti grazie ai crimini della dittatura
franchista, sono gli stessi che hanno approvato leggi “democratiche” a
favore del massimo sfruttamento nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Non
hanno mai detto niente sugli oltre 14,000 lavoratori morti durante gli
anni del governo del PP in “incidenti sul lavoro”, sempre conseguenza
della mancanza di misure di sicurezza e dei ritmi di lavoro brutali. Il
sangue dei lavoratori è stato ampiamente versato per riempire le tasche
della borghesia e dei dirigenti del PP che lo giustificano nel nome della
libera impresa e del libero mercato.
Le politiche della destra riguardo la questione
nazionale non sono nient’altro che la continuazione delle politiche
portate avanti in altri settori. Hanno sempre mantenuto un intransigente
punto di vista di classe: difendere e proteggere i propri interessi
economici e il proprio potere politico ad ogni costo.
L’ipocrisia della borghesia basca
8.
La borghesia basca, e lo stesso vale per quella catalana, è da sempre in
competizione con la borghesia spagnola per aumentare il tasso di
sfruttamento della classe operaia della propria nazionalità. Il
nazionalismo della borghesia basca è sempre stato carico di calcoli
cinici ed egoismo per la difesa dei propri interessi di classe collettivi.
Nel suo appello per il trasferimento alle regioni della raccolta delle
imposte delle questioni
riguardanti lavoro, casa, salute ed istruzione, la borghesia basca non ha
mai difeso né ilavoratori baschi né le loro famiglie. Mentre utilizzava
demagogicamente l’oppressione nazionale del Paese Basco e il sentimento
di una buona parte della popolazione, non ha mai avuto problemi a fare
affari con l’oligarchia spagnola. La storia ha dimostrato che il
nazionalismo della borghesia basca arriva solo fino al punto in cui i suoi
interessi vengono minacciati.
Durante
la guerra civile e la rivoluzione degli anni ’30, hanno preferito
sacrificare il territorio del Paese Basco e capitolare di fronte alle
truppe di Franco con lo scopo di salvaguardare la proprietà delle
fabbriche e delle imprese. La brutale repressione da parte di Franco di
qualsiasi manifestazione dell’identità culturale basca e la negazione
dei diritti elementari della classe operaia basca per loro erano meno
importanti rispetto alla perdita delle miniere, delle fabbriche, delle
terre, delle banche e degli affari che sarebbe avvenuta se la rivoluzione
fosse stata vittoriosa in seguito alla formazione delle milizie operaie.
Molti onesti “gudaris” (combattenti) morirono per mano del fascismo
insieme a membri delle milizie socialiste, comuniste e anarchiche.
Certamente alcuni esponenti politici del PNV dovettero prendere la strada
dell’esilio, ma la maggioranza della borghesia basca è stata in grado
di trarre benefici dalla dittatura di Franco grazie allo sfruttamento dei
lavoratori baschi, sottoposti alle leggi eccezionali franchiste.
Durante la “transizione” la direzione del PNV ha
rinunciato al diritto all’auto-determinazione e ha accettato la
struttura dell’ ”autonomia” concessa dalla borghesia spagnola per
pacificare la lotta in difesa dei diritti democratici delle nazionalità
storiche che si stava sviluppando massiccia in tutto il paese.
Nel primo governo del Partito Popolare il PNV ha
appoggiato Aznar sostenendo diverse iniziative parlamentari e leggi che
attaccavano i diritti dei lavoratori.
9. Gli interessi della borghesia basca e della classe
lavoratrice del Paese Basco non hanno nulla in comune, proprio come gli
interessi dei lavoratori francesi e spagnoli non hanno nulla in comune con
quelli dei borghesi francesi e spagnoli. Tutte le politiche dei governi
autonomi del PNV sono state attentamente progettate per smantellare i
diritti fondamentali della classe lavoratrice basca e allo stesso tempo
garantire profitti alla borghesia basca attraverso ogni sorta di sussidi,
tagli alle tasse e margini per la speculazione e la privatizzazione di
imprese pubbliche e settori strategici dell’economia. Fondamentalmente
non c’è nessuna differenza sostanziale nelle politiche sociali che le
borghesie basca, spagnola o francese hanno attuato negli ultimi anni. Sono
fatte con lo stampino.
Comunque la borghesia basca ha avuto per molto tempo
un’eco nella difesa dei diritti democratici del Paese Basco. Ciò è
stato dovuto fondamentalmente a due fattori: l’atteggiamento dei
dirigenti riformisti della sinistra nei confronti della questione
nazionale, particolare il PSOE e il PCE (Partito Comunista di Spagna) e la
repressione da parte della borghesia spagnola. Questi elementi, insieme
all’incapacità della Sinistra Abertzale di prendere le distanze dalla
borghesia basca, hanno consentito a quest’ultima di giocare un ruolo da
protagonista, un ruolo che non ha mai meritato e che gli ha permesso di
oscurare i reali interessi di classe che rappresentavano la forza motrice
delle sue decisioni più importanti.
Le responsabilità dei
dirigenti riformisti della sinistra
10. A metà degli anni ’70 la classe operaia
spagnola, e soprattutto i lavoratori del Paese Basco, hanno guidato un
formidabile movimento contro la dittatura. All’epoca i rapporti di forza
erano di gran lunga a favore dei lavoratori e la borghesia non ebbe altra
scelta se non quella di fare concessioni democratiche con lo scopo di
impedire al movimento rivoluzionario di rovesciare il capitalismo. La
trasformazione socialista della società era all’ordine del giorno.
Al fine di assicurare lo smantellamento della
dittatura senza epurare l’apparato statale e di evitare a qualsiasi
esponente politico di essere processato per i suoi crimini, la borghesia
guadagnò rapidamente l’appoggio dei dirigenti riformisti del movimento
operaio - nel PCE, nel PSOE e
nei sindacati – che accettarono il ruolo di uomini di stato
“responsabili”. In questo modo fu accettata alla fine del processo una
legge vergognosa, la più vergognosa che la storia ricordi. Questa legge
non fu mai scritta o approvata dal parlamento ma fu esplicitamente
accettata da tutti gli esponenti della sinistra riformista. La
“Riconciliazione Nazionale” fu sigillata, oltraggiando con un colpo di
penna e nel modo più vergognoso la memoria storica di centinaia di
migliaia di vittime della dittatura e lasciando impunite le atrocità di
40 anni di regime franchista.
Di conseguenza, la monarchia imposta da Franco fu
accettata e la borghesia guadagnò il consenso su altre questioni
fondamentali dello stato, come il compromesso dei leader riformisti del
PCE, del PSOE e dei sindacati per garantire l’economia di mercato,
ovvero per permettere alla borghesia di mantenere un fermo controllo sulle
principali leve dell’economia, e quindi sulle istituzioni politiche del
nuovo regime “democratico”.
11. La classe dominante, sfruttando la sua veste
“democratica”, riprese gradatamente il controllo della situazione
politica grazie alle politiche di compromesso e di smobilitazione del
movimento spalleggiate dai dirigenti della sinistra riformista, che sono
state attuate in concomitanza con un’amara ritirata della classe
lavoratrice e con lo svuotamento di militanti delle organizzazioni
operaie. L’abbandono di posizioni socialista è accaduto in ogni ambito.
Riguardo la questione nazionale, la direzione dei partiti tradizionali di
sinistra è capitolata vergognosamente sotto le pressioni della borghesia,
frustrando le aspirazioni di milioni di persone, lavoratori e giovani
delle nazionalità storiche. La rinuncia al diritto
all’auto-determinazione, un diritto democratico basilare, è stata
sostituita dall’appoggio incondizionato al nazionalismo spagnolo che ha
assicurato l’ “unità sacra della Spagna” per mezzo dell’esercito,
così come affermato nell’articolo 8 della Costituzione.
In queste condizioni, la frustrazione di migliaia di
lavoratori e di importanti settori della gioventù basca, che avevano
speso enormi energie nella lotta contro la dittatura, ha trovato
espressione sotto la bandiera dell’indipendenza e dei metodi del
terrorismo individuale praticati dall’ETA. La Sinistra Abertzale ha
ottenuto, a causa della crisi generale del capitalismo e della crescita
esponenziale della disoccupazione, oltre all’assenza di un’alternativa
di classe rivoluzionaria ed internazionalista, un’enorme influenza tra
le masse nel Paese Basco.
Prospettive per i negoziati
12. Nella prima fase dei negoziati, i governo
Zapatero, probabilmente si concentrerà sulla richiesta che l’ETA
abbandoni definitivamente la lotta armata in cambio della legittimazione
di Batasuna. In questo modo la Sinistra Abertzale potrà presentarsi alle
elezioni del 2007 con il suo nome e fermare l’offensiva giudiziaria nel
suoi confronti. In una seconda fase, nella misura in cui il “cessate il
fuoco” dell’ETA rimarrà in vigore, il governo probabilmente provvederà
ad adottare misure a favore dei prigionieri. Riguardo all’appello al
dialogo tra i partiti politici – anche se la direzione del PSOE ha rotto
con le politiche di appiattimento sulle posizioni del PP, che aveva
seguito per anni – sarà assolutamente condizionato dall’ala destra e dagli
elementi più reazionari dell’apparato statale che non vogliono alcuna
soluzione della questione nazionale nel Paese Basco. Dal momento in cui i
leader socialdemocratici del PSOE hanno abbandonato politiche socialiste e
di classe, hanno sostenuto per anni il rifiuto di riconoscere il diritto
all’auto-determinazione del Paese Basco, abbracciando la posizione del
nazionalismo spagnolo. Ovviamente i dirigenti del PSOE, inclusi quelli del
PSE (Partito Socialista Basco), non hanno accettato trattative sul diritto
all’auto-determinazione o sull’unità territoriale del Paese Basco (l’unificazione
col paese basco francese e con la Navarra, ndt).
13. Per quanto riguarda i borghesi baschi, non
vogliono essere messi da parte. Approfittando di questa opportunità, il
PNV cercherà probabilmente di rinegoziare lo Statuto Basco in termini più
favorevoli per i suoi interessi, come fece CiU (Convergenza ed Unità –
nazionalisti conservatori catalani) con lo Statuto Catalano – cioè per
gli interessi della borghesia basca in cambio di qualche minima
concessione alla Sinistra
Abertzale. Questi fatti rendono ancora più chiaro che il PNV non condurrà
mai una lotta per il diritto all’auto-determinazione. I suoi legami e
affari con la borghesia spagnola e con il mercato spagnolo sono molto più
importanti delle dichiarazioni che fa per accontentare i suoi sostenitori
il giorno di Aberri Eguna
(Giorno Nazionale Basco).
14. I leader del PP hanno reagito alla dichiarazione
di “cessate il fuoco” con le solite provocazioni ed isteria. La loro
posizione rappresenta in questo momento gli interessi dell’apparato del
partito che vede allontanarsi la prospettiva di tornare al governo nel
breve termine. La loro posizione rappresenta anche la voce del settore più
reazionario dell’apparato statale, i cosiddetti poteri che contano tra i
generali, della gerarchia ecclesiastica, del potere giudiziario e dei
mezzi di comunicazione della destra più viscerale. Per questi settori la
scomparsa dell’ETA non è auspicabile perché in passato gli ha fornito
la scusa per criminalizzare tutto ciò che fosse basco e gli ha dato modo
di rafforzarsi. Invece, per i settori decisivi della classe dominante la
fine della lotta armata dell’ETA è una novità interessante di cui
cercheranno di trarre profitto e questo si tradurrà in un aumento delle
pressioni sul PP nel prossimo periodo perché si arrivi a qualche tipo di
accordo col governo a riguardo.
15. Le paure del governo Zapatero, del PNV e della
Sinistra Abertzale in relazione a questo processo riguardano la possibilità
che un settore di giovani attivisti possa decidere di continuare la lotta
armata. La repressione di massa, l’istruttoria 18/98 (un maxiprocesso
che cercò di dimostrare che la Sinistra Abertzale e altre organizzazioni
sociali e politiche lavoravano per l’ETA; accusati di terrorismo,
giornali, imprese ed altre organizzazioni furono chiusi), la messa fuori
legge delle organizzazioni nazionaliste, la mancanza di prospettive sotto
il capitalismo, ecc., hanno suscitato tra settori della gioventù basca un
odio crescente per le politiche avanzate dalla destra e un profondo
scetticismo verso qualsiasi soluzione negoziata.
Comunque, un ritorno alla lotta armata, sebbene da
non escludersi, sarebbe molto difficile. Il tentativo di rovesciare
l’apparato statale capitalista per mezzo di Goma 2 (esplosivi) e
autobombe è fallito dopo essere stato praticato per 40 anni. Se stessero
pensando di tornare a questi metodi la repressione dell’apparato statale
riemergerebbe con forza e allo stesso tempo si troverebbero più isolati
dal punto di vista sociale e politico. Nuove azioni armate in futuro
dovrebbero affrontare il più grande dei problemi: la reazione
dell’intera popolazione che ha già dimostrato il suo rifiuto per questo
metodo di lotta.
16. L’esperienza dell’Irlanda del Nord, che i
dirigenti della Sinistra Abertzale prendono a modello, significherà
impantanarsi nell’attività istituzionale e parlamentare.
I fatti sono testardi. In Irlanda del Nord, dopo
decenni di intensa lotta armata da parte dell’IRA e di brutale
repressione da parte dell’esercito inglese e della polizia
nord-irlandese, non si è più vicini all’unificazione dell’isola ma
più lontani. In realtà, all’interno del contesto del sistema
capitalista, gli imperialisti inglesi continuano a decidere, in combutta
con la borghesia irlandese, sul destino di milioni di lavoratori e delle
loro famiglie. I pressanti problemi della disoccupazione, della mancanza
di alloggi, della precarietà delle infrastrutture della sanità e
dell’istruzione non sono stati risolti. I leader del Sinn Fein hanno
scambiato la loro fiera retorica a favore della lotta armata per comodi
uffici e conferenze stampa nelle quali sono apparsi accanto a Blair, ma
non hanno un’alternativa da contrapporre al sistema capitalista che è
in realtà il responsabile per i secoli di dominazione dell’imperialismo
inglese sull’isola.
Nel caso del Paese Basco c’è un parallelismo
lampante. Le borghesie spagnola e basca si sono già candidate a giocare
il ruolo di Gerry Adams. Oteguì e Rafa Díaz Usabiaga (i leader del LAB
– sindacato basco legato alla Sinistra Abertzale) si presentano come gli
uomini più adatti a guidare il processo di negoziazione all’interno
della Sinistra Abertzale.
La borghesia basca ha una strategia ben definita per
il processo di pace: rafforzarsi a spese della Sinistra Abertzale. La
presunta “costruzione della nazione” significa per la borghesia basca
mettere da parte le sue promesse in cambio di accordi e pace sociale nelle
fabbriche e nelle strade del Paese Basco al fine di aumentare i profitti
attraverso ulteriori tagli allo stato sociale a discapito della classe
lavoratrice e della gioventù. Hanno già lanciato degli avvertimenti a
proposito. Da adesso in poi saranno più duri contro le lotte che
inevitabilmente si svilupperanno per i diritti democratici, le precarie
condizioni di lavoro, la mancanza di alloggi, ecc.
17. E’ vero che il processo che si è appena aperto
può risolvere alcuni pressanti problemi che gravano pesantemente sul
morale di migliaia di attivisti della Sinistra Abertzale. Il ritorno
all’attività legale potrebbe essere un passo in avanti. Naturalmente la
risoluzione dei problemi dei prigionieri e degli esiliati sarebbe una
grande conquista che sarebbe accolta con entusiasmo da migliaia di
famiglie basche che vedono i loro figli, fratelli, genitori marcire nelle
prigioni spagnole e francesi, o essere costretti a trovare rifugio in
paesi distanti migliaia di chilometri.
Tuttavia, tutte queste palesi conquiste non possono
nascondere il fatto che le questioni fondamentali come il diritto
all’auto-determinazione o all’unità territoriale del Paese Basco
rimarrano senza soluzione. Questi diritti democratici non saranno mai
conquistati all’interno della cornice del capitalismo. Le borghesie
spagnola e francese non concederanno mai questi diritti a meno che la
classe lavoratrice del Paese Basco, insieme con il movimento operaio di
Spagna e Francia, li conquisti attraverso la lotta rivoluzionaria per
stabilire le basi di una società socialista.
Imparare dal
passato per prepararsi al futuro!
Per un’alternativa socialista
rivoluzionaria nel Paese Basco!
18. Nonostante la destra affermi che il “cessate il
fuoco” dell’ETA sia il risultato della messa fuori legge della
Sinistra Abertzale, della legislazione repressiva e dell’efficienza
della polizia, la realtà è che l’unica cosa che la repressione ha
ottenuto è stata alimentare il conflitto per anni. Il governo del PP non
è riuscito a risolvere i problemi e sebbene l’ETA non abbia sferrato
attacchi mortali negli ultimi tre anni, ha potuto compiere oltre 100
azioni armate. Nelle ultime settimane sono esplose parecchie bombe, che
mostrano chiaramente che le azioni poliziesche e la repressione non
distruggeranno mai l’ETA e che questa spirale di violenza è
semplicemente l’espressione di problemi politici non risolti. Ciò che
potrebbe finalmente fermare l’ETA dopo anni di lotta armata senza
risultati sarebbe la massiccia mobilitazione della classe operaia e della
gioventù che, come mostrato dagli ultimi avvenimenti, non si sono
lasciate manipolare dalla destra. Siamo stati forti nel cacciare il PP,
siamo stati in grado di fermare l’ETA, e ora dobbiamo continuare la
lotta per migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro, per
rovesciare le leggi repressive del PP, cominciando dalle leggi reazionarie
sui partiti politici e legando tutte le rivendicazioni di classe con la
difesa del diritto all’auto-determinazione delle nazionalità storiche
per unire tutti gli oppressi nella lotta per la trasformazione socialista
della società.
19. I Marxisti Rivoluzionari si sono sempre opposti
ai metodi del terrorismo individuale. E’ assolutamente impossibile
sconfiggere il sistema capitalista, causa dell’oppressione nazionale,
attraverso il metodo dell’azione armata individuale di pochi commandi,
non importa la sofisticatezza del loro armamento.
Il capitalismo è un sistema socio-economico che
possiede un sofisticato apparato statale che si basa su relazioni di
proprietà. L’unica via per porre fine alla tirannia del capitalismo è
l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice e degli oppressi, per
mezzo di metodi di lotta che hanno provato la loro efficacia: scioperi,
occupazioni di fabbriche, mobilitazioni di massa, scioperi generali e
insurrezioni.
20. La nuova situazione susciterà un dibattito
interno nella Sinistra Abertzale lungo linee di classe. Ora più che mai
è necessario fare un bilancio di 40 anni di attività armata dell’ETA e
della questione nazionale basca in generale dal punto di vista degli
interessi dei lavoratori.
La questione nazionale ha polarizzato quasi
completamente la vita politica per anni. In molte occasioni le questioni
di classe sono svanite dietro una cascata di demagogia reazionaria. Dietro
l’agitazione sciovinista del nazionalismo spagnolo, o la cinica
propaganda della borghesia basca, erano nascosti i disegni reazionari
della classe dominante per l’aggressione permanente ai diritti dei
lavoratori e alle loro condizioni di vita. Lo sfruttamento nelle fabbriche
è aumentato scandalosamente, la giornata lavorativa è stata allungata,
la precarietà si è estesa, ecc., mentre i salari e il potere
d’acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie sono crollati
considerevolmente non solo nel Paese Basco ma anche in Spagna e in
Francia, e i servizi pubblici essenziali come l’istruzione e la sanità
sono sotto continuo attacco e sottoposti a piani di privatizzazione.
Le borghesie francese, spagnola e basca sono sempre
state d’accordo su una cosa: tutte e tre hanno collaborato senza alcun
problema quando è stato il momento di portare avanti leggi e misure che
gli permettessero di sfruttare al massimo i lavoratori per aumentare i
loro profitti. La borghesia ha aumentato i suoi profitti vergognosi su
queste basi.
E’ quindi ora per la classe lavoratrice e la
gioventù del Paese Basco, insieme ai fratelli e alle sorelle di classe di
Spagna e Francia, di intervenire direttamente sugli eventi innalzando la
bandiera del socialismo internazionale e politiche di classe indipendenti.
Solo con questo programma, basandosi sulla lotta di massa, sarà possibile
conquistare il diritto all’auto-determinazione e porre un’alternativa
attuabile per la soluzione della questione nazionale nel Paese Basco e
delle nazionalità storiche nello stato spagnolo: la federazione
socialista delle nazionalità iberiche.
21. La questione nazionale ha mostrato di non essere
risolvibile da parte della borghesia, sia quella spagnola che quelle delle
nazionalità storiche, ma per la classe operaia e le sue organizzazioni può
rappresentare una potente forza di cambiamento se tutte le energie che la
questione nazionale è in grado di scatenare sono orientate, da un punto
di vista di classe, verso la lotta per la trasformazione socialista della
società. A questo fine, il principale scopo dei rivoluzionari nel Paese
Basco, in Galizia e in Catalogna deve essere strappare la bandiera delle
rivendicazioni democratico-nazionali dalle mani delle borghesie
nazionaliste che la usano demagogicamente per difendere i propri interessi
di classe.
La liberazione delle nazionalità storiche dalla
repressione del governo centrale sarà ottenuta unendo le rivendicazioni
nazionali democratiche con la lotta della classe lavoratrice dell’intero
paese per la trasformazione socialista. A questo scopo l’unione organica
del proletariato, al di là di ogni considerazione di nazionalità,
lingua, razza e religione, è vitale. Chiunque è contro quest’unione
non è a favore del movimento operaio o della causa di liberazione
nazionale stessa.
La classe lavoratrice non ha interessi
nell’opprimere alcun popolo perché la sua stessa liberazione necessita
della fine della divisione in classi della società, fonte di ogni tipo di
oppressione.
22. Dal punto di vista del marxismo non c’è
contraddizione tra la difesa del diritto all’auto-determinazione delle
nazionalità storiche, incluso il diritto all’indipendenza se deciso
democraticamente dalla maggioranza dei catalani, baschi e galiziani, e la
difesa allo stesso tempo dell’unità organica della classe operaia al di
là delle frontiere nazionali.
Come marxisti difendiamo la più ampia autonomia
possibile per le nazionalità storiche all’interno di una federazione
socialista delle nazionalità iberiche come primo passo verso una
federazione socialista dell’Europa e del mondo.
Oggi come ieri, ciò di cui ha bisogno la classe
lavoratrice è una direzione rivoluzionaria che combatta per il
socialismo, per la nazionalizzazione delle banche, delle terre e dei
grandi monopoli sotto il controllo operaio e senza indennizzo, eccetto per
chiari casi di necessità, e lotti per un’economia democraticamente
pianificata che ci permetta di farla finita col capitalismo.
23. La decisione su come sarà il futuro per noi e
per le nuove generazioni è nelle mani di tutti quei giovani attivisti e
lavoratori con coscienza di classe che sono pronti ad educarsi
politicamente, partecipare e organizzarsi. Questo è il compito più
importante attorno al quale dovrebbero tendere tutti i nostri sforzi:
creare la direzione del proletariato a livello internazionale e nazionale
capace di mettere fine al capitalismo. Oggi come ieri la crisi
dell’umanità, come spiegava Leon Trotsky, si riduce in ultima analisi
alla mancanza di una leadership rivoluzionaria del proletariato. Questo è
il compito fondamentale della nostra epoca.
Una rivoluzione socialista in Spagna avrebbe un
effetto immediato nei paesi vicini facendo tremare i leader del grande
capitale. La rivoluzione socialista è contagiosa. La classe operaia
francese realizzerebbe il suo compito di abolire il capitalismo e lo
estenderebbe al resto d’Europa. In questo modo verrebbero poste le basi
per la soluzione della questione nazionale nel vecchio continente: nel
Paese Basco, in Irlanda, nei Balcani ecc. All’interno di una federazione
socialista su scala mondiale, lo sfruttamento e l’oppressione nazionale
diventerebbero un incubo del passato
Il destino dei popoli basco, catalano e galiziano e
delle altre nazionalità oppresse sarà deciso dall’esito della lotta
del proletariato contro l’oligarchia. Un regime di democrazia operaia
sarebbe una transizione ad una società
senza classi e quindi alla completa conquista del socialismo, che
garantirebbe uno sviluppo delle forze produttive mai visto prima. In
questa società senza armi gli eserciti e la polizia non avrebbero motivo
d’esistere e l’utilizzo delle risorse economiche, scientifiche e umane
che oggi sono consumate dal militarismo e dalla guerra permetterebbero di
combattere la povertà su scala mondiale e aumentare il benessere
dell’umanità in termini mai visti. Allo stesso tempo si fermerebbero
gli squilibri ecologici introdotti dallo sviluppo diseguale e anarchico
del capitalismo che ha accelerato catastrofi naturali e ha messo in
pericolo l’esistenza umana sul pianeta.
L’obiettivo del socialismo non è la creazione di
nuove frontiere ma la distruzione di quelle vecchie, la liquidazione
dell’oppressione nazionale e quindi la creazione di un mondo unito
dall’integrazione di tutti i popoli e le razze in una società in cui
non ci sia divisione tra sfruttatori e sfruttati, oppressori e oppressi,
ma semplicemente uomini e donne liberi.
Per la difesa del diritto
all’auto-determinazione del Paese Basco e delle nazionalità storiche!
Per la Federazione Socialista delle Nazionalità Iberiche!
Per la Federazione Socialista d’Europa!
Per il socialismo del proletariato e l’internazionalismo!
Unisciti ai marxisti
rivoluzionari in lotta per l’alternativa rivoluzionaria!
Ezker
Marxista-El Militante, Gasteiz 24 marzo 2006
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